L’abbandono scolastico è un pericolo per il futuro dell’Italia

I dati Censis-Ocse danno un bilancio devastante della Scuola italiana e della preparazione dei nostri ragazzi. Il rischio? Un Paese sempre più degradato e in mano alla criminalità...

I dati Censis-Ocse danno un bilancio devastante della Scuola italiana e della preparazione dei nostri ragazzi. Il rischio? Un Paese sempre più degradato e in mano alla criminalità. La politica comprenda che il sociale, la rivalutazione e la bonifica del territorio, la ristrutturazione e la valorizzazione dell’enorme patrimonio culturale, e la valorizzazione delle eccellenze artigianali e industriali sono i primi punti su cui agire. Lo Spread può attendere!

MILANO – Alti tassi di abbandono scolastico e preparazione sotto la media. Ben l’11,9% degli iscritti al primo anno delle scuole superiori abbandona gli studi. Solo il 21% dei quindicenni ha competenze minime nella lettura. Al Sud la situazione è ancora più preoccupante con una media del 27% dell’abbandono delle scuole superiori (Campania 29,9% e Sicilia 30,7%) e i ragazzi che hanno un basso livello di competenza nella lettura raggiunge il 25,2%.

Sono questi i dati impietosi rilevati da Censis e Ocse, secondo i quali questo è l’esito di percorsi scolastici accidentati, fatti di conflitti tra insegnanti e studenti, bocciature ripetute, entrate ed uscite dai cicli formativi, che spesso cominciano sin dai primi anni di scuola, ma si manifestano in maniera più evidente durante le superiori.

Un quadro che non può che farci riflettere su dove sta andando il nostro Paese, troppo preso a far politica e poco attento a ciò che sta accadendo nel sociale. Un’Italia che sta tutti i giorni facendo un passo indietro, soprattutto riguardo al senso civico e alla sensibilità culturale. Dobbiamo dirlo, una popolazione che abbassa il proprio livello culturale non fa che andare sempre più verso un abbassamento della propria qualità della vita. Non sono i soldi che creano ricchezza, ma è la preparazione scolastica e accademica a concedere opportunità di crescita sociale.

Ma come dare torto a migliaia di ragazzi che hanno perso qualsiasi speranza e illusione. Come possono andare avanti senza una ricarica telefonica, uno smartphone di ultima generazione, senza un capo griffato, senza moto, senza i soldi per fare le scommesse, giocare al poker on line o alle slot presenti ormai in ogni bar italiano. Come possono andare avanti senza un computer e un collegamento ad Internet per postare le loro gesta su facebook o su YouTube. La lettura e la scuola non regalano immediatamente questo. Allora conviene lasciare gli studi e animare il sottobosco del lavoro nero e/o peggio andare a gonfiare le forze della criminalità organizzata e non.

“Per favore non lasciatevi rubare la speranza!” sono state le parole rivolte ai giovani (e non solo) di Papa Francesco nell’omelia della Santa Messa della Domenica delle Palme, il quale ci sembra l’unico che ha chiaramente compreso dove stiamo andando, denunciando chiaramente il rischio che si corre a cedere allo scoraggiamento che la nostra attuale società sta vivendo.

C’è da dire anche che molte famiglie stanno conoscendo la povertà, non si trova un lavoro e non si hanno i soldi per mangiare. Come si fa a mantenere un figlio a scuola? Ahimè questa è una realtà che non può essere taciuta. Migliaia di famiglie oggi non possono che pensare solo a sopravvivere. Diventa assoluta la necessità per ogni componente della famiglia di darsi da fare, trovare qualsiasi espediente per poter mangiare. Anche al costo di contaminarsi con le mafie.

Anche questo è vero e certificato dai dati dell’Istat e del Censis, enti vicini alle istituzioni ma lontani anni luce dalla loro comprensione. Ci sembra quindi che sia arrivato il momento di darsi tutti una mossa e agire nel dare un segnale concreto affinché le cose cambino realmente. Dei “teatrini della politica” non abbiamo più che farcene. Della demagogia, delle false promesse, dell’incompetenza, dei giochi di potere non abbiamo più bisogno.

E’ palese che abbiamo un territorio italiano da bonificare, un enorme patrimonio culturale che attende di essere restaurato e valorizzato. Un complesso di palazzi pubblici che vanno ristrutturati e fatti produrre. Un’enorme quantità di eccellenze artigianali e industriali uniche al mondo che hanno bisogno di essere sostenute per sopravvivere. Perché è così difficile capire che quando c’è crisi bisogna investire nel sociale. La finanza ci  sta producendo solo guai.

E’ bene che la nostra attuale e competente classe politica prenda coscienza che siamo al punto di non ritorno (forse lo abbiamo anche superato), in cui bisogna fare qualcosa di concreto per il futuro della nostra Italia e del popolo italiano.

Saro Trovato


26 marzo 2013

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