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Canzone d'Autore

“Acrobati” di Daniele Silvestri, disobbedire alla gravità

Il 18 agosto Daniele Silvestri compie gli anni. Per l'occasione, vi proponiamo "Acrobati", un bellissimo testo del cantautore uscito nel 2016 con l'omonimo album.

In occasione del compleanno di Daniele Silvestri, noto e apprezzato cantautore romano attivo dal 1994, condividiamo con voi quello che a nostro parere è uno dei suoi testi più belli, “Acrobati”. La canzone, contenuta nell’omonimo album uscito nel 2016, parla di ognuno di noi, del nostro equilibrio, del nostro rapporto con il mondo che abitiamo. Un testo di rara profondità, che indaga il nostro modo di vedere e vivere la vita.

Acrobati di Daniele Silvestri

20 anni60, 13 (comunque arriverà)Eh sì, è quella roba lì purtroppoQuella cosa lì veramentePerché c’è anarchiaO c’avevo vent’anni anch’io papàNel senso c’è, c’è chi ha fatto tutto primaPer cui a un certo punto fa pace
Non è che è bello invecchiare, non è bello per nessunoPerò fai pace con una certa cosaPer cui secondo me sarà peggio ma non perché lo sto dicendo anche a voiProprio perché lo pensoNon ci farà pace, anzi tranquillizzerà la giovinezza
Visto dall’oblò di questo aereoIl mondo sembra bene organizzatoDell’uomo cogli l’operato serioIl tratto netto, duro ed ordinato
Reticoli di campi cesellatiDi cui non percepisci mai l’arsuraE specchi d’acqua poi, come diamantiQuell’uomo ha regalato alla natura
Forse per darle una strutturaPer darle una strutturaLe strade che si inseguono impossibiliDei popoli raccontano il camminoAggirano i più straordinari ostacoliO basta non guardarle da vicino
E noi che siamo in mezzo a queste ali impavideNon siamo niente o siamo tuttoLasciarci trasportare è stato facileMa adesso ritornare giù non sembrerebbe giusto
Dovremmo resistereDovremmo insistereE starcene ancora suSe fosse possibileToccando le nuvoleO vivere altissimiCome due acrobatiSospesi
Non guardare giù, non so se c’è la reteIl mondo da quassù sembra lontano e inveceInvece è un attimo e lo saiRifinirci dentro
E devo stare attentoA non sbagliare ancoraA non sbagliare ancoraA non sbagliare ancora(A stare sospesi)
E c’è una strada sottilissimaChe non riesco più a vedereSe continui ad aggrapparti rischiamo di cadereDi cadere oppure fingere un’altra acrobaziaQuestione di equilibrioE l’equilibrio è una filosofia
Dovremmo resistereDovremmo insistereE starcene ancora suSe fosse possibileToccando le nuvoleO vivere altissimiCome due acrobatiSospesi
Il tempoNon passaRallentaSi fermaÈ il ventoChe contaChe canta
Disobbedire alla gravitàNon credo che sia graveNon credo che sia graveNon puoi chiamarla libertàFinchè non rischi di cadere
Non rischi di cadere dall’altoC’è sempre qualcuno che guardaGuarda
 

“Disobbedire alla gravità”

In un’intervista rilasciata in occasione dell’uscita di “Acrobati”, Daniele Silvestri ha parlato del concetto espresso in quest’album, quello di “disobbedire alla gravità”: 

“Il concetto di disobbedire alla gravità, che canto in Acrobati, è un omaggio a Philippe Petit, giocoliere e funambolo francese che compare anche sulla copertina dell’album. Questo artista racconta la sua scelta di vita come forma di disobbedienza alla gravità definendola un crimine artistico: quest’idea di ribellione mi piace. Il fatto di compiere azioni senza protezione ha in sé qualcosa che nobilita la scelta ed è un atto che cattura l’attenzione e lo sguardo. Anche il mestiere di musicista, secondo me, deve un po’ fare questo: attirare un’attenzione incantata”.

E ancora, a proposito dell’osservazione da una prospettiva esterna: 

“Siccome quello che mi appassiona è l’essere umano, che è fonte di curiosità in grado di scatenare rabbia o amore, io ho bisogno di andare in alto per percepirne il alto più bello. Visto da vicino, dell’uomo si vedono maggiormente nefandezze, errori e brutture. Bisogna elevarsi per guardare anche le cose più dolorose da lontano, staccarsi dal presente per riuscire a vedere ciò che sta prima e magari progettare futuro, anche come collettività. Questo non significa tanto aspirare a volare, ma è solo sollevarsi per vedere ciò che sta al di sotto, non allontanarsi fino a non vederlo più: voglio continuare a vedere il mondo”.

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