Amazzonia, 7 libri per conoscere e capire questa terra

L'Amazzonia in questo periodo è in grave pericolo a livello ambientale, ma è da sempre che viene devastata. Ecco i 6 libri per capire

MILANO – Di questi tempi l’Amazzonia, come molti altri luoghi del mondo incluse la Siberia, le Canarie e l’Indonesia, non se la sta passando bene. I continui incendi (nel 2019 sono aumentati dell’83% rispetto al 2018), lo sfruttamento intensivo di queste terre stanno creando un disastro naturale senza precedenti. Infatti la Foresta amazzonica è una risorsa importantissima per il nostro pianeta (pianeta! non per lo sfruttamento economico), tanto che spesso viene soprannominato il “polmone verde” della Terra. La sua presenza infatti fa rallentare l’aumento del riscaldamento globale. Ma l’Amazzonia non subisce danni solo sul fronte ambientale: infatti in passato è stata considerata terra da depredare in tutti i sensi.
Per capire meglio questa terra meravigliosa e continuamente vessata, vi consigliamo una serie di libri utili per comprendere le varie problematiche e non soffermarsi solo alla superficie.

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Amazzonia – L’impero dell’acqua (1500-1800), Massimo Livi Bacci

Il primo europeo a conoscere l’Amazzonia fu Pinzón, già capitano della Niña con Colombo, che nel 1500 risalì l’estuario del Grande Fiume. Ma la notizia non destò grande interesse e del Rio Santa Maria del Mar Dulce, come venne inizialmente battezzato, non si parlò più per vari decenni. Fu invece dal Perù che venne il tentativo, alimentato dalla leggenda dell’oro, di esplorare le sconfinate distese a oriente delle Ande. Nonostante le imponenti dimensioni (210 spagnoli, 4.000 indios, 5.000 maiali, 1.000 cani, greggi di lama), una spedizione partita da Quito nel 1541 rimase ben presto intrappolata nella selva, spingendo alcuni a scendere il Rio delle Amazzoni fino all’Atlantico. Vent’anni dopo la stessa impresa fu tentata dal gentiluomo Urzua, ucciso nella rivolta capeggiata dal luciferino Aguirre. La discesa del fiume diventa allora un allucinato dramma grondante di sangue, fino alla morte dell’uomo assurto a torbido mito: angelo del male, ribelle sognatore, folle visionario. Anche di questa oscura ma affascinante vicenda – qui ricostruita nei dettagli – si nutre l’epopea dell’Amazzonia, scrigno di tesori e triste Tropico, miraggio dei diseredati e nemesi degli avidi.

L’invenzione della natura, Andrea Wulf

Descritto dai suoi contemporanei come “l’uomo più famoso al mondo dopo Napoleone”, Alexander von Humboldt fu uno dei personaggi più affascinanti e stimolanti del suo tempo. Nato nel 1769 in una ricca famiglia aristocratica prussiana, rinunciò a una vita privilegiata per scoprire come funzionava il mondo. I suoi viaggi e le sue esplorazioni in ogni angolo del globo ne plasmarono il pensiero e ne fecero un personaggio leggendario, ammirato e citato come diretta influenza non solo da studiosi come Charles Darwin, Henry David Thoreau, Ralph Waldo Emerson e John Muir, ma anche da letterati come Goethe, Coleridge e Wordsworth; Thomas Jefferson scrisse che Humboldt era “tra i principali artefici della bellezza” della sua epoca. Tuttavia, questa straordinaria personalità, a cui dobbiamo il nostro stesso concetto di natura e l’idea moderna di ambientalismo, sembra oggi pressoché dimenticata, e mentre il suo nome resiste ovunque – piante, animali, fiumi e città prendono il suo nome -, le sue opere prendono polvere sugli scaffali delle librerie. Andrea Wulf, acclamata storica e autrice di numerosi bestseller internazionali, si è immersa nelle opere, nei diari e nei documenti personali di Humboldt, ne ha seguito le tracce in tutto il mondo, visitando gli stessi luoghi e scalando le stesse montagne, per restituire a Humboldt, con questo libro, il posto che egli merita nel pantheon della natura e delle scienze. “L’invenzione della natura” è anche un tentativo di capire come è nato e come si è formato il modo stesso in cui pensiamo il mondo.

Storie Assassine, Bernard Quiriny

In questo trattato di assurdologia c’è di tutto: cose che prendono la parola, amanti che si azzurrano, critici che si fanno un punto d’onore di ammazzare i loro scrittori, sconcertanti diari di bordo, rigorose relazioni antropologiche su tribù lontane, carcerieri ossessionati, bevitori incalliti, casi clinici, ret-tifiche che rettificano rettifiche. Una collezione molto particolare di racconti sorprendenti, venati stavolta da un composto humour nero che provoca risate aperte, sorrisi a denti stretti e qualche ghiaccio brivido. Sempre spiazzanti, le Storie assassine sono una prelibatezza raffinata per chi della letteratura ama la lievità e la capacità di far rocambolare la fantasia.

Macunaíma, Mário De Andrade

Questo libro è il racconto ricco di avventure, tra il reale e il fantastico, di un ragazzo della foresta vergine, che, quando muore la sua dea Ci, decide di esplorare il mondo e in particolare le grandi città del Brasile. Lungo il suo viaggio dovrà fare i conti con la diversità tra città e natura, tra vegetazione incontaminata e modernità.

Acqua viva, Clarice Lispector

«Da un mistero è venuta, verso un altro è partita. / Restiamo ignari dell’essenza del mistero» scrive Drummond de Andrade di Clarice Lispector. Ed è proprio in un misterioso universo personale – un universo labirintico e lacerato – che il lettore viene come risucchiato dalla voce, visceralmente femminile, che in queste pagine tenta di dire l’indicibile, di entrare in contatto «con l’invisibile nucleo della realtà». Attraverso uno sregolato, impetuoso flusso di coscienza la Lispector ci fa percepire, in modo quasi fisico, impressioni e visioni di travolgente intensità, usando una lingua che sembra inventare continuamente se stessa, il cui fascino risiede nella sua stranezza e le cui ferite sono il suo punto di forza. Testo estremo di un’artista estrema, “Acqua viva” costituisce il raggiungimento della maturità della sua autrice: un assolo ammaliante, in cui tornano i temi ricorrenti in gran parte dell’opera della Lispector – la natura e i suoi sfaccettati simbolismi, lo specchio e la rifrazione obliqua, il male e la morte, l’incomunicabilità fra amanti – spinti all’incandescenza, senza che mai, ai suoi incantesimi, ci sia dato sottrarci.

Grande Sertão, João Guimarães Rosa

Sertão è la grande pianura arida del nord-est Brasile che ha ispirato questo romanzo, un classico del grande scrittore João Guimarães Rosa, che insieme alla Lispector è considerato uno degli scrittori di maggior rilievo della letteratura brasiliana contemporanea. Grande Sertâo è un romanzo, paragonato all’Ulisse di Joyce, scritto con uno stile unico, pittoresco e colorato. La parola è usata come simbolo in funzione allusiva.

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Via: Wired.it

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