Davide Ferraris e Davide Ruffinengo, ”Il nostro segreto contro l’omologazione? Fare proposta con entusiasmo, senza prendersi troppo sul serio”

Davide Ferraris e Davide Ruffinengo sono due librai. Con alle spalle due esperienze diverse – l'uno da sempre responsabile di Therese, un'accogliente libreria in corso Belgio, a Torino; l'altro, con Profumi per la mente, prima libraio ad Asti, poi libraio itinerante – un giorno si sono incontrati...
I librai torinesi Davide Ferraris e Davide Ruffinengo ci parlano di Therese e Profumi per la mente, un progetto unico, innovativo e di successo nel panorama italiano delle librerie indipendenti

MILANO – Davide Ferraris e Davide Ruffinengo sono due librai. Esperienza diverse alle spalle – l’uno da sempre responsabile di Therese, un’accogliente libreria in corso Belgio, a Torino; l’altro, con Profumi per la mente, prima libraio ad Asti, poi libraio itinerante – un giorno si sono incontrati e hanno deciso di unire in un progetto comune la loro passione per i libri e la letteratura. Ora insieme gestiscono la libreria tradizionale, quella itinerante e stanno per inaugurarne un’altra al Cinema Centrale di Torino, in via Carlo Alberto 27, segno evidente che, in un periodo di grande crisi per tanti librai indipendenti, c’è ancora chi riesce a portare avanti la propria attività in modo innovativo, distinguendosi. In questa intervista si raccontano, attraverso le loro rispettive esperienze fino al progetto comune, passando per che cosa voglia dire oggi, nell’epoca della fretta e del digitale, portare avanti con entusiasmo la professione di libraio.

Iniziamo da Therese, la libreria di cui Davide Ferraris è il responsabile. Davide, quali sono le caratteristiche di questa libreria?
Davide Ferraris. Therese nasce nel 2007. Essa si presenta come una libreria tradizionale, ma di proposta: tradizionale nel funzionamento, perché è una libreria che fa servizio sul territorio; di proposta, perché lavoriamo con l’editoria indipendente, per cercare il più possibile di uscire dal meccanismo della novità, del grande gruppo editoriale, del best-sellers, dalla regola per cui un libro è vecchio dopo 90 giorni. Il nostro proposito – mio e del mio socio Davide Ruffinengo – è quello di trasformare quello che è sempre stato visto unicamente come un luogo di vendita – dove va esposto e messo in mostra il più possibile, dove il lettore è catturato da chi ha saputo comunicare meglio – in un luogo di proposta pura e trasversale, in cui il lettore entra per cercare con curiosità, perché le cose belle bisogna un po’ sudare per trovarle, riconoscendo nel nostro progetto un’identità forte. Mi auspico che ogni libreria abbia un’anima così profondamente diversa da tutte le altre da riuscire a vincere l’omologazione della proposta. In questo senso noi ci siamo sempre mossi.

Anche Davide Ruffinengo era prima titolare ad Asti di Profumi per la mente, una libreria per così dire ‘tradizionale’. Davide, come mai hai deciso di chiudere i battenti? Ci racconti la tua esperienza?
Davide Ruffinengo.
Dopo tre anni di libreria tradizionale ho iniziato a notare la fatica che le persone fanno per entrare in libreria. Osservando un po’ il mondo del libro, fatto di chi scrive e chi legge (anche se a volte sembra quasi che siano più le persone che scrivono di quelle che poi leggono), mi sono deciso ad approfondire le mie impressioni con una ricerca: ho iniziato quindi ad andare in giro per le librerie ad intervistare i lettori e chiedendo e parlando con la gente ho infine scoperto che molto spesso il fatto che le persone non vadano in libreria e leggano poco è banalmente una questione di tempo. Ed è stato a questo punto che mi sono deciso ad andare a domicilio dai miei clienti con una selezione di libri in borsa, facendo fuori quello che ero solito fare in libreria: dare suggerimenti, chiacchierare di aneddoti, cercare di invogliare le persone alla lettura. Ho iniziato così a leggere per i ragazzi nelle scuole invece che il sabato pomeriggio nelle sale della mia libreria e ho iniziato ad organizzare incontri con gli autori in castelli, chiese sconsacrate, qualsiasi luogo un po’ particolare che si prestasse per avvicinare scrittore e lettore con una modalità diversa dal solito.

E quindi hai deciso di chiudere la tua libreria e hai iniziato l’esperienza del libraio a domicilio.
DR.
Sì, l’idea della libreria itinerante si è sviluppata così, un po’ per gioco. La scelta di chiudere è stata sicuramente determinata dalle spese, ma è stata anche una provocazione: sentivo l’esigenza di fare questo mestiere in un modo del tutto nuovo. Insomma ho voluto sperimentare ed è andata molto bene.

E quale riscontro hai avuto?
DR.
Nel momento in cui ti poni controcorrente, ci sono sicuramente diverse difficoltà. All’inizio sei quello innovativo, quello originale, mai troppo positivo: “è un creativo”, dice la gente con diffidenza. E’ stato molto duro far passare questa idea un po’ strana di libreria, ma io e Davide siamo perfettamente concordi sul fatto che non sia possibile prendersi sul serio: è grazie a questo atteggiamento che Profumi per la mente può essere orgogliosa di aver portato sulla strada della lettura tanta gente che prima non leggeva, attraverso una modalità propositiva che non fosse né pedante né retorica.

Un bel giorno poi entri nella libreria di Davide Ferraris. Da questo incontro nasce una collaborazione che porta all’unione tra Therese e Profumi per la mente e alla nascita di un progetto per la vostra libreria viaggiante. Ce ne parlate?
DR.
La nostra libreria viaggiante, la book-car, è una macchina piena di libri. Ne raccoglie 1000, tra i quali non c’è nulla di superfluo: sono tutte letture scelte, a nostro parere molto buone.
DF. Noi ci presentiamo a chiamata in comuni, associazioni culturali, ma anche su richiesta di singoli lettori, e proponiamo due iniziative: la prima è un laboratorio per bambini; la seconda consiste in una serata di promozione alla lettura dal titolo “Il libraio suona sempre due volte”: 45 minuti circa per presentare 12 libri, cercando anche di raccontare attraverso questi come funziona il meccanismo di produzione del testo, per sviluppare nel lettore la capacità di discernere tra ciò che è frutto di un progetto culturale e ciò che è frutto di un marketing editoriale.

In che modo cercate di comunicare le vostre proposte di lettura? Cosa deve trasmettere il libraio ai suoi clienti?
DF.
Il libraio deve essere un conoscitore dell’articolo, deve leggere. Io devo la mia esperienza parte ai miei percorsi di lettore e di professionista del libro, in parte anche ai miei rapporti con
gli autori e gli editori. Ma a volte, più che con gli autori e gli editori, è fondamentale per me il rapporto di scambio con i clienti, gli altri lettori. La libreria è un luogo in cui arrivano tante storie, le tue quelle che proponi, ma anche quelle dei clienti che hanno letto. La formazione è continua e vicendevole.
DR. Io penso che il primo aspetto che ci contraddistingue sia l’entusiasmo, non da considerare come qualcosa di infantile, ma una voglia contagiosa di amare e di fare questo mestiere: certe cose se le senti non le devi neppure dire, le emani e la gente lo percepisce. Dopodiché noi abbiamo come mezzo la gestualità e le parole e attraverso queste cerchiamo di raccontare, aggiungendo di volta in volta qualcosa di nuovo. Crediamo in un mestiere che per noi ha una responsabilità sociale. Io incontro una persona, ho un libro in mano e in qualche modo glielo racconto, cercando di fargli capire quale grande opportunità sarebbe per lei leggere quel libro, gli racconto perché secondo me quel libro merita di essere letto, senza cadere nell’errore di dire “devi leggerlo” oppure “leggere fa bene” così come facevano con noi a scuola. Il rapporto con gli scrittori ed editori è fondamentale per assorbire aneddoti e situazioni: sono questi gli elementi che poi mescoliamo alla presentazione e che ci permettono di non cadere nella solita retorica appiccicata ai libri. Alla base della nostra libreria itinerante c’è il principio secondo cui raccontiamo con grande sincerità un prodotto nel quale crediamo moltissimo e nelle nostre presentazioni parliamo solo di testi nei quali abbiamo visto qualcosa di speciale. E poi da lì il passaparola tra i lettori fa il resto.  

Ultima domanda. Come vi ponete nei confronti dell’avvento del digitale? In quali termini possiamo parlarne: è un vantaggio o uno svantaggio?
DF.
Non so dire se sia uno svantaggio o un vantaggio, non porrei neppure la questione in questi termini. Credo che sia inevitabile che l’editoria digitale si sviluppi sempre di più, mi sembra anacronistico non pensarlo e anche un po’ reazionario combatterlo. A mio parere l’editoria libraria esisterà sempre, perché è importante il rapporto materico col libro; si tenga presente poi – e questo potrà dirlo qualunque libraio – che una parte importante delle vendite di una libreria è composta dai regali che qualcuno fa ad un altro. Quindi mi pare evidente che non si possa smaterializzare completamente l’oggetto libro ed è importante che rimanga nella sua natura originaria. Non so cosa succederà, sicuramente dovremo inventarci molto, ma non credo che l’eBook possa essere per noi un salvagente: è nato per essere scaricato, in modo semplice ed automatico. A breve i lettori impareranno a farlo da soli.

26 ottobre 2012

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