Carlo Porcedda, “Quella di Michela Murgia in Sardegna è una scommessa destinata a lasciare il segno”

'Il vero traguardo è radicarci ancora di più nel territorio, per riappropriarci come persone e con le persone di spazi pubblici, fisici, sociali, culturali, quegli spazi che la politica ha mandato in disuso in questi anni”. Con questo obiettivo la scrittrice Michela Murgia si è candidata a governatore della Regione Sardegna...

Il giornalista freelance ci parla del libro “La rivoluzione di Michela Murgia” e commenta l’avventura politica della scrittrice sarda

MILANO – ‘Il vero traguardo è radicarci ancora di più nel territorio, per riappropriarci come persone e con le persone di spazi pubblici, fisici, sociali, culturali, quegli spazi che la politica ha mandato in disuso in questi anni”. Con questo obiettivo la scrittrice Michela Murgia si è candidata a governatore della Regione Sardegna con un progetto di democrazia partecipata che parte dal basso, mettendo al primo posto i cittadini e non gli interessi personali. Un’avventura raccontata da Carlo Porcedda nel libro “La rivoluzione di Michela Murgia”. Il giornalista freelance ci parla del suo libro e commenta l’avventura politica della scrittrice sarda.

Da cosa nasce l’idea di questo libro?
Il libro nasce alla luce di quello che sta avvenendo in Sardegna, con l’esperimento di Michela Murgia e “Sardegna Possibile”, che rappresenta una novità non solo nei programmi, ma proprio nella campagna elettorale durata sette mesi sul territorio. Tra le novità, quella di aver organizzato una campagna elettorale con 100mila euro e vedersi proiettati nei primi sondaggi attorno al 20%. I partiti in crisi di rappresentanza dovrebbero guardare con un diverso occhio a questo esperimento.

Cosa rende particolare questa esperienza di Michela Murgia?
In una regione che più di altre ha pagato in termini di crisi sociale, politica, di rappresentanza, Michela Murgia sta portando un progetto di democrazia partecipata, costruendo il suo consenso andando a coinvolgere la gente sul territorio. Un progetto molto nuovo rispetto al passato e a quello che stanno facendo agli avversari elettorali, alle prese con problemi di comunicazione.

Quale apporto può dare uno scrittore o un intellettuale oggi all’attuale mondo politico?
Io credo che uno scrittore, così come un avvocato, un medico, un qualsiasi professionista, se ha un interesse ed una volontà di interagire nel sociale, può dare un grande contributo. Occorrerà vederla alla prova. Sicuramente, Michela Murgia non nasce con il romanzo “Accabadora”, ma arriva al successo con un libro-inchiesta molto autoriale sul mondo del precariato ed i call center, che ha ispirato il film di Virzì. C’è una postura verso l’ascolto della società. Forse il suo gruppo politico manca di esperienza amministrativa. Questo può essere un forte ostacolo da superare nel momento in cui si sale al governo, ma non è che gli attuali governatori in Sardegna lascino un panorama ben gestito e così roseo da accusare di “velleitarismo” chi propone un modello alternativo. “Sardegna Possibile” è un diverso schema di intendere la politica, che non sta con le strutture di destra o di sinistra, ma con forti radici progressiste. Un esempio di “democrazia partecipativa”, già sperimentato in realtà come la Francia, molto meno in Italia.

Speri che in Italia altri scrittori o intellettuali seguano l’esempio della Murgia?
Auspico che in Italia ognuno inizia a fare il proprio lavoro. Se poi un giornalista, o una scrittrice, decide di entrare in politica, deve smettere di fare quello che faceva prima e portare in politica quello che sa fare meglio. Anche gli stessi cittadini dovrebbero cominciare a fare i cittadini, nel senso che dovrebbero “marcare più a uomo” il potere, tornare a capire che la democrazia non significa andare ogni 5 anni a votare, ma restare più a contatto con gli eletti, pretendere da loro un impegno costante.

15 febbraio 2014

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