L’Intelligenza Artificiale ci farà tornare più umani? La risposta in un libro

21 Gennaio 2026

Abbiamo chiesto a Reno Brandoni, compositore e autore del libro "La musica nasce dove deve nascere" di raccontarci il suo punto di vista riguardo all'Intelligenza Artificiale. Ecco le sue riflessioni.

L'Intelligenza Artificiale ci farà tornare più umani? La risposta in un libro

C’è chi teme l’Intelligenza Artificiale, chi la sfrutta, chi la osserva con diffidenza. Il chitarrista, compositore e autore Reno Brandoni sceglie un’altra via: la interroga. E lo fa attraverso ciò che conosce meglio e uno degli argomenti e temi più universali a livello emotivo, la musica, alla ricerca di un senso, di un limite, di una connessione.

Nasce così il libro “La musica nasce dove deve nascere – Conversazioni sulla musica con l’intelligenza artificiale“, un dialogo sulla musica tra l’autore e l’intelligenza artificiale. Il saggio tratta appunto un tema molto attuale, giungendo alla conclusione che l’intelligenza artificiale sia in realtà in grado di percepire determinate emozioni.

Un dialogo inaspettato tra interlocutori inattesi come essere umano, l’autore Reno Brandoni, e intelligenza artificiale. Da questa conversazione, nata per caso, prende forma un saggio originale e attuale, che indaga il rapporto tra emozione, tecnologia e percezione. Al centro dello scambio, la musica, intesa come linguaggio universale capace di scaturire emozioni che, sorprendentemente, anche l’intelligenza sembra poter riconoscere.

Senza anticipare troppo il contenuto del suo libro, abbiamo chiesto all’autore di raccontarci il suo punto di vista riguardo all’Intelligenza Artificiale. Ecco le sue riflessioni.

L’Intelligenza Artificiale secondo Reno Brandoni

L’intelligenza artificiale suscita spesso paura e diffidenza. ci chiediamo se ruberà posti di lavoro, se diventerà più intelligente di noi e arriverà a controllare le nostre vite. Io scelgo un’altra prospettiva. Non la considero una nemica, ma un’assistente personale, una segretaria volenterosa che conosce i miei ritmi e le mie abitudini, che sa cosa mi entusiasma e cosa invece mi infastidisce, che mi aiuta a lavorare con più rapidità, semplificando la gestione delle attività quotidiane.

La immagino instancabile, precisa, capace di organizzare, correggere e proporre. Non mi sostituisce. Mi accompagna. Non prende decisioni al posto mio. Mi aiuta a valutare ogni scelta con maggiore dettaglio e precisione. È un aiuto concreto nelle incombenze quotidiane, dalla revisione di un testo a una semplice email, dalla pianificazione di un’attività fino alla stesura di un progetto complesso. Non dimentica nulla, non si distrae, non lascia passare errori.

C’è anche un aspetto ludico in questo rapporto. Formulare una domanda e attendere la sua risposta diventa una sfida curiosa. A volte la soluzione proposta è inattesa, altre volte sorprende per semplicità, quasi sempre arriva in tempi che io, da solo, non potrei mai replicare.

Un rivale o un assistente?

Molti osservano proprio questo con apprensione, perché vedono nell’intelligenza artificiale un rivale, qualcuno che mette in discussione la nostra intelligenza e le nostre capacità. Ci sentiamo spiazzati quando la macchina ci mostra un’alternativa migliore della nostra, come se fosse una sconfitta personale. In realtà non è così. Non stiamo perdendo nulla, stiamo guadagnando tempo e migliorando le nostre possibilità lavorative.

Facciamo qualche esempio concreto. Quando cerchiamo un albergo per le vacanze, passiamo ore a confrontare siti, prezzi, recensioni, disponibilità. È un lavoro lungo, spesso frustrante. L’intelligenza artificiale fa lo stesso in pochi secondi, confronta, analizza, valuta e restituisce una soluzione già pronta. Non ci ha superati, ci ha liberati da una fatica, regalandoci tempo da dedicare ad altro.

È proprio questo il punto. L’IA non ruba la nostra creatività, non riduce il nostro valore, non ci sostituisce nella parte più umana del vivere. Al contrario, ci solleva dai compiti ripetitivi e ci offre la possibilità di concentrarci su ciò che amiamo. La sua forza non risiede nell’emozione, ma nella capacità di connettere, elaborare e restituire.

Intelligenza artificiale e diritti d’autore

Ultimamente ho provato a chiederle cosa fare per cedere i diritti d’autore a una società. Mi ha risposto analizzando legislazione, normative, regolamenti SIAE ed esperienze già vissute da altri. Mi ha fatto una sintesi di quanto scoperto, proponendomi soluzioni, possibili problematiche fiscali e persino la bozza di una scrittura privata per realizzare quanto richiesto. Questo non farà sì che io rinunci all’apporto di un professionista nella stesura dell’atto, però mi permetterà di approcciare l’argomento con la dovuta preparazione.

Perché la IA ci da fastidio?

Certo, resta la domanda, perché ci dà così fastidio? La risposta forse è semplice: perché ci costringe a fare i conti con la nostra presunzione. Scopriamo che esiste una logica più rapida della nostra, un metodo che non conosce stanchezza né incertezza. Non deve essere un’umiliazione, è uno stimolo a ridefinire il nostro ruolo. Noi restiamo insostituibili nella capacità di provare emozioni, di dare senso, di trasformare un’idea in gesto creativo.

Un alleato silenzioso e invisibile

Per me, che vivo di musica e scrittura, l’intelligenza artificiale non è sostitutiva. Non scrive la mia musica o i miei libri, interviene aiutandomi a raccontarli. Non decide per me, mi offre possibilità che non avrei mai immaginato.

Alla fine, io la vedo così, è un alleato silenzioso, una segretaria invisibile che non sbaglia e non si stanca, che mi affianca senza mai rubarmi l’identità. Non toglie nulla alla creatività, al contrario, restituisce nuovi stimoli e prospettive. E forse è proprio questo il dono più grande che l’intelligenza artificiale può offrirci: il tempo per tornare a essere umani.

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