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“Frankenstein”, perché tutti dovremmo leggere il capolavoro di Mary Shelley

Il 30 agosto del 1797 nasceva Mary Wollstonecraft Godwin, meglio nota come Mary Shelley. La ricordiamo scoprendo qualcosa di più sul romanzo che l'ha resa celebre in tutto il mondo, "Frankenstein", un capolavoro che tutti dovremmo leggere una volta nella vita.

Frankenstein, o il moderno Prometeo” è senza ombra di dubbio fra i capolavori della letteratura mondiale, nato in circostanze piuttosto particolari e divenuto uno dei libri più letti e amati di sempre. Nel giorno in cui ricordiamo l’anniversario della nascita della sua brillante autrice, Mary Shelley (30 agosto 1797 – 1 febbraio 1851), scopriamo qualcosa di più su “Frankenstein”, sulla sua genesi e sul perché dovremmo tutti leggere, almeno una volta nella vita, questa pietra miliare della letteratura inglese. 

“Frankenstein, o il moderno Prometeo”, la trama

Colpita dall’ipotesi, ventilata dalla scienza di quegli anni, che grazie al galvanismo si potesse ridare la vita ai cadaveri, la giovane Mary Shelley concepì la storia dello scienziato Victor Frankenstein, che riesce ad animare una mostruosa creatura ma paga il risultato scientifico con la perdita di tutti gli affetti. Una storia angosciante, una favola potente e terribile che fin dal suo primo apparire, nel 1818, si è imposta nella cultura occidentale con la sua forza di mito antico e contemporaneo. 

Nell’introduzione all’edizione italiana curata da Feltrinelli, Giorgio Borroni spiega la portata dell’invenzione di Mary Shelley:

“Uno spettro si aggira per l’immaginario collettivo, e questo spettro si chiama Frankenstein. Mary Shelley ha indubbiamente creato un capolavoro, ma anche una sorta di icona pop, divenuta proverbiale e versatile, tale da essere evocata nelle situazioni più impensate. 

[…] Da un lato Frankenstein suscita interesse come ipotesi sulla possibilità di un mortale di sostituirsi a Dio, o alla Natura, mentre dall’altro riporta alla luce ogni sentimento di orrore e di repulsione radicato nei più profondi recessi dell’animo umano.

Sotto questo punto di vista, l’impatto dell’opera sul lettore è duplice, stimolandone allo stesso modo l’interesse così come le più cupe emozioni; il ritmo serrato dell’inseguimento assieme ai crimini perpetrati dal mostro contribuiscono ulteriormente a tenere alta la tensione, mentre il pericolo della cosiddetta “hideous progeny” – a cui la creatura potrebbe dare origine se dotata di una compagna della stessa specie – provoca le stesse paure generate dal dilagare di una pestilenza”.

Come nasce “Frankenstein”

Il capolavoro di Mary Shelley è stato concepito nel corso di una tenebrosa notte di inizio estate, nel 1816, l’anno in cui il cielo era completamente oscurato dalle polveri originate dalla violenta eruzione del vulcano Tambora in Indonesia, e l’estate era più cupa del solito. Lord Byron aveva preso in affitto per un breve soggiorno gli spazi di Villa Diodati, sul lago di Ginevra, e quella famosa sera, erano giunti in visita alcuni inglesi, fra cui  il poeta Percy B. Shelley e la futura moglie Mary, accompagnati da Jane – detta Claire – Clairmont, sorellastra di Mary, che si fermarono per diversi giorni. 

Il soggiorno di Mary e del futuro marito trascorreva piacevolmente. Intrattenuti da Lord Byron e dal suo medico personale, John Polidori, gli ospiti parlavano di misteri, leggende e fantasmi. La fatidica notte in cui Mary cominciò a pensare al suo capolavoro, tutti gli ospiti erano riuniti in una sala a raccontarsi di oscure e tenebrose vicende.

Quando Lord Byron propose di scrivere ciascuno un racconto dell’orrore da leggere durante le sere successive, il dado fu tratto. Da questo importante incontro, nascerà non solo il nucleo primordiale del “Frankenstein” di Mary Shelley, ma anche il fortunato romanzo di Polidori, “Il vampiro”, ispirato alla controversa figura di Lord Byron. 

Perché dovremmo leggere “Frankenstein” 

“Frankenstein” è solo in apparenza un racconto dell’orrore. Dietro c’è molto altro. Addentrandoci nelle pagine del capolavoro di Mary Shelley, scopriamo una verità sconvolgente: il mostro è tale perché si sente tale, è una creatura che vive isolata dal suo prossimo e dal mondo che lo circonda. L’isolamento e la solitudine che vive la creatura nata dagli esperimenti del dottore non è distante dall’isolamento e dalla solitudine che molti di noi provano in certi momenti della nostra esistenza. 

Si tratta, per giunta, della stessa sensazione che sperimenta il creatore del mostro, il dottor Frankenstein, che nel corso della narrazione perde i suoi cari, rimane solo, e si ritrova egli stesso a sentirsi un mostro, una creatura senza scopo né ambizioni. Fra l’altro, questo è uno dei romanzi in cui il tema del doppio è meglio sviluppato: il dottore e la creatura sono le due facce di una stessa medaglia, due esseri che hanno creduto di poter oltrepassare i limiti umani, due figure che esprimono l’eterna scissione della nostra personalità. 

In definitiva, tutti dovremmo leggere “Frankenstein” almeno una volta nella vita per almeno 5 ragioni: è una pietra miliare della letteratura mondiale; è un romanzo avvincente che condensa temi importanti quali il desiderio e la responsabilità che si celano dietro alla sete di conoscenza, il tema del doppio, la solitudine e la capacità di reinventarsi grazie al tessuto sociale; è una storia atipica, in quanto non è possibile delimitare con certezza il bene e il male, il vizio e la virtù; è un’opera dall’impianto epistolare, e risulta particolarmente interessare scoprire la storia guardandola attraverso diversi punti di vista.

Infine, se questo non vi avesse ancora convinti del tutto, l’atmosfera costruita da Mary Shelley è davvero unica nel suo genere. Se deciderete di leggerlo, vi addentrerete in una storia appassionante, in cui il paesaggio e l’atmosfera richiamano fortemente l’oscurità che si cela nell’animo dei protagonisti. 

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