Dopo la prima serata di Sanremo 2026 è tra i primi cinque artisti della prima classifica provvisoria, senza ordine di piazzamento, frutto del voto della Giuria della Sala Stampa, Tv e Web. E’ tornata sul palco dell’Ariston Arisa, un’artista dall’animo sensibile e capace ogni volta di trasformare la propria vulnerabilità in un manifesto di forza.
A Sanremo 2026, la cantante lucana torna sul palco dell’Ariston con “Magica favola”, un brano che non è solo una canzone, ma una vera e propria cronologia dell’anima, un viaggio a ritroso che parte dalle bambole dell’infanzia per arrivare alla consapevolezza dei quarant’anni.
“Magica favola” di Arisa
A dieci anni insieme alle mie bambole giocavo con l’amore
A quattordici anni il primo bacio nelle mani avevo un fiore
Con l’adolescenza io ho capito che cos’era la passione
Che non c’entra con il cuore, si confonde col doloreSe finisse il mondo in questo istante fumerei una sigaretta
Metterei un vestito eccezionale sembrerei una principessa
Chiamerei mio padre solamente per ridirgli che mi mancaForse sono solo stanca
Fuori già si è fatta l’alba
C’era una volta l’oceano
Io navigavo con te
C’era la luna nel cielo
Una notte che non ho paura nemmeno di meA trent’anni tutti mi dicevano che bella la tua voce
A quaranta voglio solamente ritrovare un po’ di pace
Che mi piacerebbe ritornare tra le braccia di mia madre
Mentre un’altra stella cade
Nel romantico disordineC’era una volta l’oceano
Io navigavo con te
C’era la luna nel cielo
Una notte che non ho paura nemmeno di me
C’era una volta il mistero
Ti innamoravi di me
Non c’era il bianco né il nero
Ma l’arcobaleno più bello che c’èIo mi perdo tra le onde
Con il sole che piano si accende
E il passato diventa presente
La bambina ritorna innocente
Chiudi gli occhi amore
O ti presto gli occhiali da sole
Che per oggi la vita è una piccola magica favolaC’era una volta l’oceano
Io navigavo con te
Non c’è più bianco né nero
Ma l’arcobaleno più grande che c’è
C’è l’arcobaleno qui dentro di me
Arisa e le stagioni del cuore
Il brano, scritto insieme allo storico collaboratore Giuseppe Anastasi e ai Mamakass, si struttura come un diario personale. Ogni strofa è un gradino temporale: si parte con i 10 anni, il gioco innocente con le bambole, dove l’amore è ancora una proiezione fantastica, per poi passare ai 14 anni, scanditi dal primo bacio e dall’illusione del “fiore tra le mani”, simbolo di una delicatezza destinata a scontrarsi con la realtà.
L’adolescenza per Arisa corrisponde alla scoperta che la passione spesso “si confonde col dolore”, un passaggio cruciale che segna la fine dell’ingenuità. Arrivati i 30 e 40 anni è tempo di bilanci: se a trent’anni il mondo celebrava la sua “bella voce”, a quaranta Arisa confessa di cercare solo la pace.
Il “romantico disordine” e la bellezza dell’imperfezione
Uno dei concetti più forti del brano è quello del “romantico disordine”. Arisa canta la stanchezza di dover essere sempre “all’altezza” o “ordinata” secondo i canoni altrui. In questa “magica favola”, la cantante accetta il caos della propria vita, non più come un limite, ma come una condizione poetica.
Il desiderio di “ritornare tra le braccia di mia madre” non è una fuga infantile dalla realtà, ma quella che la psicologia definisce una regressione riparativa: il bisogno di ritrovare un nucleo di amore incondizionato per poter affrontare un presente che, a volte, toglie il fiato (“forse sono solo stanca / fuori già si è fatta l’alba”).
Il significato del testo di Arisa
Il brano culmina nel passaggio dal “nero” della paura e della sofferenza all’arcobaleno. Non si tratta di un ottimismo superficiale, ma di una conquista faticosa. Il ritornello “C’era una volta l’oceano / lo navigavo con te” suggerisce una solitudine che si trasforma in indipendenza: non ho più paura “nemmeno di me”.
“Magica favola” ci insegna che l’unico amore che può davvero salvarci è quello che nutriamo per la nostra parte più autentica, quella “bambina innocente” che sopravvive sotto le cicatrici dell’età adulta.
Arisa ci invita a chiudere gli occhi o a “prestare gli occhiali da sole” alla vita, perché a volte la realtà va guardata con un filtro di dolcezza per non restarne abbagliati o feriti. È una canzone di riconciliazione: con il tempo che passa, con il proprio corpo e con i propri errori. Una favola moderna dove la principessa non aspetta di essere salvata, ma si mette un “vestito eccezionale” e decide di salvarsi da sola.
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