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Come era il mondo prima del Coronavirus? La risposta in “Visto si stampi”

A dare una chiave di lettura, quasi involontariamente, ci pensa la giornalista Bruna Magi nel libro "Visto si stampi", ritratto di un glorioso “come eravamo”. 

Come è stato il mondo fino al 2019, prima che la pandemia delineasse il confine tra ciò che eravamo e ciò che siamo oggi? A dare una chiave di lettura, quasi involontariamente, ci pensa la giornalista Bruna Magi nel libro “Visto si stampi“, ritratto di un glorioso “come eravamo”.  Un viaggio attraverso libri e quotidiani, cinema e passioni. Un itinerario nell’età dell’oro del giornalismo. Galleria di “ritratti vivi” oltre ogni conformismo, a volte indulgenti, divertiti e teneri, altre spietati, senza peli sulla lingua. Seguito ideale di “È la stampa, signori!“, il libro è la celebrazione di un mondo culturale in bilico, non ancora piegato agli hashtag e ai tweet di influencer. Una riflessione sul senso della Storia aldilà degli odi politici e del binomio vinti-vincitori.

“VISTO SI STAMPI, Storie pubbliche e private” inizia e si ferma su una linea in bilico, quella del 2019 come “ultimo anno normale”. Un attimo prima che il Covid esplodesse, e iniziasse un’altra era.

Ho iniziato scrivere “Visto si stampi-Storie pubbliche e private” quando ancora non potevamo neppure ipotizzare che cosa sarebbe accaduto. Ho voluto farlo attraverso i giornali perché sono le testate più note a soffrire oggi la crisi del cartaceo, e a dirci come eravamo e che cosa siamo diventati. Un cambiamento profondo, derivante dal dominio della rete, infarcita di volgarità e fake news. Ed è proprio con una fake, ideata ironicamente, che apro il primo capitolo, intitolato “Casca la Terra” (preveggente). Riguarda il presidente Sergio Mattarella, è una sorta di gioco che fa simpatia.

Poi si è aggiunta la frattura più pesante, quella segnata dal Covid, la socialità è diventata demarcazione profonda. Così, il mio libro con le sue storie di uomini e donne diventa una tappa storica, fondamentale, quando non dovevamo barattare la libertà con la salvezza.

L’odio politico significa che la libertà d’espressione nel nostro paese ha fallito?

Crediamo di dire quello che vogliamo, ma solo in apparenza: se dissentiamo dall’ovvietà, diventiamo politicamente scorretti. Infatti il mio libro è scorretto dalla prima all’ultima riga, inizia raccontando la violenza verbale subita a Savona (la mia città natale, la stessa terra di Sandro Pertini) nel corso di una presentazione del libro precedente, perché secondo alcuni presenti al dibattito avevo esagerato raccontando il presidente nel suo carattere burbero.

Credo profondamente che il giornalismo debba essere sempre contro il potere, di qualsiasi colore. E in questo senso la libertà d’espressione a volte ha fallito, attribuendo l’etichetta di fascista a chiunque, solo quando è “contro” le idee scontate. E per l’appunto nel libro mi sono molto divertita a ritrarre personaggi famosi (politici, star del cinema, scrittori…) in chiave controcorrente, da Bettino Craxi a Gina Lollobrigida, da Federico Fellini a Brad Pitt, da Sophia Loren a Vittorio Gassman, da Fabrizio De Andrè a Chiara Ferragni. Eccetera.

Perché l’invidia, come scrive, è il motore del mondo, più potente dell’amore?

Perché prevalentemente l’uomo non brilla per generosità. L’erba del vicino è sempre più verde, e nei casi peggiori l’invidia travolge il suo stesso sangue, come dimostrò Caino con il fratello Abele, quel fratricidio avrebbe marcato l’umanità, e in seguito Shakespeare immortalò la cupa invidia in capolavori eterni. Ognuno ha il suo Jago. Al nostro tempo gli haters, gli odiatori, vanno di pari passo con Whattsapp e le fake news. Non a caso proprio con “il girone degli invidiosi” si conclude il mio libro.

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