Cecilia Gentile, ”Racconto il conflitto in Palestina con la voce dei bambini”

Sono storie di bambini cresciuti troppo in fretta quelle riportate da Cecilia Gentile in ''Bambini all'inferno'', edito da Salani, inchiesta sulle condizioni di bambini e minori a Gaza e nei Territori Occupati della Palestina, i cui diritti d'autore saranno devoluti all'associazione locale per l'nfanzia Palestinian centre for democracy and conflict resolution...

La giornalista di La Repubblica parla del suo libro, “Bambini all’inferno”, un’inchiesta sulla condizione minorile a Gaza e nei Territori Occupati della Palestina

 

MILANO – Sono storie di bambini cresciuti troppo in fretta quelle riportate da Cecilia Gentile in “Bambini all’inferno”, edito da Salani, inchiesta sulle condizioni di bambini e minori a Gaza e nei Territori Occupati della Palestina, i cui diritti d’autore saranno devoluti all’associazione locale per l’infanzia Palestinian centre for democracy and conflict resolution. La giornalista, redattrice del quotidiano La Repubblica, per il quale si occupa di questioni sociali, infanzia, immigrazione, ci parla del libro, in cui ha dato voce ai racconti delle vittime innocenti del conflitto, e della sua esperienza in quelle terre.

 

Da cosa nasce l’idea del suo ultimo libro?
Da un precedente viaggio in Medio Oriente e in Palestina. Nel 2008 ero a pedalare con 250 donne di tutto il mondo dal Libano ai Territori Occupati passando per Siria e Giordania. Ho incontrato i bambini palestinesi nei campi profughi, ho sperimentato quanto questi bimbi fossero già stati catapultati nell’età adulta, e sono nati dentro di me il bisogno e la voglia di approfondire la condizione dei minori in queste terre segnate da un conflitto perenne.

Che esperienza è stata, per lei, entrare in contatto con i bambini che vivono a Gaza e nei Territori Occupati della Palestina?
Un’esperienza intensa, toccante, profonda. Mi sono messa in ascolto e ho lasciato parlare i ragazzi, spesso privati anche del diritto alla parola.

A quali dei bambini protagonisti dei vari capitoli del suo libro è più legata, o la cui storia l’ha maggiormente emozionata?
Mi ha addolorato la storia di Amal e Mona Samouni, la cui famiglia è stata letteralmente sterminata dall’Operazione Piombo fuso. E mi hanno commosso tutte le storie dei bambini che lavorano al posto dei genitori, prendendo su di sé, a soli 8 o 10 anni, il fardello di provvedere alla sopravvivenza della famiglia.

 

Lei dedica il libro proprio a loro, affinché possano ricominciare a sognare. Secondo lei cosa occorrerebbe accadesse affinché i loro sogni diventino realtà?
Lavorare con i bambini perchè prendano consapevolezza dei loro diritti. E con i genitori, gli operatori sociali locali, come fa Save the children impegnata in progetti di protezione all’infanzia insieme alle associazioni locali. È ad una di queste, il Palestinian centre for democracy and conflict resolution, che io devolvo i miei diritti d’autore. Ancora: far circolare le informazioni per accrescere il livello di consapevolezza collettiva.

Ritiene che l’attenzione e la sensibilità dell’opinione pubblica su questi temi sia alta? Se non lo fosse, quali iniziative occorrerebbe intraprendere e quanto pubblicazioni come la sua possono contribuire a destare l’attenzione sul tema?
L’attenzione diventa alta quando scoppiano le guerre su cui i media decidono di puntare i riflettori, a volte senza neanche illustrare le ragioni profonde del riacutizzarsi del conflitto. Credo che libri come il mio, che raccontano la vita quotidiana di vittime incolpevoli come i bambini, possano chiamare in causa i sentimenti e la sensibilità delle persone e motivarle a saperne di più.  

 

6 dicembre 2012

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