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Federico Fellini, i 10 migliori film per conoscere il grande regista

Federico Fellini è stato tra i più grandi nomi della regia italiana e internazionale. Ecco 10 film da vedere per conoscerlo

In occasione dell’anniversario del grande regista Federico Fellini, nato a Rimini il 20 gennaio del 1920 e morto a Roma il 31 ottobre del 1993, abbiamo pensato di proporvi i 10 migliori film da lui diretti per conoscere meglio questo regista, tra i più influenti nel panorama cinematografico italiano e internazionale. Il cinema di Federico Fellini, infatti, fu visionario e sognatore, capace di raccontare le realtà provinciali come pochi altri nel suo campo. Un cinema caratterizzato da volti e personaggi rimasti impressi nell’immaginario collettivo.

10 film per conoscere Federico Fellini

– I vitelloni, 1953

Incentrato sulle vicende di un gruppo di cinque giovani: l’intellettuale Leopoldo, il donnaiolo Fausto, il maturo Moraldo, l’infantile Alberto e l’inguaribile giocatore Riccardo, che, annoiati dalla vita di provincia e allergici a ogni forma di responsabilità. Tutti senza lavoro, si abbandonano all’ozio e al gioco a spese dei genitori. 

– Otto e mezzo, 1963

Guido Anselmi, un affermato regista di quarantatré anni, sta elaborando il suo prossimo film. Egli si trova a trascorrere un periodo di riposo in una stazione di cure termali. Guido cerca in quella località di coniugare i propri problemi fisici (stanchezza cardiaca) con quelli della produzione del film, ancora allo stato di preparazione. La quiete che vorrebbe è continuamente minata dalla presenza delle maestranze del film che soggiornano nel suo stesso albergo e che vedono in lui l’unico appoggio sicuro. Il film è uno dei capolavori di Fellini e, nel 1964, ottenne due Oscar.

– La dolce vita, 1960

Marcello Rubini è un giornalista specializzato in cronaca mondana, ma coltiva l’ambizione di diventare un romanziere. Il film lo segue attraverso una serie di episodi che offrono una rappresentazione di vari aspetti della vita apparentemente gratificante del jet-set della città, con i suoi riti, le sue nevrosi e i suoi drammi. Due elicotteri sorvolano la città: uno trasporta una statua del Cristo, mentre sull’altro si trova Marcello col fotoreporter Paparazzo. I due velivoli sorvolano a bassa quota una terrazza dove stanno prendendo il sole alcune ragazze in costume da bagno; i reporter tentano un approccio a distanza con le ragazze, che cercano di chiedere loro dove sia destinata la statua. Uno tra i film più celebri nella storia del cinema.

– Amarcord, 1973

La vicenda narra la vita che si svolge nell’antico borgo di Rimini da una primavera all’altra, nei primi anni Trenta. Un anno esatto di storia, dove si assiste ai miti, ai valori e al quotidiano di quel tempo attraverso gli abitanti della provinciale cittadina: la provocante parrucchiera Gradisca, la ninfomane Volpina, una tabaccaia formosa, un ampolloso avvocato dalla facile retorica, un emiro dalle trenta concubine, il matto Giudizio e un motociclista esibizionista. Tutti loro interagiscono col folklore delle feste paesane, le adunate del sabato fascista, attendono al chiaro di luna il passaggio del transatlantico Rex e la famosa gara automobilistica delle Mille Miglia.

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– Le notti di Cabiria, 1957

Maria Ceccarelli è una prostituta di Acilia che si fa chiamare Cabiria e vive in una casupola nei pressi della via Ostiense. Un giorno, mentre passeggia con Giorgio, colui che ritiene il suo compagno, questi la getta nel fiume per rubarle la borsetta. Salvata a malapena, Cabiria se ne torna a casa, ancora incredula dell’accaduto. Qui una collega, Wanda, le apre gli occhi sulla natura della sua relazione, portandola a distruggere tutte le cose dell’uomo che tiene in casa. Cabiria incontra casualmente l’attore Alberto Lazzari, che è appena stato scaricato dalla sua fidanzata. Alberto, per rivalsa nei confronti della donna, fa salire Cabiria sulla sua decappottabile, e la porta prima in un locale notturno, poi a casa sua. 

– La strada, 1954

Gelsomina è una ragazza fragile e presumibilmente con una lieve disabilità mentale che vive in condizioni di estrema povertà con la madre vedova e i suoi fratelli minori. Un giorno in paese arriva Zampanò, un rozzo saltimbanco che per guadagnarsi da vivere porta in giro i suoi improbabili spettacoli attraverso le lande più povere di una nazione, l’Italia, ancora contadina ed ingenua. L’uomo aveva già preso con sé Rosa, sorella di Gelsomina che però era morta improvvisamente; su richiesta dell’uomo la madre vende anche la seconda figlia per guadagnare una minima somma di denaro. Gelsomina segue così Zampanò, che le insegna a suonare la tromba e la fa partecipare come banditrice ai suoi spettacoli. Federico Fellini vinse l’Oscar nel 1957.

– La città delle donne, 1980

Marcello Snàporaz è un uomo maturo ed incauto il quale, durante un tragitto in treno, ha un fugace flirt con una misteriosa signora, che decide di seguire, scendendo alla fermata di un’irreale stazione in mezzo alla campagna. Seguendo la sconosciuta, Marcello Snàporaz si ritrova in un albergo, nel bel mezzo di un tumultuoso congresso di femministe che parlano per slogan e formule preconfezionate, procedono su temi frusti e rivendicazioni scontate che, tuttavia, il protagonista non riesce a comprendere. L’atteggiamento ostile delle astanti consiglia Marcello Snàporaz a una fuga precipitosa e, aiutato da una delle femministe presenti e da una inserviente, riesce a uscire dall’albergo.

– Lo sceicco bianco, 1952

Due sposini, Ivan e Wanda, vengono a Roma dalla loro Altovilla Marittima a trascorrere il viaggio di nozze. Lui conta soprattutto di fare una buona impressione allo zio residente in città, grazie alla cui influenza spera di fare carriera; a questo scopo ha organizzato una serie di visite, fra cui un’udienza papale, insieme alla famiglia dello zio. Wanda invece, all’insaputa del marito, spera che a Roma potrà finalmente realizzare il suo sogno: fare la conoscenza con l’eroe del suo fotoromanzo preferito, lo “sceicco bianco”. Arrivati in mattinata dal paese e sistemati in albergo, Wanda, col pretesto di fare il bagno, si allontana di nascosto verso la casa di produzione del fotoromanzo.

– Il Casanova di Federico Fellini, 1976

A Venezia si celebra, in presenza del doge, l’apertura del carnevale con il volo dell’angelo e il tentativo di far emergere dal Canal Grande una gigantesca effigie del capo della dea Luna. L’operazione fallisce con la caduta del busto nell’acqua, segno di cattivo auspicio. Al di fuori del tripudio carnevalesco, Giacomo Casanova riceve una lettera con l’invito di suor Maddalena a recarsi presso la villetta dell’ambasciatore francese a Venezia all’interno della quale i due amanti si esibiscono in una sorta di danza rituale caratterizzata da una coreografia abbastanza complessa fino ad arrivare all’amplesso vero e proprio, molto simile ad un esercizio ginnico.

– Roma, 1972

Il film è un ritratto brioso e visionario di Roma, attraverso i ricordi di un giovane provinciale che arriva alla stazione Termini poco prima della seconda guerra mondiale. Roma come realtà composita, inesauribile e contraddittoria, qui rappresentata mediante una serie di quadri e personaggi eterogenei, dal defilé di abiti ecclesiastici alla ricostruzione delle case chiuse, dagli scontri con la polizia all’ingorgo notturno sul Grande Raccordo Anulare; mentre lo stile passa dal lirismo alla satira, dalla nostalgia alla truculenza senza soluzione di continuità.

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