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Gli editori spiegano i ”mestieri” del libro tra bandelle, comunicati stampa e schede

All’interno della ricca e variegata manifestazione di Bookcity, ampio spazio è stata dedicato ad incontri focalizzati sui “mestieri del libro”, una serie di appuntamenti finalizzati a condividere con il pubblico i processi editoriali che accompagnano e costruiscono la pubblicazione di un libro...

A Bookcity tre signore dell’editoria indipendente italiana, Ginevra Bompiani (Nottetempo), Emilia Lodigiani (Iperborea), Martina Testa ( Minimum fax), hanno esposto riflessioni e descritto esperienze riguardo a un fondamentale momento della progettazione di un libro: la scrittura editoriale

MILANO – All’interno della ricca e variegata manifestazione di Bookcity, ampio spazio è stata dedicato ad incontri focalizzati sui “mestieri del libro”, una serie di appuntamenti finalizzati a condividere con il pubblico i processi editoriali che accompagnano e costruiscono la pubblicazione di un libro. Uno degli eventi in programma ha visto la partecipazione di tre signore dell’editoria indipendente italiana, Ginevra Bompiani (Nottetempo), Emilia Lodigiani (Iperborea), Martina Testa ( Minimum fax), che, moderate dal giornalista Leonardo Merlini, hanno esposto riflessioni e descritto esperienze riguardo a un fondamentale momento della progettazione di un libro: la scrittura editoriale.

LE SCHEDE DI LETTURA – Ginevra Bombiani ha spiegato egregiamente i modi attraverso cui questa fase redazionale si dipana: schede di lettura, che devono essere necessariamente esaustive, chiare e ricche di indicazioni utili all’editore, schede commerciali (rivolte a librai e promotori), il cui obiettivo è convincere e colpire nell’immaginario, quarte di copertina, che «devono sorprendere senza annoiare e bisogna avere un occhio per il lettore, uno per il libraio e uno per lo scrittore. Chi le redige deve tenere a bada il narcisismo», e comunicati stampa, destinati ai giornalisti. Sostiene la Bompiani che «l’obietto della scrittura editoriale è convincere. Chi? L’editore, il lettore, il libraio, il giornalista, i giurati di un premio. Come? Bisogna essere convinti, perché se un libro non ti piace ciò che scrivi non potrà mai essere credibile. Bisogna trasmettere la propria convinzione, usando un linguaggio piano, corretto, cercando di colpire l’immaginazione di chi legge».

SCRITTURA CONCISA – Diverso il parere della editor di Minimum fax, Martina Testa, che descrive diversamente il lavoro di scrittura editoriale: «è una realtà lontana dalle doti di narrazione; è una scrittura concisa, efficace, di impatto, che ha il ruolo di scrittura di servizio». Secondo la Testa, infatti, il momento della stesura di bandelle, quarte e schede commerciali non concerne in alcun modo con la passione per i libri e la letteratura ma può essere considerato alla stregua di un’attività di copy di un’agenzia pubblicitaria ed è, senza dubbio, «la parte del mio lavoro che vivo con più difficoltà».

RAPPORTO TRA EDITORIA E SCRITTURA – Compito di mediare questi due interventi spetta a Emilia Lodigiani che arricchisce con il suo contributo la riflessione sul rapporto tra editoria e scrittura. Secondo la Lodigiani, elemento fondamentale nella scrittura editoriale è cogliere l’essenza di quanto si vuole comunicare e prestare sempre attenzione al destinatario. La fondatrice di Iperborea spiega come abbia superato il pericolo di eccessivo intellettualismo o di disarmante banalizzazione della materia narrata inserendo nella quarta di copertina “l’opinione dell’editore”. «Quando ho fondato la casa editrice  – racconta – ero una normale lettrice appassionata di letteratura nordeuropea che voleva condividere questo amore. Nel risvolto di copertina non volevo fare la critica, volevo presentarmi come una semplice lettrice che aveva amato il libro e aveva il desiderio di farlo conoscere ad altri. Da qui “l’opinione dell’editore” in cui si spiega al lettore, in un dialogo continuo, perché il libro ci è piaciuto».

EDUCARE ALLA CULTURA – Ricca e variegata la discussione sul valore e sulla commercializzazione della scrittura editoriale, che trova, però, le tre protagoniste della conferenza concordi nel sottolineare l’importanza e il valore dell’educazione alla lettura che in Italia è carente. Compito degli editori, sostiene la fondatrice di Nottetempo, dovrebbe essere quello di educare alla cultura: «non dobbiamo dare una spinta al declino, dobbiamo fare resistenza».

Cristina Rendina

25 novembre 2013

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