Il bookcrossing riscuote successo in tutto il mondo, ma non in Italia

Flavia Amabile su La Stampa spiega come funziona il bookcrossing e fornisce la classifica di partecipazione dei vari Paesi del mondo al fenomeno. L’Italia è la grande esclusa

Il bookcrossing è diventato un fenomeno diffuso ormai a livello mondiale. Proprio ovunque? Non esattamente. Anche in questo caso l’Italia fa triste eccezione. Lo denuncia su La Stampa Flavia Amabile, che disegna il quadro desolante del disinteresse che regna nel nostro Paese nei confronti dei libri, anche di quelli dati in regalo.

COME FUNZIONA IL BOOKCROSSING – Come funziona il bookcrossing? In maniera molto semplice: ci si registra sul sito ufficiale, www.bookcrossing.com, attivo in 132 Paesi dal 2001. Si indica il libro che si vuole lasciare in uno degli angoli allestiti per lo scambio e al volume viene assegnato un codice che va riportato sulla quarta di copertina o in una pagina interna. Si indica ancora sul sito di aver lasciato quel libro in un dato luogo: qualcuno dovrebbe andare a prenderlo, leggerlo e teoricamente lasciarlo di nuovo in un altro posto, segnalandolo sempre sul sito. In questo modo i libri fanno il “giro del mondo”, che tutti possono seguire virtualmente.

CLASSIFICA MONDIALE DI PARTECIPAZIONE AL BOOKCROSSING – A partecipare a questo grande gioco sono in moltissimi, in primo luogo negli Stati Uniti, dove il bookcrossing è praticato dal 29% delle persone. Seguono Germania, dove la partecipazione si attesta al 16%, e Regno Unito sul podio, e poi Paesi Bassi, Finlandia, Canada, Australia, Francia, Portogallo e Spagna. Non c’è traccia dell’Italia.

IL CASO ITALIANO – Può forse trattarsi di un grande complotto internazionale per far fare la solita brutta figura al nostro Paese, azzarda ironica la giornalista. Flavia Amabile è andata dunque a verificare. Su 14 luoghi registrati in rete per fare bookcrossing a Roma, “solo in 3 sono pienamente operativi […]: l’Enoteca Trucchi, l’Università Roma Tre di largo San Leonardo e il Vivi Bene”. Gli altri sono posti che hanno chiuso a causa della crisi o che hanno cambiato gestione: i nuovi titolari, considerata la desolazione in cui versavano gli scaffali adibiti al bookcrossing, hanno quasi sempre deciso di eliminarli. La conclusione? Come constata con sconforto Fabrizio Genghini dell’enoteca “L’Acino che Vola”, che dopo un tentativo fallito ha mandato gli scaffali in soffitta, in Italia “funziona solo il calcio”.

10 marzo 2014

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