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Tra sogno e realtà, perché il finale di “La La land” è un capolavoro

Ecco perché, a nostro avviso, il finale di La La Land può essere considerato un capolavoro del cinema mondiale

Scritto e diretto da Damien Chazelle, il musical “La La Land” racconta la storia d’amore fra un’aspirante attrice, Mia, e un musicista jazz, Sebastian. Candidato a 14 Premi Oscar nel 2017, eguagliando soltanto “Eva contro Eva” e “Titanic”, “La La land” è un omaggio a Hollywood, alla Los Angeles dove sogni e realtà si mescolano fino a diventare indistinguibili. Da qui, il nome di La La Land, la terra lontana ed evanescente, che vive dentro ognuno di noi e che prende forma nei dieci minuti finali del film.

Ecco perché, a nostro avviso, il finale di La La Land può essere considerato un capolavoro del cinema mondiale. 

Perché è un finale aperto

La vera arte non dà risposte univoche, non chiude le porte, non circoscrive confini, ma ci apre al mondo e al pluralismo delle sue voci, a tutti gli universi possibili. È proprio quello che ci regala il finale di La La Land, la possibilità del “se”, di vivere e viaggiare su piani distanti, ma paralleli. Negli ultimi dieci minuti del film, a Mia e Sebastian è data la possibilità di rimescolare le carte, di rivivere un finale diverso da quello che si sono scelti. Così, sulle note della loro canzone, inizia un viaggio nel tempo e nello spazio, dove gli spettatori sono catapultati in quel mondo possibile dove Mia e Sebastian hanno scelto di mettere l’amore davanti all’ambizione, dove niente si frappone fra i protagonisti e il loro lieto fine. 

Perché omaggia i vecchi musical di Hollywood

Quei dieci minuti finali del film possono essere considerati alla stregua di un cortometraggio. Un film nel film che prende vita da un gioco di specchi e rimandi, con riferimento ai grandi musical della storia del cinema: da Cenerentola a Parigi, quando Mia – come Audrey Hepburn – tiene in mano dei palloncini colorati davanti all’Arco di Trionfo, a Balla con me dove Fred Astaire ed Eleanor Powell ballano su un palcoscenico stellato, fino alle atmosfere sognanti del Moulin Rouge, quando Satine e Christian danzano sulle note di Your Song volteggiando nel cielo stellato di Parigi. 

Perché è delicato

Quando Mia e Sebastian si incontrano nuovamente dopo anni, anche noi abbiamo un tuffo al cuore. Ma, invece di esasperare la nostra emozione, Chazelle abbassa i riflettori e con delicatezza ci porta in una dimensione onirica, lieve e incantata. Dove le distanze si annullano, in una dimensione sospesa, che alterna allegria e romanticismo. Come solo i veri maestri sanno fare, l’emozione non è indotta, ma solo suggerita. Chazelle lo fa con sapienza e delicatezza, giocando con quelle luci blu notte, le scenografie oniriche e – ovviamente – la musica che ci chiama a sé per un viaggio nel mondo dei sentimenti, ma anche dell’incertezza. Dove la linea fra ciò che è stato e ciò che poteva essere svapora per lasciarci soli di fronte al fatto che non abbiamo bisogno di un lieto fine, che quanto di autentico scorre fra due persone va ben oltre un happy ending. È proprio questo che intravediamo in quell’ultimo sguardo di Mia e Sebastian. 

 

 

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