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Gli epigoni di Per Walöö e Maj Siöwall: il giallo nordico al femminile e le atmosfere gotiche di Cämilla Läckberg

In esclusiva per Libreriamo, il giudice scandinavista Alessandro Centonze racconta i segreti della letteratura nordica. Centonze approfondisce i segreti del giallo nordico e parla dell'autrice svedese Camilla Läckberg, in uscita questa settimana in Italia per Marsilio con il romanzo ''L'uccello del malaugurio''...

Di Camilla Läckberg, il cui nome completo è Jean Edith Camilla Läckberg Eriksson, sono stati pubblicati, presso la Casa editrice Marsilio di Venezia, tre romanzi, intitolati “La principessa di ghiaccio”, “Il predicatore” e “Lo scalpellino”. Questi romanzi di ambientazione svedese, che appartengono al filone letterario del giallo nordico, hanno avuto in Italia un grande successo di pubblico, analogo a quello ottenuto nel resto d’Europa, dove i libri della Läckberg hanno venduto milioni di copie.

Prima di esaminare gli aspetti di maggiore interesse dei romanzi di Camilla Läckberg, occorre segnalare come il giallo nordico rappresenta un genere che, nell’ultimo decennio, ha goduto di una grande fortuna, dando origine, grazie alla lungimiranza della Casa editrice Marsilio di Venezia, a un fenomeno editoriale che non ha eguali nel mondo letterario nostrano. Grazie al grande successo ottenuto, dapprima, con la pubblicazione dei romanzi di Henning Mankell e, successivamente, con la pubblicazione della trilogia “Millennium” di Stieg Larsson, la Marsilio ha dato vita nel nostro Paese a un vero e proprio fenomeno culturale, creando una collana intitolata “giallosvezia” e ponendo le basi per una riscoperta del mondo scandinavo e della Svezia in particolare, che costituisce l’epicentro culturale ed editoriale di questo fenomeno.

Abbiamo già detto in altre occasioni che il successo del giallo nordico di estrazione svedese è una conseguenza delle sue connotazioni di originalità, tra le quali quelle che balzano immediatamente agli occhi del lettore sono la bellezza dell’ambientazione paesaggistica e la descrizione di un mondo tradizionalmente amato nel nostro Paese ma sconosciuto alle generazioni più giovani. Ed è proprio la riscoperta di un universo urbano e naturalistico poco conosciuto e già per questo solo esotico, a costituire l’aspetto di maggiore rilievo per la comprensione di un fenomeno letterario che, dopo il successo della saga poliziesca dell’ispettore Kurt Wallander di Henning Mankell, ha conosciuto un successo tanto inaspettato quanto inarrestabile.  

L’esplosione del giallo nordico di ambientazione svedese come fenomeno culturale merita di essere segnalato ai lettori anche per un’altra ragione, consistente nel fatto che gli Autori che lo rappresentano utilizzano modelli letterari noir per descrivere le crescenti insofferenze, sociali ed economiche, del mondo occidentale – di cui la Svezia ha sempre costituito un esempio di welfare state difficilmente comparabile con altre parti del pianeta – che influiscono sulla vita degli individui, alienandoli e portandoli a condizioni di disagio individuale tali da indurli a commettere un delitto. Questa tendenza letteraria ha origine negli anni Settanta, quando Per Walöö e Maj Siöwall, nella saga narrativa intitolata “Romanzo di un crimine” e incentrata sulla figura dell’ispettore della squadra omicidi di Stoccolma Martin Beck, con i loro romanzi, fecero venire alla luce lo stato di deterioramento del tessuto sociale svedese, attraverso un percorso letterario finalizzato a descrivere il movente di un omicidio come espressione di una condizione di disagio personale intollerabile, dalla quale l’assassino ritiene di liberarsi commettendo un delitto.

La saga dell’ispettore Beck e dei suoi collaboratori della squadra omicidi di Stoccolma si articola in dieci romanzi, dapprima pubblicati dalla Mondadori e successivamente dalla Sellerio, che si collocano in questa prospettiva sociale e culturale. Tutto questo è perfettamente sintetizzato dalle parole di Per Wahlöö che, a proposito della fortuna della saga narrativa intitolata “Romanzo di un crimine”, in un’intervista rilasciata negli anni Settanta, riferì di avere puntato, insieme a Maj Siöwall, alla creazione di un modello letterario nuovo, da utilizzare «per sventrare il sedicente “welfare state” di tipo borghese, ideologico, pauperistico». 
Su questo filone letterario, oggetto di una meritoria riscoperta editoriale, si inserisce il successo della collana “giallosvezia” pubblicata dalla Casa editrice Marsilio di Venezia, la cui fortuna è tale da avere dato vita, all’interno del più ampio genere del giallo nordico di ambientazione svedese, a dei veri e propri sottogeneri narrativi, il più originale dei quali, a mio parere, è quello dei suoi epigoni femminili. Infatti, l’esplosione di questo fenomeno letterario ha consentito al pubblico italiano di conoscere alcune brillanti figure di Autrici svedesi, che si ispirano alle rarefatte atmosfere romanzesche di Per Walöö e Maj Siöwall, tra le quali spiccano i nomi di Åsa Larsson, Liza Marklund e Camilla Läckberg.

 

Ed è proprio a Camilla Läckberg che intendo dedicare queste riflessioni critiche, perché ritengo che i romanzi di questa Autrice scandinava appena quarantenne, incentrati sulle figure di Erika Falck e Patrick Hedström e ambientati nel paese di villeggiatura di Fjällbacka – che, oltre a essere il paese nativo della Läckberg, è una località turistica nota in Svezia e amata dall’indimenticabile Ingrid Bergman – costituiscono un elemento di novità nella costellazione del giallo nordico di ambientazione svedese. Della Läckberg, presso la Casa editrice Marsilio di Venezia, nell’ultimo biennio, sono usciti tre romanzi, incentrati sui protagonisti e sulla località turistica ai quali abbiamo fatto riferimento, intitolati “La principessa di ghiaccio” (2010), “Il predicatore” (2010) e “Lo scalpellino” (2011); tutti e tre questi romanzi sono pubblicati nella bellissima traduzione italiana di Laura Cangemi, che ha anche tradotto, presso la Marsilio, il quarto e imminente romanzo della stessa saga narrativa della Läckberg.

I tre romanzi presentano trame e connotazioni letterarie differenti, che meritano di essere esaminate separatamente.

Nel primo di essi, intitolato “La principessa di ghiaccio”, edito in Svezia nel 2002 e in Italia nel 2010, la protagonista Erica Falck, dopo essere tornata nella casa dei genitori a Fjällbacka si trova coinvolta, suo malgrado, nelle indagini per la morte di una sua amica d’infanzia, Alexandra, il cui ritrovamento in una vasca di ghiaccio, riapre una dolorosa vicenda che, nel passato, aveva turbato la quiete cittadina. Da questo spunto narrativo originario e dalle indagini di polizia che ne conseguono, ha inizio un’intricata vicenda, grazie alla quale, Erica Falck conosce Patrick Hedström, un investigatore del locale commissariato di polizia, con il quale intraprende una storia d’amore che proseguirà negli altri due romanzi, che seguiranno gli sviluppi della loro relazione sentimentale, coronata, alla fine del secondo romanzo del ciclo, dalla nascita di una figlia.

Nel secondo dei tre romanzi, intitolato “Il predicatore”, edito in Svezia nel 2004 e in Italia nel 2010, Erica Falck passa in seconda linea rispetto al compagno Patrick Hedström, essendo nel frattempo in attesa della loro prima figlia, partecipando da spettatrice alle indagini sulla misteriosa scomparsa di due giovani ragazze, che ha interrotto la quiete turistica di Fjällbacka. Questa misteriosa sparizione, a sua volta, si innerva con quella di altre due giovani avvenuta diversi anni prima e con le vicende dolorose della famiglia di un carismatico predicatore locale, Ephraim Hult, segnata da un grave lutto e da drammatiche, quanto irrisolte, tensioni personali.

Questo secondo episodio della saga narrativa di Erica Falck e Patrick Hedström, che è quello che personalmente preferisco, nel suo sviluppo, assume toni sempre più drammatici e quasi orrifici, rappresentati attraverso il resoconto claustrofobico della prigionia delle due ragazze sequestrate anni addietro, descritto con un racconto a incastri cronologici progressivi, dove le due vicende procedono in parallelo. Questo gioco di incastri narrativi, alla fine del romanzo, fornisce al lettore tutte le spiegazioni necessarie a comprendere le ragioni dei delitti compiuti nelle due fasi distinte del racconto e i turbamenti psichici che li hanno provocati. 

Nel terzo dei romanzi della Läckberg, intitolato “Lo scalpellino”, edito in Svezia nel 2005 e in Italia nel 2011, Erica Falck continua a rimanere in una posizione narrativa defilata rispetto a Patrick Hedström, essendo intanto nata la loro prima figlia Maja e partecipando solo di riflesso alle indagini sulla morte di una bambina di nome Sara. Anche in questo caso, l’assassinio della piccola Sara si innesta su una vicenda familiare che vede protagonista un umile scalpellino di nome Anders Andersson, che ha origine nel 1914, nella cava di Strömstad, dove lavorava.

Questo terzo episodio della saga narrativa di Erica Falck e Patrick Hedström, nel suo sviluppo assume toni meno claustrofobici del precedente e forse meno riusciti, pur mantenendo alta la tensione nel lettore, puntando a uno sviluppo narrativo più tradizionale. Si fornisce, in particolare, un resoconto della vita dell’assassino della piccola Sara, attraverso un romanzo che procede per scansioni cronologiche progressive, fornendo alla fine del racconto le spiegazioni indispensabili per comprendere le ragioni dei delitti compiuti nelle varie epoche del romanzo.  

In questa cornice, non è facile individuare le ragioni della fortuna editoriale della saga romanzesca di Erica Falck e Patrick Hedström, anche se personalmente ritengo che il successo di Camilla Läckberg sia soprattutto dovuto alla sua capacità di raccontare storie che, pur traendo origine da vicende di carattere familiare apparentemente comuni, assumono toni drammatici e quasi gotici, che richiamano i racconti di Edgar Allan Poe, con una tensione narrativa che non si riscontra negli altri Autori della stessa estrazione letteraria e geografica. Questa tensione si rinviene soprattutto nel bellissimo “Il predicatore”, dove l’atmosfera gotica è creata con toni sapienti, grazie alla tecnica narrativa utilizzata dalla Läckberg, che fa confluire solo alla fine del romanzo le due vicende dalle quali traggono origine gli episodi delittuosi indagati dai protagonisti, verificatesi in epoche diverse, chiarendo così al lettore – con una cifra stilistica che caratterizza anche l’opera successiva dell’Autrice – il movente dei delitti oggetto delle indagini condotte da Erica Falck e Patrick Hedström.

Questo crescendo narrativo, che discende dalla scoperta progressiva dei turbamenti psichici degli autori dei delitti investigati, immerge il lettore in atmosfere che si possono definire gotiche, descrivendo un mondo tenebroso, dove l’assassinio è la conseguenza – quasi inevitabile – del buio dell’anima di chi lo commette. Ancora una volta, è appropriato il riferimento al mondo narrativo di Edgar Allan Poe per descrivere il disagio interiore e il senso di estraniazione degli autori dei delitti narrati da Camilla Läckberg, le cui azioni sono il frutto del “terrore dell’anima”, secondo la mirabile definizione di Baudelaire, tipico dei racconti di Poe.

Tuttavia, ed è proprio qui che risiede la principale caratteristica delle trame romanzesche della Läckberg, il “terrore dell’anima” dei suoi protagonisti, che esplode alla fine della narrazione, nel corso del romanzo costituisce solo uno sfondo marginale e quasi invisibile rispetto alla quiete turistica di Fjällbacka, tanto amata dagli svedesi proprio per l’atmosfera serena che trasmette ai suoi villeggianti. Questa quiete, prima dell’esplosione finale del romanzo, si coglie anche nei vari passaggi che portano Erica Falck e Patrick Hedström a individuare il colpevole nei tre i romanzi della saga, che si succedono senza strappi drammatici, con toni che ricalcano da vicino le pacate riflessioni che consentono a Kurt Wallander di scoprire i suoi colpevoli nei romanzi di Henning Mankell, in un percorso narrativo dove sembra non succedere mai niente e dove la calma apparente dell’investigatore è il frutto di un modo di procedere razionale e mai empatico.

E’ questo il mondo narrativo descritto da Camilla Läckberg nei suoi romanzi, che l’imminente uscita in Italia dell’ultimo episodio della saga di Erica Falck e Patrick Hedström, anch’esso ambientato a Fjällbacka, ci consentirà di valutare ulteriormente. Avremo così, ancora una volta, l’opportunità di apprezzare quelle atmosfere gotiche che hanno fatto dell’Autrice svedese la principale rappresentante del giallo nordico al femminile, in un percorso narrativo che, a partire da “La principessa di ghiaccio”, ha acquisito una qualità letteraria sempre maggiore, nella costruzione di atmosfere, personaggi e trame romanzesche. 

 

Alessandro Centonze

 

17 settembre 2012

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