L'analisi del giudice-critico

“Il romanzo di un crimine” di Per Wal Wahlöö e Maj Sjöwall come antidoto all’invasione dei gialli balneari

Il critico Alessandro Centonze, consigliere della prima sezione penale presso la Corte di Cassazione, ci regala una piccola spigolatura letteraria sulle origini del giallo nordico
“Il romanzo di un crimine” di Per Wal Wahlöö e Maj Sjöwall come antidoto all'invasione dei gialli balneari

Siamo alle porte dell’estate ed è riesplosa la moda, mai tramontata, dei gialli balneari.

I gialli, invero, non stancano mai, soprattutto nel periodo estivo, ma, forse qualche suggerimento utile ai lettori, estivi e non, di Libreriamo e possibile fornirlo, nella speranza di allietare le loro letture feriali, con alcuni suggerimenti, ritengo utili.

Spero, in questo modo, di fornire ai lettori di Libreriamo alcune indicazioni utili a districarsi sul fenomeno giallistico di maggiore richiamo degli ultimi anni nel settore giallistico – il giallo nordico – e sui suoi precursori.

Il mio intervento vorrebbe rendere merito a un fenomeno letterario che, a prescindere dalla sua indiscutibile fortuna editoriale, possiede connotazioni che lo pongono al di là della letteratura di genere; per fare questo, vorrei andare alle radici del giallo nordico, fornendo alcune informazioni su Per Walöö e Maj Siöwall, i primi Autori che, a cavallo tra gli anni Sessanta e gli anni Settanta, hanno posto le basi del giallo nordico.

 

Cominciamo con il dire che Per Walöö e Maj Siöwall sono state una delle coppie più famose della scena letteraria svedese degli anni Sessanta – pienamente inserita nella rivoluzione culturale e sociale dell’epoca – e a loro si deve la nascita del giallo nordico, la cui origine deve farsi risalire alla pubblicazione del romanzo Roseanna, risalente al lontano 1965.

Questo sodalizio letterario aveva inizio nel 1962 con il loro matrimonio e cessava nel 1975 con la morte improvvisa di Per Walöö. Si interrompeva, in questo modo, il ciclo narrativo intitolato “Romanzo di un crimine”, al quale si deve la fortuna dei nostri Autori e la nascita del giallo nordico.

Il ciclo narrativo intitolato “Romanzo di un crimine” è ambientato a Stoccolma e si incentra sulla figura dell’ispettore capo Martin Beck. Questo ciclo si sviluppa attraverso dieci romanzi, pubblicati in Svezia tra il 1965 e il 1975 e in Italia presso la Casa editrice Sellerio di Palermo, a partire dal 2005.

Alcuni romanzi di questo ciclo, per la verità, non costituiscono una novità assoluta per il panorama letterario italiano, essendo stati pubblicati nel corso degli anni Settanta presso la Casa editrice Garzanti di Milano, ma, al loro apparire, non ebbero il successo che, nel nostro Paese, la loro ripubblicazione completa presso la Casa editrice Sellerio ha comportato per i suoi Autori.

Il ciclo narrativo “Romanzo di un crimine”, invero, merita di essere segnalato anche per un’altra e più significativa ragione letteraria, costituita dal fatto che Per Walöö e Maj Siöwall, per primi, hanno avuto l’idea di utilizzare lo schema del romanzo giallo per raccontare il malessere di una società, quella svedese, che il mondo occidentale prende a modello ineguagliabile di welfare state, ma che presenta al suo interno un elevato grado di insofferenza, individuale ma anche sociale, che i nostri Autori, per primi, nel corso degli anni Sessanta, sono riusciti a cogliere. Si tratta, del resto, di un’operazione meta-letteraria che in pochi sono riusciti a compiere nella letteratura europea del secondo dopoguerra, quantomeno con esiti così felici, forse il solo Friedrich Dürrenmatt.

Questa condizione di malessere, individuale e sociale, viene descritta mirabilmente nel ciclo di romanzi intitolati “Romanzo di un crimine” – incentrati, come si è detto, sulla figura dell’ispettore capo della squadra omicidi di Stoccolma Martin Beck – nel quale il riferimento al “crimine” del titolo del ciclo narrativo, utilizzato dagli stessi Per Walöö e Maj Siöwall, è funzionale a ricostruire le ragioni del diffuso malessere che investe la popolazione svedese e che, caso per caso, spingono l’assassino, al culmine del suo stato di disagio, a commettere il delitto indagato da Beck e dai suoi disincantati collaboratori, tra i quali si stagliano, soprattutto, Lennart Köllberg e Gunvald Larsson.

 

La saga dell’ispettore Martin Beck e dei suoi collaboratori della squadra omicidi di Stoccolma si articola in dieci romanzi e descrive le indagini svolte dal protagonista sull’ambiente criminale nel quale maturano i vari delitti oggetto di ciascun romanzo del ciclo narrativo, in una prospettiva unica nel suo genere, che colloca i racconti di Per Walöö e Maj Siöwall a metà strada tra l’indagine poliziesca di matrice tradizionale e la riflessione sociologica. Tutto questo è riassunto nelle parole di Per Wahlöö che, a proposito della fortuna inaspettata di questo ciclo di romanzi, in una sua famosa intervista a un quotidiano svedese, pubblicata negli anni Settanta, riferiva di avere mirato alla creazione di una sorta di «scalpello per sventrare il sedicente “welfare state” di tipo borghese, ideologico, pauperistico e moralmente discutibile».

L’intenzione esplicita di Per Walöö e Maj Siöwall, dunque, era quella di dare vita a una sorta di variante sociologica del romanzo giallo, fondato su una critica serrata alle strutture sociali del Paese dove i delitti indagati da Martin Beck si verificavano, rivelando in tal modo, quello che si nascondeva dietro al “modello svedese” degli anni Sessanta e Settanta, allora salutato da tutto il mondo come un’economia di successo che aveva come obiettivo prioritario il benessere dell’individuo il suo sviluppo.

In questa prospettiva narrativa, lo strumento utilizzato dai suoi Autori per descrivere questo diffuso malessere è rappresentato dai personaggi dei vari romanzi del ciclo – sia i protagonisti polizieschi che gli antagonisti criminali – che, attraverso le loro esperienze personali, le loro riflessioni esistenziali, le loro frustrazioni, professionali ma anche sociali, diventano il mezzo critico per analizzare la società svedese del benessere e la criminalità in rapporto alle dottrine politiche e alle ideologie vigenti nel mondo svedese.

Ciascuno di questi protagonisti – e soprattutto Martin Beck e i suoi principali collaboratori Lennart Köllberg e Gunvald Larsson – è portatore della propria origine familiare, della propria educazione e del proprio percorso professionale, facendo confluire tali esperienze in una critica dura, spesso feroce, nei confronti della società neocapitalistica svedese, apparentemente in equilibrio, ma generatrice di un clima di insoddisfazione individuale che culmina nel delitto, come valvola di sfogo di tali contraddittorie esperienze individuali, comuni ma proprio per questo, al contempo, universali.

D’altra parte, lo stesso Martin Beck, di cui la saga segue lo sviluppo personale e professionale, è, al di fuori delle sue esperienze investigative, un personaggio assolutamente comune.

Nei primi romanzi Martin Beck è un marito e un padre infelice; con il procedere della saga diventerà un uomo divorziato, più sereno nel rapporto con i suoi familiari e consapevole; in parallelo ottiene diverse promozioni, che accetta con disincanto, fino a diventare kriminalkommissær, che è la carica massima che si può ottenere nella carriera della polizia svedese per coloro i quali sono laureati in giurisprudenza.

Questa apparente normalità viene colta perfettamente da Andrea Camilleri – a cui, come detto, va il merito di avere riscoperto i bellissimi libri di Per Walöö e Maj Siöwall dopo la pubblicazione garzantiana degli anni Settanta – che, nella prefazione di uno dei romanzi più belli del ciclo di Martin Beck, intitolato “Omicidio al Savoy”, pubblicato nel 1971 e ripubblicato nel 2008, quando, nel distinguere la figura letteraria di Jules Maigret da quella di Martin Beck, alla quale peraltro i nostri Autori, si sono evidentemente ispirati, osserva: «Nella coppia invece il contesto socio-politico-eonomico della società svedese è l’humus indispensabile allo svolgersi dell’indagine. La critica serrata di Maj e Per alla socialdemocrazia del loro paese mostra il rovescio di una medaglia che ai nostri occhi appariva perfettamente lucida».

Consiglio a quanti non lo abbiano fatto prima di adesso di intraprendere la lettura dei romanzi di Per Walöö e Maj Siöwall, accostandosi al loro mondo narrativo, che li aiuterà a comprendere le ragioni del successo dei “gialli nordici” e ad affrontare la calura estiva con un passatempo letterario, che li appassionerà e li divertirà.

 

 

Alessandro Centonze

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