I 7 libri preferiti di David Bowie

David Bowie era un grande appassionato di libri, tanto che alcuni hanno influenzato i testi delle sue canzoni. Ecco i suoi 7 libri preferiti
I 7 libri preferiti di David Bowie

MILANO – Dopo il successo di Bohemian Rapsody, il film sui Queen, arriverà nelle sale Stardust, la biopic su David Bowie, interpretato da Johnny Flynn. David Bowie è rimasto nel cuore di tutti come un talento musicale, poliedrico, fuori dalle righe, che ha contribuito a cambiare il panorama musicale. Le sue canzoni come Heroes, Rebel, Changes sono pezzi di musica che difficilmente verranno dimenticati. David Bowie però non era solo un grande artista, era anche un grande appassionato di libri, tanto che la maggior parte del tempo che non impiegava a fare musica, lo trascorreva dietro i libri. Uno dei suoi curiosi aneddoti racconta che per girare il film L’uomo che cadde sulla terra e trasferirsi da Los Angeles al New Mexico il cantante si portò dietro delle valigie molto grandi contenenti una marea di libri, tanto che sembrava che si stesse portando dietro una libreria itinerante. Il regista Nicolas Roeg  allora gli disse in modo ironico: “Il tuo più grande problema David è che non leggi abbastanza.” Bowie non capendo la battuta domandò rimproverando se stesso: “Cos’altro dovrei leggere?”.
Molte canzoni prendono spunto dai libri, come per esempio Sympathy for the devil dei Rolling Stones che è stata ispirata da Il maestro e margherita di Bulgalkov, e anche molti testi di David Bowie sono stati suggeriti dalla lettura di certi libri: per esempio Diamond dogs trovò ispirazione in 1984 di Orwell o Ashes to ashes da Così parlò Zarathustra.
Ecco dunque alcuni dei libri che hanno a che fare con l’immaginario musicale di David Bowie, come riporta Lithub.

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“La solitudine del maratoneta” deve il suo successo in parte a una fortunata trasposizione cinematografica di Tony Richardson, ma in particolare allo stile modernissimo di Sillitoe. La solitudine del maratoneta è una raccolta di racconti, che deve il suo titolo al primo racconto titolo alla raccolta, che si intitola appunto “La solitudine del maratoneta”: è un lungo e inarrestabile narrazione di sessanta pagine che ripercorre, al ritmo dei suoi passi durante una gara di maratona, i pensieri agitati del protagonista. Colin Smith, un giovane scapestrato rinchiuso in riformatorio, di cui il direttore dell’istituto ha intuito e incoraggiato il talento sportivo, continuerà a chiedersi a ogni passo della sua gara per chi o per cosa stia correndo, trovando l’unica risposta possibile a un passo dal traguardo.

2. Sette anni in Tibet, Heinrich Harrer

Nel 1939 Heinrich Harrer, ex campione di sci e noto alpinista austriaco, viene scelto per partecipare alla spedizione sul Nanga Parbat, il nono monte più alto della terra, appartenente all’Himalaya. Farà ritorno in patria solo dopo incredibili eventi: verrà imprigionato in un campo di concentramento, evaderà più volte, riuscendo a penetrare in terre sconosciute e a stringere amicizia con il giovane Dalai Lama; ma soprattutto imparerà ad amare una cultura molto diversa e affascinante, di cui diventerà il paladino. “Sette anni in Tibet” è una testimonianza storica e umana sugli ultimi anni del Tibet indipendente, alla vigilia della drammatica invasione delle truppe cinesi.

3. Così parlò Zarathustra, Friedrich Nietzsche

Un antico profeta persiano, che aveva visto nella lotta tra il Bene e il Male l’asse attorno a cui ruotano le umane vicende, torna in un mondo moralmente lacerato per porre riparo al suo fatale errore. Zarathustra diventa così profeta della saggezza dionisiaca, che è gioiosa accettazione della vita in ogni suo aspetto, e affronta una difficile esperienza tra gli uomini, deciso a redimerli e soprattutto a liberarli dalla morale cristiana. In un crescendo di prediche dissacratorie e parabole alla rovescia, di eccessi e furori, l’azione tragica giunge al suo culmine nell’incontro tra il protagonista e gli uomini superiori, patetiche figure di sofferenti che simboleggiano un’umanità inadeguata a comprendere la dottrina di Zarathustra e i suoi dirompenti contenuti, dalla morte di dio, al superuomo, all’eterno ritorno di tutte le cose. E nell’attesa fiduciosa di un’umanità migliore si chiude l’opera in cui Nietzsche ha più profondamente fuso saggezza filosofica e illuminazione poetica.

4. Arancia meccanica, Anthony Burgess

Alex è un teppista, appassionato di Beethoven, sempre pronto a tirar fuori il coltello, capo di una banda di duri che ogni sera mette in pratica della violenza gratuita: rapine, stupri, scassi, assalti ai negozi, scontri con altre bande. La situazione cambia quando Alex viene tradito dai suoi amici durante una delle tante sue imprese. Le terapie di rieducazione, comunque crude e violente, lo lasceranno in balia delle sue antiche vittime, in un meccanismo di situazioni grottesche e paradossali.

5. 1984, George Orwell

In un futuro distopico il mondo è diviso in tre immensi superstati in continua guerra fra loro. La capitale di Oceania è Londra, la società è governata dal Grande Fratello, che tutto vede e tutto sa. I suoi occhi sono le telecamere che spiano di continuo nelle case, il suo braccio la psicopolizia che interviene al minimo sospetto. Non esistono leggi scritte, non esiste una verità, se non che sia proibito pensare con il proprio cervello, amare, divertirsi. Insomma vivere in modo individuale e secondo i propri desideri e identità. Tutto è controllato e imposto dal Grande Fratello, che nessuno ha mai visto di persona. Dal loro rifugio solo Winston Smith e Julia osano ribellarsi e lottare disperatamente per conservare un granello di umanità.

6. Neve di primavera, Yukio Mishima

La storia è ambientata in Giappone dopo la guerra russo-giapponese, negli anni che precedono la prima guerra mondiale, e il contesto è quello dell’alta società, convenzionale e tradizionalista ma attratta anche dalla moderna civiltà anglo-occidentale. Tutti sono ossessionati dal decoro, dal rispetto delle apparenze e dalla conformità a regole antiche, nonostante l’ipocrisia di fondo, in una realtà che sta rapidamente mutando. Protagonista principale è il giovane Kiyoaki Matsugae, appartenente a una famiglia di Samuraima venendo educato a un tipo di vita molto esclusivo. Trascorre così pubertà e adolescenza al fianco Satoko, un’aristocratica giovane figlia di conti. Sboccia così un amore tra i due con alcune difficoltà da parte del giovane che non conosce e non capisce questi sentimenti che non prevedono un’etichetta e una norma…

Un vertiginoso “divertissement” che apre una finestra sulle origini del sapere scientifico-naturalistico nel Vecchio Mondo, e trae spunto dalle esplorazioni di un bizzarro “gabinetto delle meraviglie”, scoperto quasi per caso nel mezzo della distesa suburbana di Los Angeles. Di improbabile, elusivo e folle il Museo del Jurassic Technology non ha soltanto l’ubicazione o il nome, non sono da meno gli allestimenti, le peripezie da cui ha tratto origine e lo stesso titolare. Dinanzi ai prodigi di natura e ai reperti mostruosi in visione nelle sale, fianco a fianco con le più incredibili opere dell’uomo, il visitatore oscilla tra perplessità e stupefazione.

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