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Il personaggio

Perché il concetto di libertà di Benedetto Croce è valido ancora oggi

Soprannominato “il filosofo della libertà”, con il suo pensiero Croce fu uno dei più importanti filosofi del XX secolo

Nella giornata di oggi ricordiamo il filosofo e storico Benedetto Croce, nato a Pescasseroli il 25 Febbraio 1866 e morto a Napoli il 20 Novembre 1952. Figura fondamentale per la cultura italiana, sviluppò l’idea di libertà come essenza dell’uomo e dello spirito.

Il concetto di libertà nella sua filosofia

Secondo Croce la libertà non poteva essere ridotta a semplice fatto storico o limitata a ideale pratico. La libertà filosofica è la forza vitale dello spirito umano che altrimenti non potrebbe esprimersi e svilupparsi. La libertà è dunque, secondo Benedetto Croce, l’essenza dell’uomo e non può esistere senza di lui. È inizio e fine dell’individuo ed è concepita come “libertà da”. Croce sviluppa concretamente questo suo concetto di libertà nel momento in cui il fascismo si esprime nella sua vera natura di totalitarismo e da qui deriva anche l’affermazione che la storia dell’umanità sia storia della lotta per la libertà. Un pensiero molto attuale quello elaborato da Croce, che ritroviamo in tutti quei paesi dove la libertà, in qualsiasi sua sfumatura, sia stata limitata. Un altro concetto vivo ancora oggi è l’ideale Europeo. L’unione Europea, infatti, non esisteva ancora quando Croce formulò il pensiero di un insieme di paesi sotto il segno della libertà e della democrazia.

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C’è chi mette in dubbio il futuro dell’ideale della libertà. Noi rispondiamo che essa ha più che un futuro: possiede l’eternità” – Benedetto Croce

La vita e la carriera

A diciassette anni perse i genitori e la sorella durante il terremoto di Casamicciola del 1883, che li colpì mentre erano in vacanza sull’isola di Ischia. Si trasferì a Roma dallo zio dove iniziò a studiare giurisprudenza, che presto abbandonò perché a catturare il suo interesse fu la filosofia. Seguì le lezioni di filosofia morale tenute da Labriola, ma non portò mai a termine il suo percorso universitario. Nel 1886 tornò a Napoli dove acquistò la casa del filosofo Giambattista Vico e continuò la sua formazione storico letteraria in autonomia. Nominato senatore nel 1910, nel 1920 diventò ministro dell’Istruzione insieme a Giolitti. Se inizialmente pose fiducia nel nuovo governo fascista, presto si ricredette e nel 1925 pubblicò il “Manifesto degli intellettuali antifascisti” in risposta al precedente Manifesto degli intellettuali fascisti di Giovanni Gentile.

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