Dantedì

Dantedì, perché Dante è un simbolo della cultura italiana nel mondo

Perché Dante è un simbolo della cultura italiana nel mondo? Ce lo spiega Francesco Fioretti, scrittore e dantista che ha dedicato al sommo poeta diverse pubblicazioni
Dantedì, perché Dante è un simbolo della cultura italiana nel mondo

Risulta da Google Trends che Dante è di gran lunga l’autore italiano più cercato su Google nel mondo. Il secondo, più distanziato, è Machiavelli. Nessuno scrittore contemporaneo, nemmeno Eco che ha venduto milioni di copie, è riuscito a sfiorare la sua fama. Come la pizza e la Vespa, detiene di questi primati su Google Trends. Può bastare per esserne orgogliosi e giustificare l’ideazione del Dantedì?

La Divina Commedia

La Divina Commedia è un’opera universale, parla dell’essere umano in quanto tale, e dal tempo di Dante a oggi l’homo sapiens è cambiato poco. Gode di condizioni di vita decisamente migliori, possiede strumenti tecnici infinitamente più efficienti, ma prova all’incirca le stesse viscerali emozioni di settecento anni fa. È cambiato il nostro rapporto col divino, la concezione che abbiamo di noi stessi si è ridotta su scala ben più piccola. Al suo tempo ci pensavamo come il centro della creazione, oggi siamo animali evoluti che abitano un granello di sabbia in una periferia provvisoriamente tranquilla di un universo assai meno ordinato e miliardi di volte più ampio di quanto non fossimo capaci di immaginare allora. Ma restiamo animali sociali, e in campo morale non è cambiato granché.

Gli stati dell’anima

La Commedia tratta (lo dice Dante stesso nella sua famosa lettera al signore di Verona, Cangrande della Scala) degli “stati dell’anima”, ovvero resta ancor oggi un grande atlante di psicologia (anima in greco si dice psiche, per l’appunto). L’Inferno è il luogo del dolore, della sofferenza senza speranza, come è scritto sulla sua porta. Senza speranza di cosa? Speranza de l’altezza, dice Dante stesso nel primo canto del poema. È un’espressione chiave per comprendere il suo mondo e l’intero libro. Speranza di elevarci al di sopra di noi stessi, della nostra componente animale, come dice Ulisse ai suoi compagni per spronarli a esplorare il mondo sanza gente.

Oggi possediamo tecnologie che possono renderci infinitamente migliori o infinitamente peggiori rispetto a ieri, ma l’Inferno e il Paradiso sono ancora i due poli tra cui tutti noi più o meno consapevolmente ci muoviamo.

Dante simbolo dell’Italia nel mondo

Dante non solo ha creato dal quasi nulla la lingua italiana, ma ha anche fondato la tradizione letteraria europea, e ormai si può dire mondiale. Prima di lui c’erano scrittori di rime per musica, qualche sacerdote che scriveva testi edificanti e poco altro. Dopo di lui c’è la letteratura europea. Petrarca era figlio di un suo amico guelfo bianco esule come lui ad Arezzo, Boccaccio dichiara più volte di essersi dato alle lettere per emulare Dante. Nel Quattrocento i loro testi si diffondono in Europa e diventa una pandemia. Il contagio non si è ancora fermato, e Dante è il paziente zero.

Aneddoti su Dante

In realtà di lui si sa poco al di fuori di quel che racconta lui stesso e di quanto divulgano Boccaccio e gli altri suoi primi commentatori. Lui stesso però ci racconta, nella Vita nova, di essersi dilettato almeno da giovane di pittura, e forse questo spiega la sua straordinaria visionarietà. Nonché il fatto di essere lo scrittore più rappresentato dai pittori di tutta Europa e di tutti i tempi. Boccaccio invece ci racconta la sua straordinaria capacità di concentrazione narrando un aneddoto di scena a Siena, dove il giovane poeta si sarebbe messo a leggere un manoscritto su una panca davanti alla bottega dello speziale che gliel’aveva prestato. Sarebbe stato ore e ore seduto lì immerso nella lettura senza accorgersi minimamente degli schiamazzi e delle urla di una festa cittadina che si sarebbe svolta al suo cospetto nel frattempo.

Altre curiosità su Dante

E che altro? Se sono autentiche le ossa conservate a Ravenna, la ricostruzione del suo volto effettuata tempo fa dal prof. Gruppioni dell’Università di Bologna ci rivela un Dante molto meno accigliato, molto più simpatico di come è stato rappresentato per secoli da pittori che non l’avevano mai visto. Il naso aquilino sì, ma accentuato da una deviazione del setto nasale. L’impatto della terribile cavalleria aretina nella battaglia di Campaldino, dove Dante, nei feditori della prima fila fiorentina, fu con buona probabilità disarcionato? E una dilatazione del cranio a sinistra dove risiedono i centri del linguaggio: chissà cosa ne direbbe Lombroso!   

 

© Riproduzione Riservata