Intervista alla scrittrice

“Borderlife”, storia di un’amore impossibile

In occasione del Salone del Libro abbiamo intervistato l'autrice israeliana Dorit Rabinyan in merito al suo libro tanto amato e discusso "Borderlife"

TORINO – “L’odio non ci salverà. L’odio genera solo odio, mentre l’amore ha la capacità di annullare i confini. Io sto con Dorit Rabinyan.” In questi termini il Premio Nobel per la Letteratura 2015, Svetlana Alexievich, ha parlato del tanto discusso e amato libro di Dorit Rabinyan, “Borderlife“.

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IL CASO – L’ultimo romanzo di Dorit Rabinyan, racconta la storia d’amore tra un artista palestinese e una traduttrice israeliana a New York. Il ministero dell’Istruzione di Israele ha proibito che fosse adottato nelle scuole superiori perché “le scene di intimità tra la coppia [composta] da due parti opposte del conflitto minacciano di indebolire il fulcro dell’idea nazionale: Israele è uno stato ebraico e può rimanere così solo se gli ebrei stanno alla larga da relazioni amorose con non-ebrei”. Quando si verificano episodi di questo tipo, si hanno poi gli effetti opposti, Infatti la censura non ha fermato i lettori tanto che nelle librerie di Gerusalemme e Tel Aviv ha venduto migliaia e migliaia di copie. Abbiamo parlato con l’autrice per conoscere meglio il suo libro e la storia che ha raccontato.

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UNA STORIA D’AMORE – “E’ la protagonista del mio libro che rende l’amore della storia impossibile”. L’autrice israeliana ha deciso di raccontare una storia d’amore tra un artista palestinese e una donna israeliana, che è, in fin dei conti, l’amore che ha vissuto lei. “Se non ci fosse stata la fantasia e l’immaginazione, sarebbe molto più autobiografico” – ha continuato l’autrice – il libro è dedicato e ispirato all’artista palestinese Hassan Harouni, morto tragicamente annegato. Erano giovani e si conobbero a New York, come i protagonisti del suo libro, un rapporto tra un palestinese e un israeliano possibile all’estero, impossibile in patria. Dopo la sua scomparsa, Dorit gli scrisse una commovente lettera d’addio che ha conquisato le pagine della politica estera internazionale.

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SULLA CENSURA – “Devo dire grazie a tutti coloro che hanno comprato il mio libro dopo la censura, alcuni addirittura ne compravano più copie per poi distribuirle, altri si facevano dei selfie con il libro per promuoverlo. A tutte queste persone devo dire grazie”. Poi l’autrice si sofferma sui motivi della censura, “credo proprio che sia stata dovuta al fatto che il mio libro contiene una speranza, la speranza del dialogo e di cambiamento”.

UNA SITUAZIONE DIFFICILE E PARADOSSALE – “Pochi conoscono davvero come siano i rapporti tra Israele e Palestina. Vi dico che la mia storia gli fa così paura che aspettano soltanto che faccia una dichiarazione sbagliata per attaccarmi.” Dorit ci parla poi di una situazione che non può non essere documentata perché ci deve imparare a far riflettere: “In Israele non si insegna arabo nelle scuole, non si vuole dare alle persone il modo di poter comunicare con il proprio vicino. Una cosa gravissima se ci pensate. Le persone vivono isolate da coloro che li circondano, i matrimoni misti sono proibiti.” Questo porta inevitabilmente tragiche conseguenze, se il vicino non si o non si può conoscere, viene raccontato da altri, in modo anche caricaturale e quindi finisce inevitabilmente per far paura”. Il libro di Dorit Rabinyan ha dimostrato che la letteratura, se non può rivoluzionare i rapporti e la storia in poco tempo, può essere sicuramente un forte stimolo per tutti  coloro che, invece, vorrebbero cambiarle. Un punto di partenza indispensabile.

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