Gianluigi Nuzzi, ”I libri devono diventare più popolari”

Papa Francesco I? Un innovatore, se non verrà “mummificato”. I libri in tv? Non sono abbastanza popolari. Non è mai banale quando parla Gianluigi Luzzi...

Lo scrittore giornalista, protagonista al Festival delle Storie di Gavoi, parla di Chiesa e della figura di Papa Bergoglio e commenta la sua nuova esperienza come vicedirettore di Videonews e conduttore della trasmissione Quarto grado

GAVOI – Papa Francesco I? Un innovatore, se non verrà “mummificato”. I libri in tv? Non sono abbastanza popolari. Non è mai banale quando parla Gianluigi Luzzi, il giornalista e scrittore protagonista nei giorni scorsi a Gavoi per il L’Isola delle Storie. Lo abbiamo avvicinato poche ore dopo il suo intervento per parlare di libri, attualità e della sua prossima esperienza come vicedirettore di Videonews e conduttore della trasmissione Quarto grado.

Cosa ha rappresentato per lei partecipare al Festival delle Storie?
Gavoi è un laboratori di sinapsi, che mette a confronto identità diverse. Con i suoi luoghi e la sua gente, sembra essere un posto sospeso nel tempo. Lo conoscevo da turista, e quest’anno ho avuto il piacere di partecipare come scrittore.
Partendo dal mio recente libro “Sua santità”, nel corso del mio incontro ho parlato di segreti e bugie riguardanti la Chiesa. Insieme a Michela Murgia, abbiamo discusso circa la figura del nuovo Papa, per capire se veramente Bergoglio sia come San Francesco.

A tal proposito , cosa ne pensa di Papa Francesco I?
Credo che dietro al sua figura ci sia una molto volontà e forza, dovuta principalmente dalla sua formazione gesuita. Spero solo che la sua volontà di riforma della Chiesa non venga “mummificata” come accaduto in altre occasioni. C’è da dire comunque che il rapporto della chiesa con il Governo Italiano sta cambiano.

E’ notizia recente la sua entrata a partire dalla prossima stagione televisiva all’interno del Gruppo Mediaset. Cosa ne pensa?
Entro come vicedirettore di Videonews, e quindi sarò il nuovo conduttore di Quarto Grado. Il mio compito sarà quello di proteggere il successo della trasmissione, preservando tutti quegli elementi che ne hanno decretato il riscorto favorevole del pubblico, e quello di portare novità in base alla mia esperienza ed al mio profilo.

In Italia, si legge poco. Secondo lei qual è il problema principale?
Occorre produrre meno libri. In Italia leggiamo poco più dei turchi, nonostante abbiamo una produzione eccessiva di opere, fuori mercato. Chiunque può scrivere, e questo secondo me non è libertà. Ciò comporta l’allontanamento del lettore dalle librerie. In Italia, occorre proteggere i librai; essi dovrebbero ricevere incentivi. Occorre avere più cura nell’editare i libri.


Data la sua esperienza, pensa che la tv possa rappresentare un supporto alla diffusione del mercato editoriale?

In televisione, i libri non passano. Sul piccolo schermo funzionano le cose popolari, ed i libri, in Italia, non lo sono. Per essere più popolari, i libri prima di tutto dovrebbero scendere di prezzo, come molte case editrici stanno già cercando di fare. Poi, il successo “mediatico” di un libro dipende anche dal tipo di libro e dallo scrittore. Il successo di un libro non passa sempre dal fatto che se ne sia parlato o meno in televisione. Sta di fatto, comunque, che portare i libri in tv non può che rappresentare un bene.

8 luglio 2013

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