Maturità 2026, all’orale non si valuterà solo “cosa sai” ma anche “chi sei”

8 Aprile 2026

La prova finale dell’esame cambia volto. Oltre allo stop alle "scene mute", per la prima volta le commissioni saranno chiamate in via ufficiale a pronunciarsi sul livello di crescita personale dei candidati. Un aspetto che peserà anche sul punteggio del diploma

Maturità 2026, all’orale non si valuterà solo cosa sai ma anche chi sei

“I giovani non sono vasi da riempire, ma fiaccole da accendere” affermava Plutarco. Una frase che sembra essere stata d’ispirazione per definire come sarà il colloquio orale della Maturità 2026.

C’è stato un tempo in cui l’Esame di Maturità era considerato esclusivamente il banco di prova del “sapere”. Un rito di passaggio dove a contare erano le date delle battaglie napoleoniche, la precisione dei teoremi matematici o la corretta traduzione di una versione di Seneca. Ma la scuola, per sua natura, non è un contenitore stagno di nozioni; è, o dovrebbe essere, un laboratorio di umanità. La Maturità 2026, ridisegnata dalla riforma del Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, sembra voler finalmente mettere nero su bianco questa verità: non conta solo “cosa sai”, ma soprattutto “chi sei”.

Maturità 2026: 5 punti per la crescita umana

La novità più rilevante, che segna un vero cambio di paradigma nel nostro sistema educativo, riguarda la valutazione della prova orale. Per la prima volta, le commissioni d’esame avranno il compito ufficiale di misurare il livello di maturazione personale del candidato. Non si tratta più di un’impressione soggettiva dei professori, ma di un punteggio reale inserito nella griglia di valutazione.

Secondo quanto riportato da Skuola.net, il “grado di maturazione personale, di autonomia e di responsabilità” potrà valere fino a 5 punti sui 20 totali assegnati al colloquio. In termini matematici, stiamo parlando di un quarto del peso dell’intera prova orale: una cifra tutt’altro che simbolica che può spostare l’ago della bilancia verso il voto finale desiderato.

La griglia ministeriale definisce cinque livelli di crescita: Livello I (fino a 1 punto) per chi mostra una maturazione molto parziale e autonomia incompleta; Livello III (3-3.50 punti) per lo studente che ha raggiunto un livello apprezzabile, dimostrando sicurezza nelle scelte personali; Livello V (5 punti) il massimo riconoscimento per chi gestisce responsabilità significative in modo “esemplare per gli altri”.

Il “Curriculum dello Studente” come diario di bordo

Ma come farà una commissione a valutare l’anima di un candidato in pochi minuti? Qui entra in gioco il Curriculum dello Studente, che diventa il vero protagonista del colloquio. Non è solo un elenco di competenze tecniche o risultati INVALSI; è lo spazio dove il maturando può raccontare chi è al di fuori delle mura scolastiche.

Il volontariato, i progetti di impegno civile, le esperienze extra-curriculari: tutto concorre a formare quell’auto-presentazione che aprirà l’orale. È una riflessione critica sul proprio percorso, una sorta di “prologo” di se stessi che trasforma l’esame in qualcosa di molto simile a un colloquio di lavoro o a un’intervista esistenziale.

Addio alle “scene mute” strategiche

In questo quadro di nuova responsabilità, non c’è più spazio per le scappatoie. La riforma del 2026 mette fine alla pratica della “scena muta” strategica. Negli anni passati, alcuni studenti arrivavano all’esame con crediti così alti da avere già la sufficienza garantita, scegliendo deliberatamente di non rispondere al colloquio come forma di protesta o semplice pigrizia.

Dal 2026, questo non sarà più possibile: l’esame sarà considerato valido solo se il candidato affronterà regolarmente ogni prova. Rifiutarsi di parlare significherà la bocciatura automatica. È un invito perentorio a metterci la faccia, a dimostrare che il diploma non è un pezzo di carta da collezionare, ma un traguardo da onorare con la presenza e il pensiero.

Un antipasto di vita adulta

La filosofia di fondo della nuova Maturità è chiara: la scuola deve smettere di essere un’isola felice (o infelice) separata dalla realtà. Il mondo universitario e quello del lavoro non chiedono solo “libretti universitari” immacolati, ma persone capaci di ragionare in autonomia, gestire lo stress e assumersi responsabilità.

Come in un grande romanzo di formazione, la Maturità 2026 ricorda ai nostri giovani che l’apprendimento non è un accumulo di nozioni, ma un processo di fioritura umana. Studiare Dante o la fisica non serve solo a passare un test, ma a fornire gli strumenti critici per diventare adulti consapevoli. In questo senso, quei 5 punti per la “maturazione personale” sono forse il riconoscimento più onesto che la scuola potesse dare ai suoi figli: il coraggio di essere se stessi, oltre i libri di testo.

Maturità 2026, scopri tutte le novità spiegate dal Ministro Valditara

© Riproduzione Riservata