Bookcity 2019

Chernobyl, la testimonianza toccante del Premio Nobel Svjatlana Aleksievič

Il Premio Nobel per la Letteratura Svjatlana Aleksievič durante Bookcity ci racconta la catastrofe di Chernobyl, riportandone la sua testimonianza
Chernobyl, la testimonianza toccante del Premio Nobel Svjatlana Aleksievič

Svjatlana Aleksievič è la giornalista e scrittrice bielorussa, che nel 2015 si è aggiudicata il Premio Nobel per la Letteratura “per la sua scrittura polifonica, un monumento alla sofferenza e al coraggio nel nostro tempo”. Infatti è nota soprattutto per essere cronista dei principali eventi dell’Unione Sovietica, dalla guerra in Afghanistan al disastro di Chernobyl. Ed è infatti a proposito della tragedia che Chernobil ha costituito e al radicale cambio di prospettiva che ha innestato nella storia dell’umanità, Svjatlana Aleksievič ha raccontato la catastrofe e l’importanza di percepire il cambiamento. Ci troviamo infatti in una nuova fase della Storia, tanto che possiamo parlare di Storia delle catastrofi. 
Preghiera per Černobyl’. Cronaca del futuro è il libro della giornalista da cui è stata tratta la serie TV HBO di Chernobyl. 
In occasione di Bookcity nel corso dell’undicesima Conferenza Mondiale Science for Peace, Svjatlana Aleksievič riporta la sua esperienza e la sua testimonianza di fronte a una crisi di cui non si conosceva nulla, ma che ha fatto voltare drasticamente la Storia.  

 

Le parole di Chernobyl

“Non abbiamo capito Chernobyl perché questo evento va oltre la nostra immaginazione, non si limita alla nostra conoscenza. Io ho seguito l’evoluzione dell’uomo prima tragedia e dopo la tragedia. E ricordo la paralisi dei sentimenti in cui ci siamo trovati per circa un mese. La gente non riusciva a capire cosa stava succedendo. Andava oltre la nostra conoscenza. Noi credevamo nella Scienza, eravamo le persone che credevamo nell’atomo pacifico. Le persone semplici mi dicevano: “Sì, abitavo vicino alla centrale e mi piaceva passeggiare lì con i bambini, coglievamo funghi, piantavamo ortaggi in quella zona.”. Altre persone invece raccontano che quando è scoppiato l’incendio erano in ammirazione di questo incendio. Dicevano che non era proprio un incendio nero, non aveva una fiamma nera. Era una cenere di colore rosso che si alzava fino al cielo. Io come scrittrice sono rimasta sempre impressionata da questa presenza della bellezza nell’orrore. E quando ero arrivata a Cernobyl e ho visto il trasferimento della popolazione in altre zone, mi ricordo la visione di persone che in silenzio si muovevano a prendere gli autobus. Queste persone venivano inseguite dai loro animali domestici. Le persone cercavamo di evitare il loro sguardo. Salvavano loro stesse e tradivano i loro animali domestici  a loro cari. I soldati fucilavano gli animali. Io sono stata in guerra, ho visto orrori di ogni tipo, ma questa è stata l’esperienza più drammatica di tutta la mi vita. Nei villaggi i soldati lavavano le case, lavavano tutto, lavavano perfino la legna e io vidi un soldato che doveva fare la guardia a una vecchietta con un secchio di latte: andavano a seppellire il latte, insieme al pane, alle mele etc.
La Bielorussia è un parse agricolo e patriarcale e la gente non riusciva a capirlo. E neanche io riuscivo a comprendere questa esperienza. È stato un salto in una dimensione completamente nuova.

La cultura perde di fronte a una tragedia come Chernobyl

C’erano tantissimi militari. Tutti avevano armi nuove di zecca. C’erano elicotteri militari in missione. Per noi, essendo gli uomini che avevano vissuto prima del disastro di Chernobyl, l’orrore più grande era la guerra. La guerra però del futuro avrebbe avuto altre forme e noi non riuscivamo a capirlo.
Di fronte alla strage di Chernobyl senti che il tuo corpo biologico non è fatto per tale situazione: non senti gli odori, perché la radiazione non ha odore, non la vedi, non la senti, e dappertutto c’è la morte. Vedi il mondo in una veste completamente nuova. E la gente non riusciva a capire cosa succedesse. Io continuavo a sentire le risposte delle persone quando facevo le mie domande: “Non ho mai visto niente del genere, non ho mai letto niente del genere, non ho mai visto neanche in tv”. Così la nostra cultura è diventata una vecchia scatola con dei vecchi manoscritti. Un’insegnante mi disse che Tolstoj e Dostoevskij le venivano sempre in aiuto, ma in quel momento non l’aiutavano affatto. La gente non aveva dei sostegni interni, le sono venuti a mancare. Eravamo un paese ateo, ma le chiese erano piene di gente. Guardando i visi di queste persone, la chiesa, capii, non poteva spiegare niente ma poteva dare il conforto. I bambini mi chiedevano: “Dato che sei una scrittrice, gli uccellini avranno dei piccoli? Ma ci puoi dire se gli alberi avranno ancora le foglioline verde?”. Io stavo registrando il futuro. Una ragazza giovane invece mi confidò di aver paura di amare, perché non sapeva cosa sarebbe successo con il parto”.
La cultura dell’uomo ha subito una caduta in quel momento, mentre, invece, le api forse avevano una conoscenza speciale che arrivava a loro attraverso delle vie diverse. Ma l’uomo era completamente inadatto.

“Non puoi più baciare tuo marito”

L’edificio bruciato della centrale nucleare di Chernobyl ha causato moltissime vittime tra gli operai. È diventato una tomba. Il padre di uno di questi vicino a questa tomba piangeva e si disperava. Vicino a lui passavano persone che gli dicevano: “Tuo figlio ci ha uccisi”.
Ci troviamo in una dimensione completamente nuova. Le persone per moltissimi anni continueranno a morire di orribili malattie. “Non so se parlarti della morte o dell’amore.” mi disse la moglie di uno dei pompieri che spensero l’incendio. Non avevano una protezione adeguata, per cui rimasero colpiti dalle radiazioni molto di più degli altri. Sono stati ricoverati nell’ospedale di Mosca e quando sono stati raggiunti dai loro figli e dalle famiglie, questi non si potevano avvicinare. Questo è il nuovo futuro in cui cominciamo a vivere già adesso. Una donna che era incinta e che cercava di entrare in contatto con suo marito è riuscito a trovare il reparto, segregato perché ogni pompiere si trovava in una stanza segregata. Ha passato la notte con suo marito e ha visto suo marito trasformarsi in un mostro. I medici non riuscivano a fermare questa malattia terribile e le dicevano “Non puoi più baciare tuo marito, non è più tuo marito, è un oggetto radioattivo, che deve essere purificato”.

Quello che ci rimane di Chernobyl

“Oggi dobbiamo pensare al fatto che noi abbiamo provato le conseguenze di questo disastro e questi mezzi tecnici. È molto difficile schiacciare questo diavolo e vincerlo. Dieci anni prima di Fukushima, il mio libro è uscito in Giappone, e gli scienziati non si preoccupavano perché era una questione russa, mentre in Giappone avevano calcolato tutto per non commettere errori. Dieci anni dopo è successa la tragedia di Fukushima.

Quando ero a Londra ed era venuta questa ragazzina svedese, che chiedeva che l’uomo trasformasse già adesso, mi sembrò una cosa molto romantica. Fuori c’erano molti giovani che sentivano e percepivano la tragedia, il cambiamento, che capivano che avremmo perso la guerra contro la natura. È cambiato tutto. Il vecchio modo di fare la guerra non é più possibile. Abbiamo bisogno di una nuova visione del mondo per sopravvivere.”

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