Gite scolastiche, oltre 4 studenti su 10 resteranno a casa

31 Marzo 2026

Prof indisponibili, costi in aumento, indisciplina e ansia sociale le principali motivazioni. Mete italiane preferite a quelle estere: Firenze e Vienna vincono le rispettive classifiche.

Gite scolastiche, oltre 4 studenti su 10 resteranno a casa

Il viaggio d’istruzione è sempre stato molto più di una semplice parentesi didattica. Per generazioni di studenti, le gite scolastiche hanno rappresentato il primo vero assaggio di libertà, il momento in cui i legami tra i banchi si trasformavano in amicizie indissolubili tra i corridoi di un hotel o nelle piazze di una capitale europea. Eppure, oggi, quel rito di passaggio sembra scricchiolare sotto il peso di nuove ansie, costi crescenti e una burocrazia sempre più complessa.

Secondo l’ultimo Osservatorio Gite Scolastiche di Skuola.net, realizzato su un campione di 1.500 alunni delle scuole secondarie, il panorama del 2026 ci restituisce un’immagine agrodolce: se da un lato i volumi dei viaggi sono tornati ai livelli pre-pandemia , dall’altro oltre 4 studenti su 10 resteranno a casa.

Le barriere invisibili: tra portafoglio e ansia sociale

Organizzare una gita oggi è diventata una corsa a ostacoli. La motivazione principale che frena le partenze è legata ai costi elevati e alla mancata disponibilità dei docenti. Il budget medio per un viaggio d’istruzione è salito a circa 440 euro , con quasi la metà degli studenti che deve affrontare spese comprese tra i 200 e i 600 euro. Un aumento in linea con l’inflazione, certo, ma che per molte famiglie diventa insostenibile.

Ma c’è un dato che colpisce più degli altri, un segnale dei tempi che stiamo vivendo: il 6% degli studenti ha deciso di non partire per scelta personale. Tra questi, oltre la metà (52%) ha preferito rinunciare per evitare la convivenza forzata con i compagni. È lo spettro dell’ansia sociale, un retaggio dell’isolamento che sembra pesare sulle nuove generazioni più che in passato. Il viaggio, che dovrebbe essere inclusione, per alcuni diventa una fonte di stress da evitare.

Gite scolastiche e destinazioni del cuore: l’Italia resiste, l’estero avanza

Nonostante le difficoltà, chi parte cerca la bellezza. L’Italia resta la meta preferita dal 60% degli studenti, con le città d’arte a fare da padrone. Firenze è la regina indiscussa (13%), seguita da Roma (12%) e Napoli (11%). Tuttavia, il fascino dell’Europa cresce e attira il 40% dei viaggiatori. In questa classifica internazionale trionfano le capitali di lingua tedesca: Vienna è in cima alle preferenze (9%), seguita da Berlino (8%) e dalla storica Atene (8%).

Cosa guida queste scelte? Nonostante le ristrettezze economiche, la cultura resta il motore principale per il 68% dei ragazzi. Si viaggia per imparare, per vedere dal vivo ciò che si è studiato sui libri, anche se per 7 studenti su 10 il risparmio resta un criterio decisivo nella scelta finale.

Sicurezza e responsabilità: il peso sui docenti

Un aspetto cruciale che emerge dall’Osservatorio riguarda la figura del docente. Spesso criticati, i professori si trovano oggi a gestire responsabilità civili e penali enormi a fronte di indennità quasi nulle. Il 34% delle gite salta proprio perché nessun insegnante si rende disponibile ad accompagnare la classe.

La sicurezza è diventata una priorità assoluta, anche a seguito di tragici eventi recenti. Il Ministro dell’Istruzione Valditara ha imposto nuovi standard qualitativi: i pullman devono essere di ultima generazione, dotati di sistemi di frenata autonoma. “Tutta questa sicurezza ha un costo aggiuntivo per le famiglie”, spiega Daniele Grassucci, direttore di Skuola.net, “il che limita in parte la portata dei viaggi”.

Nuove forme di viaggio: dai treni alle crociere

Il modo di muoversi sta cambiando. Se il pullman resta il mezzo più usato (46%), perde terreno a favore dell’aereo (28%) e del treno (19%). Curioso il dato sulle vie del mare: il 5% degli studenti viaggerà in nave, e per molti di loro l’esperienza sarà una vera e propria crociera didattica.

In conclusione, la gita scolastica nel 2026 si conferma un’esperienza desiderata ma sempre più elitaria e complessa. Se da un lato le scuole cercano di allungare la durata dei viaggi (passata a una media di 4,06 giorni) per rendere l’esperienza più strutturata , dall’altro resta l’amaro in bocca per quel 44% di giovani che vedrà i propri compagni partire dal marciapiede della scuola. Recuperare il valore pedagogico del viaggio, rendendolo accessibile e meno gravato da ansie e burocrazia, resta la sfida principale per il futuro della nostra scuola.

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