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“Gli aquiloni”, il testamento spirituale di Romain Gary

Nel giorno dell'anniversario della scomparsa di Romain Gary, ricordiamo lo scrittore francese di origine lituana scoprendo "Gli aquiloni", il suo ultimo romanzo, che costituisce anche il suo testamento spirituale.

Il libro che vi presentiamo oggi si intitola “Gli aquiloni“, ed è stupendo.

Il 2 dicembre del 1980 ci lasciava, Romain Gary, un uomo dai tanti nomi, uno scrittore formidabile che ha dato vita a romanzi di rara bellezza. Roman Kacew, Romain Gary, Émile Ajar…

L’identità di questo autore è multiforme come lo è stata la sua vita, strabordante di esperienze, viaggi e amori. Primo scrittore ad aver ottenuto due Prix Goncourt – uno sotto lo pseudonimo di Romain Gary ed uno con un’opera firmata da Émile Ajar -, Romain Gary ha riscosso molto successo in Francia già in vita. 

In Italia, la sua produzione è stata riscoperta più di recente, anche grazie alla trasposizione cinematografica di “La vita davanti a sé“. In occasione dell’anniversario della scomparsa di Gary, vogliamo ricordarlo raccontando uno dei suoi libri più belli, “Gli aquiloni”, scritto poco prima della morte, avvenuta per suicidio, e pubblicato in Italia da Neri Pozza nel 2017.

Gli aquiloni di Romain Gary

È un giorno d’ombra e sole degli anni Trenta quando, dopo essersi rimpinzato e assopito sotto i rami di una capanna, Ludo scorge per la prima volta Lila, una ragazzina biondissima che lo guarda severamente da sotto il cappello di paglia. Ludo vive a Cléry, in Normandia, con suo zio Ambroise, «postino rurale» tornato pacifista dalla Grande guerra e con una inusitata passione: costruire aquiloni.

Non è un costruttore qualunque. Da quando la “Gazette” di Honfleur ha ironicamente scritto che gli aquiloni dell’«eccentrico postino» avrebbero reso famosa Cléry «come i pizzi hanno costituito la gloria di Valenciennes, la porcellana quella di Limoges e le caramelle alla menta quella di Cambrai», Ambroise è divenuto una celebrità. Belle dame e bei signori accorrono in auto da Parigi per assistere alle acrobazie dei suoi aquiloni, sgargianti strizzatine d’occhio che il vecchio normanno lancia in cielo.

Anche Lila vive in Normandia, benché soltanto in estate. Suo padre non è, però, un «postino spostato». È Stanislas de Bronicki, esponente di una delle quattro o cinque grandi dinastie aristocratiche della Polonia, detto Stas dagli amici dei circoli di giocatori e dei campi di corse. Un finanziere che guadagna e perde fortune in Borsa con una tale rapidità che nessuno potrebbe dire con certezza se sia ricco o rovinato.

L’incontro infantile con Lila diventa per Ludo una promessa d’amore che la vita deve mantenere. “Gli aquiloni” è la storia di questa promessa, o dell’ostinata fede di Ludo in quell’incontro fatale. Una fede che non viene meno nemmeno nei drammatici anni dell’invasione tedesca della Polonia, in cui Lila e la sua famiglia scompaiono, e Ludo si unisce alla Resistenza per salvare il suo villaggio dai nazisti, proteggere i suoi cari e ritrovare la ragazzina biondissima che lo guardava severamente da sotto un cappello di paglia.

Un testamento spirituale

“Gli aquiloni” è una lettura sorprendente: se da un lato Romain Gary racconta una delle pagine più oscure della storia dell’umanità, dall’altra scrive di una leggerezza unica nel suo genere, che si sprigiona già dal titolo dell’opera, rimasto invariato nella traduzione italiana. La versione originale del titolo è infatti “Les cerfs-volants”, gli aquiloni, per l’appunto. 

Cosa c’è di più spensierato, leggero, giocoso e libero degli aquiloni? E così, lo zio Ambroise dedica la sua vita alla costruzione di architetture meravigliose, che presto diventano rinomate in tutto il paese ed anche fuori, e diventano persino veicolo di idee, pensieri, posizioni politiche. Diventano anche armi temute. Questo come a sottolineare che la leggerezza nel vivere la vita e, soprattutto, la libertà, sono le armi più potenti che abbiamo a nostra disposizione, ciò che veramente, alla fin fine, conta davvero.

È bellissimo pensare che “Gli aquiloni” è proprio l’ultimo romanzo di Romain Gary, quello con cui si è voluto congedare dalla vita e dal mondo, lasciando un testamento spirituale che urla amore, libertà, leggerezza. 

Chi è Romain Gary

Il vero nome dell’autore de “La vita davanti a sé” e de “Gli aquiloni” è Roman Kacew. Nato in Lituania, precisamente a Vilnius, Roman arriva a Nizza all’età di tredici anni. Qui trascorre la sua gioventù, e poi si sposta a Parigi, dove studia Giurisprudenza. Nel 1940 si arruola nell’aviazione, e presto entra nelle Forces aériennes françaises libres.

Con la fine della Seconda Guerra Mondiale, per cui viene insignito dell’attributo di “compagnon de la Libération” e decorato con la Legion d’onore, Romain Gary intraprende la carriera diplomatica per la Francia e comincia a scrivere racconti e romanzi che riscuotono un discreto successo. I primi scritti, soprattutto racconti, vengono pubblicati con il nome di battesimo. Tutti i lavori successivi, fr acui anche “Gli aquiloni”, vengono pubblicati sotto lo pseudonimo di Romain Gary. Nel 1956, con “Le radici del cielo”, Gary ottiene addirittura il Premio Goncourt. 

Lo scrittore e diplomatico si sposa due volte: prima con la scrittrice Lesley Branch, poi con l’attrice statunitense Jean Seberg. Entrambi i matrimoni risultano un fallimento. Poco tempo dopo il divorzio con Jean Seberg, Gary apprende che la donna si è suicidata ingerendo dei barbiturici. L’uomo non regge al trauma. Lo assale una depressione profonda, dovuta anche al sopraggiungere della vecchiaia, che lo porta al suicidio, avvenuto il 2 dicembre del 1980 nella sua residenza di Parigi. 

Soltanto dopo la morte di Romain Gary si viene a sapere che l’autore aveva scritto ben quattro romanzi utilizzando un secondo pseudonimo, quello di Émile Ajar. Fra questi, compare anche “La vita davanti a sé”. Diverse opere di Gary sono stati adattati per il cinema. L’autore stesso, prima di morire, si è dilettato nella regia e nella sceneggiatura di due pellicole che, tuttavia, non hanno riscosso molto successo. 

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