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Narges Mohammadi, 15 frasi del Premio Nobel per la pace

Ecco le frasi di Narges Mohammadi, attivista iraniana, reclusa in carcere per la difesa dei diritti umani e delle donne nel suo Paese

Abbiamo deciso di condividere la lotta per la libertà di Narges Mohammadi attraverso le sue frasi più significative.

Frasi che entrano nel cuore e nell’anima di tutti noi. È inaccettabile che una donna sia reclusa per la lotta a favore dei propri diritti, di quelli di tutte le donne e dell’intera società iraniana.

L’attivista iraniana reclusa nel carcere di Evin

Narges Mohammadi è un’attivista iraniana per i diritti umani e vicepresidente del Defenders of Human Rights Center, guidato dal premio Nobel per la pace Shirin Ebadi.

Narges Mohammadi è nata a Zanjan il 21 aprile 1972. Sostenitrice della campagna contro la pena di morte è stata arrestata più volte.

Narges Mohammadi è detenuta nel famigerato carcere di massima sicurezza di Evin. Per ben 13 volte è stata arresta e condannata cinque volte ad un totale di 31 anni di carcere e 154 frustate.

Il 6 ottobre 2023 è stata insignita del Premio Nobel per la pace “per la sua battaglia contro l’oppressione delle donne in Iran e per promuovere diritti umani e libertà per tutti”

Ecco le frasi di Narges Mohammadi

Uccidere, imprigionare o negare i diritti di un essere umano non è un’ingiustizia contro una sola persona, ma incatena e uccide un’intera società.

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Sono solo parole ingannevoli che si fanno beffa della giustizia quando un sistema giudiziario detiene, condanna e punisce le persone in base alle opinioni distorte e malevole delle agenzie di sicurezza-militari e nega ai prigionieri i loro diritti legali.

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Senza università indipendenti dal controllo governativo, il processo naturale di acquisizione della conoscenza e di sviluppo del pensiero sarà ostacolato, se non reso impossibile.

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Continuerò a impegnarmi finché non raggiungeremo la pace, la tolleranza per una pluralità di opinioni e i diritti umani.

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Non sono senza speranza e non ho perso la motivazione. Non possiamo smettere di provarci. Spero ancora e credo profondamente che gli sforzi instancabili dei nostri attivisti della società civile alla fine daranno i loro frutti.

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I pensieri e i sogni non muoiono. La fede nella libertà e nella giustizia non perisce con l’imprigionamento, la tortura o persino la morte e la tirannia non prevale sulla libertà

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Contemplare questioni come il rapporto dialettico tra essere e divenire ha ispirato e rafforzato le mie convinzioni. Non state ascoltando le idee casuali di uno studente appassionato o di un prigioniero angosciato, ma riflessioni che affondano le radici nell’esperienza di una donna fisica che si dà il caso abbia anche difeso l’uguaglianza dei diritti umani, e che di conseguenza è stata sottoposta a minacce, privazioni, arresti, continui procedimenti giudiziari, e infine condannata a un totale di 23 anni di carcere, di cui 16 da scontare in base alle leggi vigenti in Iran. Il duro trattamento e l’eccessiva condanna a cui sono stata sottoposta non sono dovuti a una mia attività sotterranea violenta o terroristica, ma – come ammesso dai giudici di questo stesso sistema – alla mia insistenza sui diritti della società civile e sui diritti umani. Il mio caso, quindi, ritrae chiaramente le pratiche ingiuste, brutali e illegali della Repubblica islamica dell’Iran.

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Nella mia patria sono condannata e imprigionata per il crimine di difendere i diritti umani, di essere una femminista e di essere un’oppositrice della pena di morte. Ma la mia detenzione e la mia recente condanna a 16 anni non solo non mi hanno fatto provare alcun rimpianto, ma anzi hanno rafforzato più che mai le mie convinzioni e il mio impegno nella difesa dei diritti umani.

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La tirannia non si impone da sola nei paesi. Pertanto, quando una donna come me decide di infrangere le norme da loro dettate, deve subire il carcere e la separazione dai figli, come lezione intimidatoria per le altre donne.

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Ero piena di gioia quando studiavo la fisica quantistica all’università come mezzo per comprendere l’universo. Ma allo stesso tempo ero preoccupata per le condizioni di oppressione del mio Paese e per la tirannia subita dalle nostre università, dagli intellettuali e dai media. Come molti altri nelle nostre università, mi sono sentita in dovere di unirmi alla lotta per la libertà. Quello che viviamo è una tirannia pluridecennale, che non può tollerare la libertà di parola e di pensiero. In nome della religione, limita e punisce la scienza, l’intelletto e persino l’amore. Etichetta come una minaccia alla sicurezza nazionale e come tossico per la società tutto ciò che non è compatibile con i suoi interessi politici ed economici. Considera positivo punire le idee sgradite. Non tollera le differenze di opinione; risponde alla logica non con la logica, la discussione o il dialogo, ma con la soppressione. Per tirannia intendo un potere dominante che cerca di far prevalere una sola voce, quella di una minoranza dominante in Iran, senza alcun riguardo per il pluralismo della società. Per tirannia intendo una magistratura che ignora persino la Costituzione della Repubblica islamica e condanna intellettuali, scrittori, giornalisti e attivisti politici e civili a lunghe pene detentive, senza un giusto processo e senza un’udienza in tribunale. … Per tirannia intendo i detentori del potere che credono di essere al di sopra della legge e che ignorano la giustizia e le urgenti richieste della coscienza umana.

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Ho fiducia nel percorso che ho scelto, nelle azioni che ho intrapreso e nelle mie convinzioni. Sono determinata a fare dei diritti umani una realtà [in Iran] e non ho rimpianti. Se coloro che sostengono di diffondere la giustizia sono fermi nel loro giudizio contro di me, anch’io sono ferma nella mia fede e nelle mie convinzioni. Non cederò di fronte a punizioni tiranniche che limitano la mia libertà alle quattro mura della cella. Sopporterò questa prigionia, ma non l’accetterò mai come legittima, umana o morale, e farò sempre sentire la mia voce contro questa ingiustizia.

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La tirannia non si impone solo nella sfera politica. Questa tirannia utilizza ogni possibile leva a disposizione dello Stato per istituzionalizzare la discriminazione sulla base del genere, della sessualità, della religione, dell’etnia e dell’orientamento ideologico, in particolare contro le donne. Sostenendo il dominio patriarcale, redigendo e applicando leggi misogine e persino fabbricando una falsa cultura in contraddizione con le norme della società, priva le donne dei loro diritti umani e civili e cerca di impedire loro l’impegno sociale. Pertanto, quando una donna come me decide di infrangere le norme da loro dettate, deve subire il carcere e la separazione dai figli, come lezione intimidatoria per le altre donne.

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Come attivista civile, sono una delle migliaia di vittime di queste orribili torture. Sono giunta a questa conclusione: lo scopo della reclusione in isolamento è il lavaggio del cervello, in modo che i prigionieri, privati delle normali condizioni di vita, perdano le loro caratteristiche umane uniche, il loro pensiero e le loro idee, e la loro salute fisica e psicologica.

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Il nostro intento era quello di protestare contro alcuni piani dei membri del Parlamento che prendono di mira il corpo e la psiche delle donne. Piani come il “Piano per la protezione della virtù e deella prevenzione dal vizio” e il “Piano per la protezione della castità e dell’Hijab” contengono temi e vocaboli che possono essere abusati nella società iraniana e trasformati in scuse per la violenza.

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Come difensore dei diritti umani, come milioni di iraniani, odio la pena di morte; disprezzo la discriminazione e l’ingiustizia nei confronti delle donne; protesto contro l’incarcerazione e la tortura di attivisti per i diritti politici e civili in isolamento; e non resterò in silenzio di fronte alle violazioni dei diritti umani. Per istituzionalizzare i diritti umani e raggiungere la pace tra il popolo e lo Stato, sopporterò la mia privazione della libertà e dei diritti, anche se la separazione dai miei figli non è altro che la morte per me. Sono una donna e una madre e, con tutta la mia sensibilità femminile e materna, cerco un mondo libero dalla violenza e dall’ingiustizia, anche se ho subito ingiustizie e violenze decine di volte.

L’annuncio del Premio Nobel per la Pace 2023

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