Jo March, l’eroina ribelle di Piccole donne

Per la campagna #ImAWoman, vi descriviamo il personaggio di Jo March, una delle eroine più amate ed imitate, protagonista di "Piccole donne"
Jo March, l'eroina ribelle di Piccole donne

MILANO –  Quando si parla di eroine della letteratura, non si può non pensare o parlare a Jo March e alle sue tre sorelle, protagoniste del romanzo Piccole Donne di Louisa May Alcott che pubblicò la storia in due volumi, rispettivamente nel 1868 e nel 1869 . Il libro ebbe un successo immediato e fu apprezzatissimo dalle donne di tutte le età ma anche dagli insegnanti di tutto il mondo che lo riproponevano alle scolaresche. Probabilmente perché, di fatto, la Alcott era anche una docente e non poteva che scrivere un vero e proprio romanzo pedagogico con protagoniste quattro archetipi femminili. In occasione della campagna per la Giornata Internazionale della Donna #ImAWoman, vi descriviamo Jo March.

Un personaggio anticonformista

Tra le quattro sorelle March, quella che senza dubbio ha ispirato moltissime generazioni di lettrici è Jo, la secondogenita ribelle e anticonformista, disposta a rompere gli schemi che la società impone alle donne, pur di raggiungere i propri sogni e sentirsi libera di affermarsi. Le quattro sorelle rappresentano i diversi archetipi della femminilità, ognuna con le proprie doti e le proprie passioni, ognuna molto differente dalle altre, ma tutte con dei valori solidi trasmessi dai genitori, come la fratellanza, il forte senso di giustizia e la solidarietà. Meg è la più giudiziosa, saggia e materna, Beth rappresenta la pacatezza, la sensibilità e l’umiltà, sottolineate anche dal fatto che Beth si ammala irrimediabilmente nel corso della vicenda, Amy è invece una ragazza tutto pepe, frizzante, dedita all’arte e tenace. E Jo? Jo è il personaggio che più si avvicina alla personalità della scrittrice Louisa May Alcott: schietta, coraggiosa, determinata, ribelle e impulsiva, Jo è lontana da come una signorina per bene dovrebbe comportarsi, non perseguendo il matrimonio come unica fonte di felicità, ma cercando di realizzare se stessa. Jo infatti vuole diventare una scrittrice fin dalla giovane età, tanto che dilettava il resto della famiglia con le sue storie e i suoi racconti.

Non credo che mi sposerò mai. Sono felice così come sono, e amo così tanto la mia libertà per non avere alcuna fretta di rinunciarvi, per qualsiasi uomo mortale.

La forza di Jo consiste nel non aver bisogno di un uomo per essere felice e completa: il valore della libertà come qualcosa che dipende solo da noi stessi, dalla nostra forza di volontà di affermare le nostre passioni.
Non è un caso che la Alcott si fosse ispirata alla suffragetta e attivista Abby May per la ideazione di questo personaggio.

LEGGI ANCHE: Elizabeth Bennet, un’eroina senza tempo

Dal romanzo al grande schermo

Il cinema, ovviamente, si interessò molto presto al romanzo. La trasposizione più celebre fu senza dubbio alcuno quella del 1933 con George Cukor e con Joan Bennett che interpretava Amy e Katherine Hepburn indossava i panni di Jo. Mai interpretazione fu più azzeccata, probabilmente, visto che la nota attrice assomigliava caratterialmente al personaggio del romanzo di Alcott. La storia fu ripresa anche in tempi recenti e poté contare sull’apporto di giovani attrici del calibro di Winona Ryder (Jo), Claire Danes (Beth) e Kirsten Dunst (Amy). Tuttavia, questa trasposizione non fu troppo apprezzata, essendo considerata eccessivamente melensa.

 

© Riproduzione Riservata