festival Vicino/Lontano di Udine

Come restituire legittimità e autorevolezza al modello democratico?

Disaffezione e delusione, scetticismo e disincanto allontanano gli elettori delle urne. Giornalisti e scrittori analizzano "Il Male oscuro della democrazia"
Come restituire legittimità e autorevolezza al modello democratico?

UDINE – Uno degli incontri che hanno concluso il festival Vicino/Lontano  ha avuto come tema Il Male oscuro della democrazia, ovvero il tema della vulnerabilità, parola chiave del festival , declinato a livello collettivo.  Ne hanno parlato, secondo diverse prospettive,  Riccardo Iacona, conduttore di “Presa diretta” su Raitre, lo storico Guido Crainz insieme al saggista e linguista Raffaele Simone con la moderazione dell’antropologo Nicola Gasbarro. Disaffezione e delusione, scetticismo e disincanto allontanano gli elettori delle urne. Come restituire legittimità e autorevolezza al modello democratico?

LE DIVERSE LETTURE DELLA CRISI ATTUALE –  Le prospettive sono diverse perché a Crainz, ( Storia della repubblica dal 1946 ad oggi, Donzelli ) che del malessere attuale ha accusato la propria generazione, si chiede una lettura storica, a Simone ( Come la democrazia fallisce, Garzanti) un ‘interpretazione linguistico –simbolica e a Jacona, infine, la registrazione quotidiana, sul territorio, di quello che stiamo vivendo.

A dare le coordinate storiche cioè a raccontare quando è nata la crisi attuale è Guido Crainz che spiega come già negli anni ‘60 Giorgio Bocca avesse raccontato che i partiti si costruissero sulle sabbie mobili e,  più avanti,  negli anni ‘ 80 fosse stato Norberto Bobbio a parlare di partito personale,  quando Craxi venne eletto per “ plebiscito” .  “ Si è poi passati – dice Crainz – alla democrazia del pubblico  fino alla fase attuale, registrata da Ilvio Diamanti, in cui la crisi dei partiti non sempre rafforza la figura del leader”. Da un altro punto di vista , invece, la crisi del welfare inizia da una parte col neo liberalismo, dall’altra con la crisi demografica che vanifica, dopo gli anni ’60, i timidi tentativi di riforma delle pensioni.

Se questa è la prospettiva storica, a livello linguistico – simbolico si parla invece di mostro mite, un ossimoro, che secondo Simone spiega la formazione di un nuovo paradigma culturale , con l’avvio della globalizzazione, che distingue produzione e proprietà da un lato e dall’altro ha aperto alle grandi masse l’entertainment e il turismo, provocando anche una conseguenza nel mondo dell’educazione cioè rendendo l’esterno più appetibile della cultura e dell’istruzione. “Quello che stiamo vivendo però – commenta Simone – era già stato avvistato da Alexis de Tocqueville quando aveva parlato di “un despota che voleva tutti i sudditi felici”.

Ma è Jacona il più amaro quando parla di “una goduria di massa, indistinta e pericolosa che delega al potere tutto, accontentandosi della vittoria dell’immaginario.  La conseguenza è il successo della deriva autoritaria, che trae linfa anche dall’astensionismo e che ha capito di essere l’unica soluzione possibile, alla des-idealizzazione”. Ma quali sono le basi della disillusione?

 

LA LEZIONE DIMENTICATA DI PASOLINI –  “I non luoghi della disillusione sono – spiega Simone – gli stessi che hanno fondato la democrazia e che ora rivelano il loro carattere fittizio: il principio dell’uguaglianza davanti alla legge o il principio della sovranità popolare”. La rappresentatività – aveva già avvertito Rousseau- è un principio “acrobatico, in quanto se 10 persone si trovano a rappresentare 10 milioni è evidente che si tratta di una sperequazione.  Se oggi questi principi sono in piena crisi, l’energia vera  e pratica viene dal movimentismo .

“Una mutazione antropologica, avrebbe detto Pasolini – interviene Simone – e non solo a livello di Palazzo, ma proprio all’interno della società . Dimenticare o sottovalutare Pasolini è stato sbagliato, perché aveva capito e intravisto non i pericoli del progresso, ma della modernizzazione, pericoli dovuti ad un allargamento della cosiddetta base senza avere però la capacità di riorientarsi” . Questo ha portato al dissolversi dei modelli tradizionali in molti campi, compreso quello dell’istruzione, sostituiti dai media  e dai nuovi media, divenuti invasivi.  I giovani sono più interessati alla rappresentazione della realtà che alla realtà stessa e ne perdono il contatto . “ E anche questo porta – conclude icasticamente Jacona- a uno svuotamento della democrazia anche nei partiti che tradizionalmente insistevano e vivevano sul territorio”.

 

IL SUCCESSO DEL FESTIVAL –  Il festival vicino/lontano si è concluso con cifre importanti: Un primo conteggio sugli spazi del festival e sugli incontri, oltre 100 proposti quest’anno, porta a stimare almeno 45mila presenze per questa edizione: certamente un allungo significativo rispetto al passato, legato alla consapevolezza che è stato senz’altro l’ampio intreccio nell’esplorazione del tema vulnerabilità in rapporto anche all’ambiente, alle istituzioni e alla legalità, al clima e al territorio, nei 40 anni dal terremoto in Friuli, ad aver determinato il successo della manifestazione.

 

Alessandra Pavan

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