Pordenonelegge

Javier Cercas al Pordenonelegge, “Le serie TV non possono sostituire la letteratura”

Al Pordenonelegge lo scrittore spagnolo Javier Cercas parla dell'importanza della letteratura e del suo ruolo nella società e nella storia
Javier Cercas al Pordenonelegge, Le serie TV non possono sostituire la letteratura

Pordenonelegge festeggia la sua 20° edizione, iniziata mercoledì 18 settembre, con i grandi nomi della letteratura italiana e internazionale, in un programma che unisce firme consacrate a scrittori esordienti. A inaugurare ufficialmente il festival una serata dedicata allo scrittore spagnolo Javier Cercas, che presentato da Alberto Garlini, anziché parlare dei suoi romanzi ha scelto di raccontare la sua storia a partire da Il punto cieco. Storia dei libri che ho amato. L’autore de I soldati di Salamina, di Anatomia di un istante  spiega come la letteratura sia una forma di conoscenza insostituibile.

La letteratura è una cosa straordinaria. La lettura è una forma di conoscenza e libertà che non esisterebbe se non ci fossero i lettori. Ogni libro è una sorta di partitura assolutamente libera a cui ogni lettore aggiunge la propria esperienza

Il romanzo come un dialogo interattivo, quindi , con un lettore attivo e partecipe , cosi come vogliono i canoni della letteratura postmoderna. “Quando sono andato per la prima volta negli Stati Uniti – confessa Cercas – volevo essere nordamericano e postmoderno e poi mi sono scoperto spagnolo, per gli orari innanzitutto e per lo spirito. E per un concetto di letteratura che non vuole essere utile”. “L’utilità – spiega – è propria della pedagogia e della propaganda, la letteratura deve essere coraggiosa e suscitare domande, dando gli strumenti per comprendere la realtà e per evitare di ripetere gli stessi errori come un artificiere che sa come disinnescare una bomba”.

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Il piacere della lettura

Ma leggere è soprattutto piacere come il sesso e il cibo. E aggiunge che la letteratura “è diversa da tutte le altre forme artistiche. Io amo molto il cinema e vedo le serie tv ma non credo che siano un nemico dei libri e non credo che l’ebook cambi nulla. Questa idea che l’immagine sostituisca la letteratura non la condivido”. E proprio perché la letture è un piacere Cercas non ha mai fatto mistero di amare la letteratura popolare: “A me sono sempre piaciuti i libri facili da leggere ma difficili da capire. Quei romanzi che ogni volta che li leggi trovi delle cose nuove, dove la superficie è trasparente ma non c’è fondo. Una letteratura molto esigente e molto popolare”. “Don Chisciotte di Cervantes  per me il più grande romanzo mai scritto. L’autore dice assolutamente no alla vita noiosa, povera che vive e inventa un eroe per vivere davvero.“

Cervantes ai giorni nostri non vincerebbe il premio Cervantes

“Forse il problema è stato che nell’ultimo secolo i grandi libri sono stati molto complessi come l’Ulisse di Joyce. La letteratura non deve essere solenne ed elitaria, altrimenti diventa letale”.

L’ultimo romanzo nasce dallo shock della secessione catalana

Lo scrittore spagnolo ha appena terminato il suo nuovo libro che in Spagna dovrebbe uscire il prossimo anno. Top secret il titolo e la trama. Si sa solo che in Italia, come il resto dei libri sarà pubblicato da Guanda, ma sarà il romanzo in cui Cercas ha voluto “reinventarsi”. “È radicalmente diverso – spiega lo scrittore spagnolo – dai miei libri precedenti e radicalmente fedele. Ho avuto la sensazione che con l’ultimo libro avevo chiuso un cammino cominciato vent’anni fa con I soldati di Salamina. Il pericolo alla mia età è di ripetersi e quando una necessità letteraria diventa una formula è la morte di uno scrittore” racconta. A rendere più facile questo rinnovamento è stato “lo shock della crisi catalana.”. Non sarà un libro su questo, apparentemente non ne parla se non pochissimo, ma il risultato di questa crisi personale e storica: “Ho rivissuto lo stesso incubo del golpe del 23 febbraio 1981”. Ma la situazione della Spagna non è isolata: “Ci sono similitudini tra Brexit e crisi catalana, a livello europeo oggi c’è una crisi generale, un movimento sismico che ha provocato il populismo, una maschera postmoderna del totalitarismo anni ‘30. E questo populismo non è totalmente violento, utilizza la democrazia per distruggere la democrazia e lo fa in forme diverse. È fondamentale saperlo”. Conclude lo scrittore.

Per evitare che si ripeta la violenza del passato: a questo serve anche la letteratura.

 

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