“Buonvino e l’omicidio dei ragazzi”, Walter Veltroni in un nuovo giallo rivolto ai giovani

28 Gennaio 2026

In questo romanzo, Veltroni firma un noir urbano che è anche una riflessione amara sulla giovinezza e sulla solitudine contemporanea, intrecciando un giallo contemporaneo con i fili mai spezzati della storia. Scopri perché leggerlo

"Buonvino e l'omicidio dei ragazzi", Walter Veltroni in un nuovo giallo rivolto ai giovani

E’ arrivato il libreria il 27 gennaio “Buonvino e l’omicidio dei ragazzi“, il sesto capitolo della fortunata serie gialla scritta da Walter Veltroni che vede come protagonista il commissario Giovanni Buonvino, un uomo dall’animo malinconico, profondamente umano e legato a una Roma tanto quotidiana quanto magica.

In questo romanzo, Veltroni firma un noir urbano che è anche una riflessione amara sulla giovinezza e sulla solitudine contemporanea, intrecciando un giallo contemporaneo con i fili mai spezzati della storia.

L’indagine si muove tra Roma e le sue periferie, ma il vero centro del racconto è uno spazio digitale fatto di immagini, messaggi, tracce che restano anche dopo la morte.

Buonvino e l’omicidio dei ragazzi

La nuova indagine di Buonvino, al commissariato di Villa Borghese, comincia con un suono misterioso. Buonvino, mentre con i suoi festeggia il ritorno di Ivano, il barista, al suo chiosco, sente qualcosa che lo inquieta, potrebbe essere una risata, un pianto, potrebbe essere anche un grido d’aiuto. È mattina presto, è sabato, Villa Borghese ha appena aperto i battenti, il commissario manda i suoi a controllare, ma non trovano niente.

Eppure, la memoria di quel suono non svanisce. Così, quando la domenica all’alba lo chiamano perché hanno trovato una ragazza, giovane, giovanissima, sedici o forse diciassette anni, impiccata all’orologio ad acqua del Pincio, il commissario sa, con l’intuito che lo contraddistingue, che quel grido, riso o pianto, è stato una premonizione. Buonvino non ha avuto figli e, davanti al corpo della ragazza, capisce che i figli sono di tutta la società e che gli assassini dei figli vanno trovati.

In un’indagine che spazia dal cuore di Roma a Centocelle e il cui centro non sarà in un luogo geografico, ma in un luogo digitale, un universo di fotografie, messaggi e commenti, Walter Veltroni, muovendosi tra comicità e tragedia, ci accompagna nella solitudine di una generazione: i ragazzi che muoiono.

I temi dell’opera: perché quello di Veltroni è un libro da leggere?

Ma cosa colpisce del sesto capitolo della serie gialla scritta da Walter Veltroni? Innanzi tutto l’umanità del protagonista: Buonvino non è il classico investigatore tormentato e violento dei polizieschi moderni, ma un uomo che ama la sua squadra, che coltiva la gentilezza e che affronta il delitto con un senso di pietà cristiana e civile. Leggerlo è un atto di riconciliazione con il lato buono dell’essere umano.

Il commissario Buonvino è un personaggio attraversato dal dubbio e dall’empatia. Non ha figli, ma davanti al corpo di una ragazza giovanissima comprende che i figli appartengono a tutta la società. Il romanzo racconta una generazione esposta, fragile, spesso invisibile agli adulti, fino a quando è troppo tardi.

Veltroni crede fermamente che nulla del passato vada perduto. In questo libro, l’omicidio dei ragazzi diventa una metafora delle occasioni perdute e del dovere di rendere giustizia a chi non ha più voce.

Nel libro “Buonvino e l’omicidio dei ragazzi” troviamo la Roma di Veltroni: la città non è solo uno sfondo, ma un personaggio vivo. È la Roma dei parchi, dei vicoli silenziosi, una città che conserva tra i suoi sanpietrini i segreti di vite spezzate. La scrittura è evocativa e carica di una nostalgia luminosa.

Lo stile “leggero ma profondo” del libro è capace di catturare l’attenzione anche dei lettori meno abitudinari: Veltroni adotta un registro che si ispira ai classici del giallo (alla Simenon), dove il mistero è il motore, ma il vero cuore del libro è l’esplorazione dei sentimenti umani: l’amicizia, l’amore maturo e la solidarietà.

In “Buonvino e l’omicidio dei ragazzi”, Veltroni costruisce una narrazione che alterna delicatezza e inquietudine, evitando il sensazionalismo. Il delitto diventa una ferita collettiva e il giallo uno strumento per interrogare le responsabilità diffuse, l’indifferenza e il prezzo del silenzio.

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