Ad Internazionale, il mondo del giornalismo dibatte sul ruolo dei social media

DAL NOSTRO INVIATO A FERRARA - Come è cambiata l'informazione negli ultimi anni? Che ruolo rivestono i social media in ambito giornalistico? Di questo si è dibattuto ieri, nel primo giorno di Internazionale, durante l'incontro ''Me l'ha detto l'uccellino. Come Twitter e i social media hanno cambiato il giornalismo''...

Si è tenuto ieri sera l’incontro “Me l’ha detto l’uccellino. Moderatore il giornalista de “Il Post” Luca Sofri

 

FERRARA – Come è cambiata l’informazione negli ultimi anni? Che ruolo rivestono i social media in ambito giornalistico? Di questo si è dibattuto ieri, nel primo giorno di Internazionale, il Festival che si tiene a Ferrara per parlare di crisi e cambiamento. Nell’incontro intitolato “Me l’ha detto l’uccellino. Come Twitter e i social media hanno cambiato il giornalismo”, esperti come Luca Sofri de Il Post, Marina Petrillo di Radio Popolare, David Randall del settimanale The Independent on Sunday di Londra ed altri hanno dibattuto se veramente questi nuovi mezzi di comunicazione hanno realmente cambiato il modo di fare giornalismo, e se quindi possono sostituire i classici media come quotidiani, televisioni e radio.

 

PUNTI DI VISTA DIVERSI – Nel corso del dibattito, sono emersi dai vari interlocutori differenti punti di vista. Alcuni, come ad esempio David Randall, sostengono che l’uso dei social e di Twitter può essere controproducente in quanto non hai mai la certezza della notizia, di chi la pubblica, se il fatto che si sta raccontando è un “fake” (un falso) oppure una notizia reale da prendere in considerazione, sostenendo che ad oggi le agenzie di stampa sono ancora fondamentali nel lavoro di un giornalista.

 

SCEGLIERE LA FONTE – Non tutti la pensano così. Luca Sofri, invece, sostiene che questi nuovi media possono essere fondamentali, e che se si inizia a disquisire sulla veridicità delle informazioni, allora si dovrebbe criticare anche le TV, da anni fonti di notizie, soprattutto durante le dirette, molte delle quali piene di errori, anche se reali. “Con Twitter – afferma Sofri – puoi scegliere la fonte e quindi avere sempre sott’occhio se una notizia è reale o meno, e nel caso di errori sei sempre in grado di correggerla”.

 

TWITTER IN MEDIO ORIENTE – Tra i partecipanti a questa sorta di tavola rotonda, il giornalista Sultan Al Quassemi, famoso per aver raccontato la rivoluzione Egiziana, ha sostenuto l’importanza dei social media in quel momento storico in Medio Oriente, dove l’unico modo in cui si potevano far trapelare le notizie era proprio quello. “Grazie a Twitter si è potuto sapere cosa facevano le ONG (Organizzazioni non Governative), conoscere le varie azioni intraprese dai governi nei confronti della popolazione, se qualcuno contrario al regime veniva incarcerato ingiustamente, e con la mobilitazione si riusciva a trasmettere la notizia e anche riuscire a liberarlo”.

 

VOCE ALLE DONNE – “Con l’avvento dei social media anche le donne, finalmente, hanno voce”. Questa è stata una delle tesi difensive da parte di Marina Petrillo, che si occupa soprattutto delle rivolte Arabe attraverso Twitter. “Oggi ormai per i giornalisti sta diventando un problema l’uso dei social – afferma la Petrillo – perché un giornalista è quasi obbligato a mandare post mentre segue un evento importante, e ciò provoca distrazione”. Arrivando alla conclusione del dibattito, è emerso che i nuovi mezzi di comunicazione, come i social, sono si importanti, ma che per realizzare un vero scoop, un giornalista deve andare ancora sul campo, essere dentro la notizia di persona.

 

Marco Ruscetta

 

6 ottobre 2012

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