Teatro in scatola

La storia di Elisabetta che ha aperto il primo teatro “in scatola” in un borgo della Lunigiana

Ci vuole coraggio a partire, ma ci vuole molto più coraggio a restare. Questa è la storia di Elisabetta Dini che ha aperto il primo teatro "in scatola" in un borgo toscano di appena 300 abitanti
teatro in scatola

Nel cuore della Lunigiana, in Toscana, esiste un piccolo borgo di appena 300 abitanti. Si chiama Monzone e qui, il 21 dicembre 2018, è nato il primo “teatro in scatola” d’Italia.
Sorto dalle ceneri della storica banca di Monzone, il “teatro in scatola” nasce dal coraggio di una giovane artista. Lei è Elisabetta Dini, ha 29 anni ed è una regista e attrice, con una laurea al DAMS di Firenze e oltre dieci spettacoli alle spalle tra cinema e teatro.

Il ritorno a Monzone

La sua storia comincia tre anni fa, quando Elisabetta, dopo aver trascorso diversi anni a Firenze, decide di far ritorno al suo paese natale. Incallita viaggiatrice, amante dell’arte e della cultura, Elisabetta è uno spirito libero. Ed è proprio in virtù di quel senso di libertà, di quella sua capacità di rompere gli schemi per creare nuovi mondi che nel 2016 fa la sua scelta: tornare a casa. «Troppe persone se ne stavano andando da Monzone – ci racconta Elisabetta – e io sentivo un richiamo sempre più forte». Come il ritorno di Ulisse alla sua Itaca, anche il viaggio di Elisabetta ha le sue insidie. Ad attenderla a Monzone non ci sono Scilla e Cariddi, né Ciclopi minacciosi, ma la mancanza di un lavoro e l’isolamento geografico del luogo la fanno scontrare immediatamente con una realtà statica e timorosa dei cambiamenti. Il teatro più vicino era a La Spezia a più di un’ora di macchina da Monzone. Stessa sorte toccava al cinema…

Le Officine T.O.K.

Come tutte le eroine che si rispettino, nelle sue peregrinazioni Elisabetta non è sola. Ines Cattabrida e Martina Vesco sono le sue compagne d’avventura e vengono, come lei, dal mondo dello spettacolo: la prima scenografa multimediale, la seconda artista visiva.
Insieme, decidono nel 2017 di avviare un’associazione culturale, “Le Officine T.O.K.”, acronimo di Teatro Officine Karabosse, nel tentativo di portare il teatro là dove non ce n’era neanche l’ombra.

La svolta

Nel gennaio 2017 il Comune di Fivizzano chiede alle nostre tre eroine di preparare uno spettacolo in previsione della Giornata della Memoria. Lo spettacolo ha un successo incredibile e riceve un’accoglienza calorosa da parte della comunità di Monzone. Lo spettacolo aveva non solo toccato gli animi degli abitanti di Monzone, rievocando il passato doloroso della sua comunità, ma aveva spalancato loro l’universo e la bellezza del teatro.

Nasce il “teatro in scatola”

Di lì a pochi giorni, una brutta sorpresa attende gli abitanti di Monzone: la banca del Paese ha chiuso i battenti per sempre. Un’altra attività che chiude, l’ennesimo segno di una vitalità destinata a morire. «Ogni volta che a Monzone chiude un negozio, o un’attività, un pezzetto del nostro cuore se ne va», racconta Elisabetta.

Ma è proprio dalle ceneri della banca che sorge il “teatro in scatola”. Quando Elisabetta entra per la prima volta in quello che diventerà il suo piccolo teatro, ci sono solo quattro pareti. Niente luce, né acqua, soltanto un bel pavimento liscio perfetto per gli spettacoli.

Me ne innamorai, uscì e dissi alle ragazze una frase che è diventata un po’ leggenda fra noi “Ho comprato la banca”

La rassegna tic tac

Nel giro di pochi mesi, nasceva “Spaccio culturale” e il sogno delle tre ragazze di Monzone si realizzava. «Inaugurammo il 21 dicembre 2018 – prosegue Elisabetta – e per aprire la nuova stagione teatrale pensammo alla rassegna “Tic Tac”».
Tic tac, proprio come il minuscolo e celebre pacchetto di mentine, che restituiva l’idea di uno spazio piccolo e protetto, che puoi sempre portare in tasca con te. Perché, in effetti, del teatro non ti liberi mai, neanche quando esci, ti assedia un po’ per sempre.

Tre iniziative per conquistare gli abitanti del borgo

«Abbiamo creato poi tanti piccoli appuntamenti per coinvolgere la comunità di Monzone», ci racconta Elisabetta. Ecco, quelli più seguiti dagli abitanti del borgo.

  1. Mercoledì del cinema: ogni mercoledì la proiezione di un film, con tanto di popcorn
  2. Waiting Sanremo: durante il periodo di Sanremo, ogni lunedì anziani, adulti e bambini si ritrovano al teatro in scatola per seguire insieme la diretta di Sanremo. Una vera e propria maratona che anima il cuore di Monzone fino alle 2 di notte.
  3. Made in Lunigiana: ai musicisti e attori non professionisti in cerca di uno spazio in cui esibirsi, “Spaccio Culturale” offre gratuitamente i suoi spazi. La rassegna nasce infatti con lo scopo di incoraggiare gli artisti locali a esprimere la propria arte.

L’appello di Libreriamo

Nonostante il successo della prima stagione teatrale, ad oggi il “teatro in scatola” non ha ancora trovato finanziamenti, implicando un notevole sforzo economico da parte di tutti gli attori e attrici di questo progetto. Ogni stagione di “Spaccio culturale” apre e chiude con uno spettacolo di sua produzione, ma vengono anche ospitati spettacoli da tutta Italia, dando vita a una vera e propria stagione teatrale.

Noi di Libreriamo, insieme alle tre ragazze di Monzone, lanciamo un appello a scrittori, artisti, intellettuali e a tutti i cittadini italiani. Raccontate questa storia, diffondetela, perché, come loro, sono molte le persone che con coraggio scelgono di “restare”, di abitare quei bellissimi e – spesso – dimenticati borghi del nostro Paese, portando arte, libri, musica e cultura. 

 

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