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“Non si può morire di scuola”, gli studenti manifestano in piazza

Al centro della protesta ci sono soprattutto l’alternanza scuola-lavoro e, più genericamente, la mancanza di dialogo e la totale assenza di una visione sul futuro dell'istruzione

“Non si può morire di scuola”. E’ uno dei messaggi presenti su uno degli striscioni posti in apertura del corteo degli studenti milanesi, in ricordo di Giuseppe Lenoci e Lorenzo Parelli, morti durante l’alternanza scuola-lavoro. Le manifestazioni degli studenti si stanno tenendo in tutta Italia. Al centro della protesta ci sono soprattutto l’alternanza scuola-lavoro e, più genericamente, tutte le situazioni in cui gli studenti iniziano a lavorare come parte del loro progetto formativo.

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Studenti in piazza a Milano

I liceali milanesi si sono dati appuntamento in piazza Cairoli per poi partire in corteo “contro questo modello di scuola” come si legge su un altro striscione. Il corteo passerà per il centro di Milano per chiudersi in piazza Fontana. Prima di partire i ragazzi hanno srotolato uno striscione sulla statua al centro della piazza chiedendo di abolire l’alternanza scuola-lavoro e spiegando che “l’alternanza è solo sfruttamento”. Per la manifestazione alcune linee di tram e autobus – rende noto Atm – sono state deviate.

Non si può morire di scuola

Oggi gli studenti e le studentesse di tutta Italia scendono in piazza per protestare contro “alternanza, maturità e repressione subita”, come riferito dagli organizzatori del Fronte della Gioventù Comunista. “Non si può morire di scuola-lavoro – ha affermato Simon Vial, responsabile scuola del Fronte della Gioventù Comunista (Fgc) – Diciamo no a una scuola che insegna ai giovani che è normale lavorare gratis, senza diritti e sicurezza. Così non si combatte la disoccupazione, si formano nuovi schiavi”. Alcune organizzazioni chiedono le dimissioni del Ministro dell’Istruzione Bianchi e di quella dell’Interno Lamorgese.

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Le motivazioni della protesta

Non solo il tema dell’alternanza scuola-lavoro: la protesta degli studenti di oggi 18 febbraio è l’occasione di far sentire al propria voce in merito ad altri argomenti legati al mondo scolastico italiano. “Scendiamo in piazza perché non possiamo più accettare la mancanza di dialogo e la totale assenza di una visione sul futuro dell’istruzione”, dicono i rappresentanti di istituto delle scuole di Torino. “Non accettiamo che la maturità cambi a metà di ogni anno. Vogliamo un luogo di costante dialogo e confronto con le istituzioni per ripensare completamente la scuola del futuro, a partire dalle innumerevoli criticità del sistema”.

L’attenzione del Viminale

Il Viminale teme che possano nuovamente verificarsi duri scontri tra manifestanti e forze dell’ordine. La ministra Luciana Lamorgese nei giorni scorsi ha inviato una direttiva a tutti i prefetti sollecitando un intervento preventivo al fine di garantire, da un lato, il regolare svolgimento pacifico delle proteste e al contempo di evitare che possano verificarsi infiltrazioni volte a strumentalizzare le istanze degli studenti e delle studentesse. La Direttiva del Viminale inviata ai prefetti italiani invita, in considerazione della delicatezza delle tematiche sollevate dal mondo studentesco, “ad una sensibile capacità di ascolto e mediazione”.

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