La quarantena vista dagli scrittori

Cosa significano isolamento e quarantena per uno scrittore

In che modo è possibile colmare le distanze fisiche in questo periodo? Cosa significa la quarantena per uno scrittore? Ce lo racconta l'autore Luca Ricci
Cosa significano isolamento e quarantena per uno scrittore

In questo particolare periodo, in cui siamo costretti dall’emergenza Coronavirus alla quarantena, in che modo possiamo mantenere i rapporti con gli altri? Come interpreta uno scrittore questo periodo di quarantena? Come cambia la sua vita? Lo abbiamo chiesto a Luca Ricci, autore del libro “Gli estivi“.

Essere scrittore ai tempi del Coronavirus

Sono uno scrittore, perciò la mia vita è cambiata pochissimo dopo le restrizioni dettate dal virus: stavo in casa anche prima, e vedevo pochissima gente. Ai normali, quelli con una vita sociale ramificata, posso dire che io la vera solitudine l’ho provata sempre e solo in gruppo. Quindi nessuna paura della quarantena. Essere soli, inoltre, non vuol dire necessariamente essere isolati. Le nostre case, come la famosa siepe leopardiana, possono essere il limite che ci consente di riscoprire il gioco dell’immaginazione. Ve le ricordate le giornate dell’infanzia passate in camera a sognare a occhi aperti? Sognare a occhi aperti è quasi più importante di sognare a occhi chiusi perché allena, appunto, la nostra immaginazione: la capacità di ricombinare la realtà nei modi più impensati o estrosi, per arrivare a nuove scoperte su di noi e gli altri.

La quarantena per un autore

Siamo abituati a colmare la distanza fisica con la virtualità, ma stare sui social è come stare dentro alla folla, e la folla, lo diceva già Baudelaire, rischia di distruggere l’individualità. Quindi il il mio consiglio è di scegliere un tipo di condivisione più elitaria e intima di un post o un tweet o una foto. Per esempio, non c’è cosa che riesca a colmare le distanze quanto leggere lo stesso libro insieme a qualcuno che è lontano. C’è anche il cambio di prospettiva. Le nuove distanze stravolgono le nostre rendite di posizione esistenziale, come quando nel film “L’attimo fuggente” il professore invita i suoi alunni a salire in piedi sulla cattedra e a guardare il mondo-la classe, la lavagna, i banchi, le sedie, il cestino- da quell’insolita altezza. In questi giorni di quarantena possiamo riconsiderare le cose al di fuori del tran tran che ce le nascondeva, che nell’abitudinarietà di una vita sempre uguale a se stessa davamo per scontate.

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