Una frase di Italo Svevo sul valore che assume “l’ultima volta”

Tutti abbiamo provato questa sensazione: gustare di più un’esperienza quando sappiamo che non si ripeterà. Così nella citazione di Italo Svevo.

Una frase di Italo Svevo sul valore che assume l'ultima volta

Nel capitolo iniziale de La coscienza di Zeno, dedicato al vizio del fumo, Italo Svevo affida al suo protagonista una riflessione che è insieme ironica, lucida e profondamente rivelatrice:

«Penso che la sigaretta abbia un gusto più intenso quand’è l’ultima. Anche le altre hanno un loro gusto speciale, ma meno intenso. L’ultima acquista il suo sapore dal sentimento della vittoria su se stesso e la speranza di un prossimo futuro di forza e di salute. Le altre hanno la loro importanza perché accendendole si protesta la propria libertà e il futuro di forza e di salute permane, ma va un po’ più lontano».

In queste righe si condensa l’intero universo psicologico di Zeno Cosini: l’autoinganno, la razionalizzazione, l’illusione di controllo, la continua oscillazione tra volontà e debolezza.

Italo Svevo e il dottor S

Il tema dell’“ultima sigaretta” è uno dei motivi ricorrenti del romanzo. Zeno dichiara più volte di voler smettere di fumare, fissando date precise, caricando di solennità il momento dell’addio al vizio. Tuttavia, ogni “ultima” sigaretta è seguita da un’altra, che a sua volta diventa l’ultima, in una catena potenzialmente infinita. La promessa di smettere non è mai definitiva, ma sempre rinviata. Il tempo, nella logica di Zeno, è continuamente proiettato in avanti: la salute e la forza appartengono a un futuro che si allontana ogni volta che si accende una nuova sigaretta.

La frase iniziale — «la sigaretta ha un gusto più intenso quand’è l’ultima» — contiene già un paradosso. Il piacere non risiede tanto nella sostanza dell’atto, quanto nel significato simbolico che gli viene attribuito. L’ultima sigaretta non è solo tabacco acceso: è un rito, un gesto carico di intenzione morale. Il gusto si intensifica perché è accompagnato dal “sentimento della vittoria su se stesso”. Zeno non gode soltanto del fumo, ma della rappresentazione di sé come uomo capace di dominare il proprio vizio. L’ultima sigaretta diventa una celebrazione della volontà.

Tuttavia, questa vittoria è illusoria. Proprio nel momento in cui proclama la propria forza, Zeno sta cedendo al piacere della sigaretta. Il meccanismo psicologico è sottile: egli trasforma il cedimento in atto preparatorio alla rinuncia. L’ultima sigaretta è necessaria per smettere. In questo modo, il vizio si traveste da strumento di guarigione. È una forma di autoassoluzione: fumare diventa parte del processo per non fumare più.

Italo Svevo, influenzato dalla psicoanalisi freudiana, costruisce qui un perfetto esempio di razionalizzazione. Zeno giustifica il proprio comportamento attribuendogli un significato nobile. L’ultima sigaretta è carica di “speranza di un prossimo futuro di forza e di salute”. Il piacere presente si lega a un progetto di miglioramento futuro. Ma questo futuro è sempre differito. Ogni volta che si accende una sigaretta “non ultima”, la promessa di salute “permane, ma va un po’ più lontano”. La salute non viene negata, semplicemente spostata nel tempo.

In questa dinamica si coglie uno dei temi centrali del romanzo: l’incapacità di vivere nel presente. Zeno è costantemente proiettato in avanti, verso una versione migliore di sé che non arriva mai. Il futuro diventa un rifugio, un luogo mentale in cui collocare la propria redenzione. Nel frattempo, il presente resta dominato dall’inazione e dal vizio. La sua è una coscienza scissa, che si osserva, si giudica, si giustifica, ma raramente agisce in modo coerente.

Le “altre” sigarette, quelle che non sono l’ultima, hanno anch’esse un significato simbolico. Accenderle significa “protestare la propria libertà”. Qui emerge un altro nodo fondamentale: il rapporto tra libertà e dipendenza. Zeno si sente libero proprio nel momento in cui compie un atto che dimostra la sua schiavitù. Fumare diventa una rivendicazione di autonomia contro le imposizioni mediche, contro le aspettative sociali, contro l’idea stessa di dover smettere. È un gesto di ribellione, ma una ribellione paradossale, perché rafforza la dipendenza.

Svevo mette così in scena la contraddizione dell’uomo moderno, diviso tra desiderio di salute e attrazione per ciò che lo danneggia, tra disciplina e impulso, tra progetto e procrastinazione. Zeno non è un eroe tragico, ma un individuo comune, immerso nelle ambiguità della propria coscienza. La sua ironia, spesso sottile e autoindulgente, non cancella la verità della sua condizione: egli è consapevole del proprio autoinganno, ma non riesce a sottrarsene.

L’“ultima sigaretta” diventa allora una metafora più ampia. Non riguarda solo il fumo, ma ogni promessa di cambiamento che viene rimandata. Quante volte si decide di iniziare una nuova vita “da domani”? Quante volte si attribuisce un significato solenne a un gesto che in realtà prolunga l’inerzia? Italo Svevo coglie un tratto universale: la tendenza a trasformare la debolezza in racconto, a costruire una narrazione che renda accettabile la propria incoerenza.

Il linguaggio stesso del brano riflette questa ambivalenza. Zeno parla con apparente lucidità, analizza le proprie motivazioni, distingue tra il gusto intenso dell’ultima e quello meno intenso delle altre. Ma questa analisi, invece di condurlo alla guarigione, alimenta il circolo vizioso. La coscienza, lungi dall’essere uno strumento di liberazione, diventa complice del vizio. È una coscienza che giustifica, che spiega, che razionalizza.

L’ultima volta contestualizzata nel romanzo

Nel contesto del romanzo, questa riflessione si inserisce in una più ampia diagnosi dell’“inettitudine” del protagonista. Zeno è incapace di decisioni definitive. Ogni scelta è accompagnata da dubbi, ogni proposito da un’eccezione. L’ultima sigaretta non è mai davvero l’ultima perché la volontà non riesce a tradursi in atto coerente. Eppure, proprio questa fragilità rende il personaggio profondamente umano.

In conclusione, la citazione di Svevo non è solo un episodio ironico sul vizio del fumo, ma una penetrante analisi della psicologia moderna. L’intensità dell’ultima sigaretta non deriva dal tabacco, ma dall’illusione di controllo e dalla promessa di un futuro migliore. Tuttavia, quel futuro si allontana a ogni gesto, mentre il presente resta prigioniero delle proprie contraddizioni. Italo Svevo ci mostra che la vera battaglia non è contro la sigaretta, ma contro i meccanismi interiori che trasformano la debolezza in racconto consolatorio. E in questa lotta, come Zeno, spesso ci scopriamo meno vincitori di quanto vorremmo credere.