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l'accusa al sommo poeta

“Dante era un narcisista che copiava”, l’attacco dalla stampa tedesca

Nel pieno dei festeggiamenti del Dantedì, è arrivato dalla Germania l'attacco di un editorialista tedesco del Frankfurter Rundschau contro Dante Alighieri e la sua creatività. L'analisi di Paolo Gambi.

Un giornalista tedesco, tal Arno Widmann, nel giorno in cui in Italia si celebra Dante ha scritto sul Frankfurter Rundschau un lungo articolo in cui sminuisce la figura di Dante Alighieri. In Italia Repubblica ha riportato la notizia, forse sbagliando qualche termine nella traduzione. Tutta la stampa si è schierata in difesa del Sommo Poeta, così come la politica, in maniera bipartisan, ha preso le parti del Sommo Poeta, da Franceschini a Salvini. Sono intervenuti su twitter anche lo scrittore Gianrico Carofiglio e persino Lapo Elkann. Per qualche motivo il Fatto Quotidiano, facendo leva su un errore di traduzione di Repubblica, difende Arno Widmann sostenendo che non avrebbe attaccato Dante.

L’articolo di Arno Widmann contro Dante

Ma cosa ha scritto questo Arno Widmann? L’articolo è molto lungo e propone molte tesi.
La sostanza del suo attacco è che secondo lui Dante sarebbe un moralista. Lo attacca sin dal titolo “Die Guten ins Töpfchen, die Schlechten ins Kröpfchen”, un’espressione tratta dalla Cenerentola dei fratelli Grimm che significa qualcosa come “i buoni da una parte, i cattivi dall’altra”. E il suo riassunto della Divina Commedia è nella chiusa del pezzo: “Tutta questa gigantesca opera esiste solo per permettere al poeta di precedere il Giudizio Universale, fare l’opera di Dio, mettere i buoni da una parte e i cattivi dall’altra”.
Fa la morale a Dante perché Dante farebbe la morale. Lo giudica perché giudica.

Le critiche alla lingua di Dante

Ma il suo attacco non si limita a questo. Il giornalista contesta infatti in modo sottile l’idea che Dante sia il padre della lingua italiana, perché a scuola i ragazzi non lo capirebbero. A lui ha subito risposto il direttore degli Uffizi, il tedesco Eike Schmidt, facendo presente che, a differenza dell’inglese o del tedesco antico, la lingua di Dante è essenzialmente comprensibile.

L’origine della letteratura italiana

Arno Widmann allude ripetutamente in modo pungente all’idea che in realtà la letteratura italiana deriverebbe da quella provenzale, sempre ricordando che l’Italia era una “Nachzügler”, ritardataria nei processi dell’epoca. Si sente il gusto con cui attribuisce questa parola all’Italia. Allude all’idea che il Sommo Poeta si sarebbe messo in competizione con i trovatori, ma senza usare la musica, perché, secondo lui, il suo elemento era l’impossibile.

L’accusa di Dante plagiatore

Avanza la tesi, vecchia di cent’anni, che Dante avrebbe copiato dalla tradizione islamica il viaggio nell’aldilà. E lo avrebbe fatto, secondo lui, per “ambizione sportiva”: avrebbe voluto mettersi in competizione con l’Islam, oltre che con i provenzali.

Inutile ricordare che il viaggio nell’aldilà è vecchio come la letteratura, lo sappiamo tutti, e che il Sommo Poeta cita Virgilio e il suo canto VI dell’Eneide in modo più che esplicito. Al giornalista quest’idea di competizione serve per sostenere la sua tesi più strampalata: Dante era un uomo dall’ego gigantesco che voleva compararsi a Virgilio per porsi al di sopra di tutti e giudicare chi fosse buono e chi cattivo. E secondo lui lo fa per “il piacere di giudicare e condannare”.

Il paragone con Shakespeare

Sminuisce la solennità – insieme classica e cristiana – del panorama dantesco paragonandola al panorama di un ufficio. Se la prende con Dante anche per la figura di Beatrice, che non era sua moglie. Con una battuta su Lutero riesce ad essere moralista insieme nei confronti del poeta fiorentino e di Lutero stesso. Usa Marco Polo per sostenere che quella che lui chiama “ossessione religiosa” di Dante non era propria dell’epoca. Riesce, per screditare il Sommo Poeta, ad alludere anche, senza elencarle, alle (false) accuse che gli vennero mosse per esiliarlo.

E poi, come chicca finale, fa un paragone con Shakespeare, ricordando quanto fosse più moderno di Dante. Chissà, magari bisognerebbe fargli vedere un righello con gli eventi storici disegnati sopra e ricordargli che Shakespeare vive 300 anni dopo Dante.

Le inevitabili conclusioni

Questo Arno Widmann, che evidentemente non conosce né Dante, né tantomeno Shakespeare e scrive cose a vanvera solo perché qualcuno scriva di lui, ha raggiunto il suo obiettivo. Ora sappiamo che in Germania, in mezzo a tanta brava gente che coltiva l’amicizia con l’Italia e che apprezza Dante, c’è anche questo tal Arno Widmann, che non sa nulla di Dante, di Shakespeare e probabilmente non capisce nulla di letteratura, che ci tiene a farci sapere che Dante e l’Italia gli fanno schifo. Spaghetti, pizza, mandolino.
Grazie per la comunicazione.

E grazie al Frankfurter Rundschau per dare spazio a tesi così avanguardistiche.
La cosa bella è che comunque, dopo questa fiammata mediatica (lo so, ci sono cascato anche io), questo tal Arno qualcosa tornerà ad essere ciò che era prima, cioè nessuno.

Paolo Gambi

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