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Fernando Aramburu, “La violenza sulle donne va affrontata seriamente”

Lo scrittore spagnolo Fernando Aramburu riceve il Premio Crédit Agricole FriulAdria "La storia in un romanzo 2021" per la sua capacità di raccontare "le ferite ancora aperte di una società segnata da contrapposizioni violente e terroristiche"

A Pordenonelegge lo scrittore spagnolo Fernando Aramburu riceve il Premio Crédit Agricole FriulAdria “La storia in un romanzo 2021”, riconoscimento nato dalla collaborazione fra Fondazione Pordenonelegge e il Premio giornalistico internazionale Marco Luchetta.

Le motivazioni del premio

Nelle motivazioni si legge “la magistrale capacità dell’autore di raccontare, grazie a un’alta concezione della letteratura, le ferite ancora aperte di una società segnata da contrapposizioni violente e terroristiche, che hanno lacerato le intime fibre di famiglie, affetti, amori e amicizie. Forte di una cristallina visione etica, Aramburu cerca sempre di sviscerare la complessità dell’essere umano, in tutto ciò che lo contraddistingue e lo costituisce, dalle ragioni dell’odio e della morte, a quelle della vita capace anche di perdono”.

Cinque anni fa Aramburu scrisse con grande successo Patria, ora il 18 ottobre, edito da Guanda, esce I rondoni, bene accolto dalla critica in Spagna, sul quale lo scrittore spagnolo rivela soltanto: “è un progetto molto diverso da Patria ed ambizioso. Avevo previsto circa 5 anni di lavoro per questo romanzo. Poi è intervenuta la pandemia che mi ha dato una mano perché mi ha offerto tempo aggiuntivo e mi ha permesso di lavorare in modo molto intenso, come dovremmo fare noi scrittori invece di viaggiare, fare telefonate e presentazioni. Non ho sentito pressioni di nessun tipo ed è per questo che non ho pubblicato subito dopo Patria. Sono riuscito a scrivere un romanzo voluminoso con assoluta libertà.”

La scrittura di Aramburu dal particolare all’universale

“Un problema che bisogna assolutamente affrontare, come viene fatto in modo molto serio in Spagna, sono le aggressioni e la violenza nei confronti delle donne, dovunque avvenga, anche in un paesino molto piccolo, la notizia di quello che accade deve avere massimo risalto”. Fa notare l’autore come la violenza delle guerre influenzi le abitudini quotidiane delle persone. “La violenza è un tema fondamentale della mia narrativa – dice Aramburu – anche se con sfaccettature diverse. Penso che la violenza faccia parte della natura dell’uomo che, attraverso le leggi e lo Stato di diritto, ha posto dei limiti e delle regole. Io provengo da una regione che ha subito per anni violenze perpetrate gli uni contro gli altri come lupi per conseguire vantaggi poi rivelatisi inconsistenti. La violenza è spesso usata come scudo o motore per raggiungere un obiettivo politico o il paradiso dove ci sono le 72 vergini ad accompagnare i beati. Io sono cresciuto in un clima di violenza e ho trovato l’antidoto quando ho letto Albert Camus”.

“Al romanziere – osserva Fernando Aramburu – compete il compito di affrontare nelle sue opere l’esperienza individuale della specie umana. La sua materia prima non sono i dati verificabili né le testimonianze di valore storiografico, per quanto possa e forse debba servirsene, bensì la condizione umana. Più che farsi la domanda: cosa è successo e perché? Il romanziere deve chiedersi: come si è vissuto in un determinato spazio e in un determinato tempo? Perciò seleziona una compagnia di personaggi e mostra, attraverso la riflessione, le azioni e i dialoghi, come si ripercuote la storia collettiva su ciascuno di essi. Balzac lo disse con definitiva semplicità: ‘Il romanzo è la storia privata delle nazioni'”.

La letteratura post Covid 19

Ora la storia universale è stata sconvolta dalla pandemia. “Ci troviamo – dice lo scrittore spagnolo – alla fine di un ciclo, che ha eliminato molti tabu e che porterà ad un’altra ricomposizione della civiltà. Io auspico che ci sia un avvicinamento degli stati europei ad ogni livello, da quello politico a quello sociale fino allo sportivo.” Anche in questo nuovo scenario centrale è il ruolo della letteratura. “La peculiarità della scrittura – dice Aramburu – è di aver un accesso diretto alle singole coscienze: si scrive da soli e si legge da soli e questo rende la comunicazione letteraria la più intima possibile. Di contro, non ha la capacità di agglomerazione, tipica invece dei mass-media”. Se questo sarà il ruolo della letteratura, quali ne saranno i contenuti? “Ci saranno – auspica lo scrittore spagnolo – toni più leggeri per compensazione così come avvenuto dopo la conclusione della Prima guerra mondiale con i favolosi anni Venti: dopo la tragedia gustiamoci la festa e la commedia.

Alessandra Pavan

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