L'omaggio allo scrittore

“Ermanno Rea e la sua lotta contro la rassegnazione”, il ricordo di Paolo Di Paolo

"Non può esserci speranza senza verità". In occasione della recente scomparsa di Ermanno Rea, ecco il personale ricordo dello scrittore Paolo Di Paolo
"Ermanno Rea e la quiete apparente dietro la sua scrittura", il ricordo di Paolo Di Paolo

MILANO – «La vera letteratura è sempre una spinta ad aprirsi al mondo, a capire chi siamo, a impegnarsi. Fa luce nelle zone d’ombra, nell’oscurità. Cerca la chiarezza e la verità. E la verità – anche quando è terribile – è sempre e comunque un’anticipazione di speranza. Non può esserci speranza senza verità». Questa è solo una delle citazioni che ben indetifica lo spirito e il moto interiore che ha caratterizzato l’opera e la vita di Ermanno Rea secondo lo scrittore Paolo Di Paolo. In occasione della recente scomparsa di Rea, ecco il suo personale ricordo.

 

«Per lo stato d’animo forse l’età conta. Ma sono incazzato. Vorrei vedere e godere un momento non dico bello quanto quello vissuto nel secondo dopoguerra, ma non questa stagione morta». Queste sue parole erano rimaste fuori da un’intervista che gli avevo fatto qualche anno fa, nella sua casa romana a un passo da San Pietro. Vivaci occhi celesti, voce profonda. Dietro la quiete apparente dei suoi modi, della forma della sua scrittura – una scrittura così lineare, trasparente – c’era sempre qualcosa che bruciava. Qualcosa che si opponeva alla rassegnazione e la combatteva; la resurrezione di sé, di una parte di noi. «Si può risorgere soltanto traducendo in parola il nostro disordine, facendone oggetto di accanito scandaglio». È ciò che faceva Ermanno Rea, cercando un antidoto al pessimismo che lo assaliva e ci assale, aspettando quel «gesto traumatico», quella rottura violenta che può segnare l’inizio di una fase nuova. «La vera letteratura è sempre una spinta ad aprirsi al mondo, a capire chi siamo, a impegnarsi. Fa luce nelle zone d’ombra, nell’oscurità. Cerca la chiarezza e la verità. E la verità – anche quando è terribile – è sempre e comunque un’anticipazione di speranza. Non può esserci speranza senza verità».

Grandi scrittori civili l’Italia li ha avuti, li aveva. Uno di questi è stato Ermanno Rea. Fotografo, giornalista, scrittore arrivato a tardi alla scrittura narrativa, ma con un rigore assoluto, una assoluta moralità. Ha scritto libri belli e importanti: da Mistero napoletano a La dismissione. E quello straordinario ritratto di Federico Caffè nell’Ultima lezione. Ma amo molto anche Napoli Ferrovia. Una letteratura politica in senso E nel “penultimo” (all’ultimo ha lavorato fino alla fine, uscirà da Feltrinelli e ha un titolo semplice e bellissimo, Nostalgia), nel penultimo romanzo, Il sorriso di don Giovanni, racconta il suo amore per i libri in questi termini: «A tutti i miei traumi – confessa Adele – io ho reagito sempre alla stessa maniera: chiedendo aiuto ai libri. Per quel che mi riguarda, il libro è prima di tutto una ciambella di salvataggio. Non che ti migliori, a questo credo poco. E neppure che ti sani le ferite. Però ti placa. Alla maniera di un lenimento, di un farmaco di pronto intervento».

 

Paolo Di Paolo

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