Il primo romanzo del comico-scrittore

Giacomo Poretti, “Scrivere un libro ti da una grande libertà”

Scopriamo insieme alcuni particolari del libro ed i prossimi impegni artistici dell’autore
Giacomo Poretti, “Scrivere un libro ti da una grande libertà”

MILANO – “Scrivere un libro ti da una massima libertà d’espressione, perché sei tu che ti esprimi con le tue idee. Nel teatro, invece, mi devo confrontare con i miei soci che conosco bene.” Parola di Giacomo Poretti, il celebre comico del trio comico Aldo, Giovanni & Giacomo. Dopo l’esordio letterario con l’autobiografia “Alto come un vaso di gerani”, Giacomo Poretti torna in libreria con il romanzo “Al Paradiso è meglio credere”, libro con il quale l’autore riflette sulla difficoltà dell’uomo nel trovare certezze nella fede. Scopriamo insieme alcuni particolari del libro ed i prossimi impegni artistici dell’autore.

Come nasce l’idea di questo tuo primo romanzo?

Avevo il desiderio di approfondire temi ed argomenti che mi stavano a cuore, e mi sembrava che la formula migliore per esprimere certe idee fosse il romanzo. Non c’è autobiografia in questo romanzo. Le storie nascono da tante cose che ti colpiscono, dalla fantasia, dal riflettere su certe idee. Ho riflettuto sulla difficoltà di avere certezze di fede, sul concetto di “credere”, giocando con le caratteristiche del protagonista.

Uno dei recenti trend letterari vede sempre più libri e autori affrontare il tema della religione. Come te lo spieghi?

La cosa che mi colpisce è che la maggior parte delle persone che affronta questo tema, quanto meno nelle dichiarazioni, non siano credenti. Ciò è curioso e mi colpisce in positivo, perché questa è una domanda inesauribile, ritorna sempre, non si smette mai di indagare sulla fede. E’ curioso l’approccio di alcuni di questi romanzi, ad esempio quelli di Augias e Veronesi, i quali nelle loro opere si occupano di aspetti apparentemente marginali legati alla fede.

Perché è meglio credere al paradiso, come dice il titolo del libro?

Il titolo del libro è apparentemente banale e superficiale, in realtà è un titolo “pascaliano”, contenente tutta la complessità dell’indicazione che da il filosofo Pascal, secondo il quale è meglio credere in Dio piuttosto che no, perché “se vincete, vincete tutto, se perdete non perdete nulla”. Antonio Martignoni, il protagonista del libro, è dubbioso per tutta la vita, e tenta di risolvere questo dubbio attraverso la filosofia, ricercando la prova “matematica” dell’esistenza di Dio.

Quali sono le differenze tra scrivere un testo teatrale e realizzare di un libro?

Sono belli entrambi. Scrivere un libro ti da una massima libertà, perché sei tu che ti esprimi con le tue idee. Nel teatro, invece, mi devo confrontare con i miei soci che conosco bene, e quando scrivo mi viene in mente Giovanni, la voce di Aldo. Sono due cose diverse ma altrettanto belle.

I tuoi prossimi impegni artistici?

In vista dell’anniversario di 25 anni del trio, stiamo lavorando da qualche mese con Aldo e Giovanni per preparare il prossimo anno un tour teatrale e un film che stiamo “mettendo a fuoco”.

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