I versi di Giosuè Carducci con la loro curiosa dedica

29 Agosto 2025

Leggiamo assieme questi versi di Giosuè Carducci dedicati a una figura amata e odiata dai poeti di tutte le epoche e di tutti i paesi.

I versi di Giosuè Carducci con la loro curiosa dedica

I versi di Giosuè Carducci, tratti dalla poesia Alla rima, recitano:

«Ave, o rima! Con bell’arte
Su le carte
Te persegue il trovadore;
Ma tu brilli, tu scintilli,
Tu zampilli,
Su del popolo dal cuore.»

Questa breve ma intensa strofa è un inno alla rima, elemento fondante della poesia lirica e della tradizione letteraria. Carducci, con il suo linguaggio ricco di energia e musicalità, rende omaggio a ciò che dà ritmo, armonia e memoria al verso poetico, riconoscendole non soltanto un valore formale ma anche una funzione sociale e popolare. La rima, infatti, non è soltanto ornamento per la “carta” del poeta, ma soprattutto una vibrazione che nasce dal cuore del popolo, un elemento vitale che appartiene tanto agli artisti quanto alla collettività.

Giosuè Carducci e la sua dedica

Nell’invocazione iniziale, «Ave, o rima!», si coglie la solennità di un saluto che ha quasi il tono sacrale. La rima viene trattata come una presenza viva, come una musa che accompagna il poeta e gli offre ispirazione. Carducci distingue due piani fondamentali: da un lato, la rima perseguita dal “trovatore” con l’arte, lo studio, l’abilità tecnica; dall’altro, la rima che brilla e scintilla spontaneamente dal cuore del popolo.

Questa doppia dimensione è centrale nella concezione carducciana della poesia. Da professore e classicista, Carducci conosceva profondamente l’importanza della forma, dell’arte consapevole, delle regole metriche che guidano il verso. Ma, al tempo stesso, egli avvertiva la necessità di radicare la poesia nella vita e nelle tradizioni popolari, lontano da un formalismo sterile.

Il trovatore e la tradizione lirica

La figura del trovatore evoca immediatamente il mondo medievale, con i poeti provenzali che componevano liriche d’amore e di lode. Carducci, da grande cultore delle radici storiche della letteratura, riconosce ai trovatori un ruolo cruciale nella diffusione della rima e nel consolidamento della poesia volgare.

Tuttavia, pur riconoscendo l’importanza dell’arte raffinata, Carducci sottolinea come la rima non appartenga soltanto agli esperti di poesia, ma viva soprattutto nella voce del popolo. Il trovatore la “persegue su le carte”, ossia la ricerca e la struttura consapevolmente; ma il popolo la fa risuonare spontaneamente, nei canti, nelle nenie, nei proverbi, nei modi di dire.

Brillare, scintillare, zampillare: immagini di vitalità

I tre verbi scelti da Carducci – brilli, scintilli, zampilli – hanno una forza immaginifica straordinaria. La rima non è rappresentata come un artificio statico, bensì come qualcosa di vivo e dinamico, che emana luce e movimento. Essa brilla come un gioiello, scintilla come una fiamma, zampilla come una fonte d’acqua viva.

Queste immagini rimandano all’idea di una poesia che non è solo ornamento, ma energia vitale, capacità di illuminare e di scaturire naturalmente dalla vita quotidiana. La rima non è dunque un gioco accademico, bensì una forza primigenia, che accompagna l’uomo nei momenti solenni come in quelli più semplici.

La rima come voce del popolo

La conclusione della strofa è particolarmente significativa: «Su del popolo dal cuore.» Qui Carducci afferma con forza che la vera essenza della rima nasce dal cuore popolare. Non basta la ricerca del trovatore, non basta l’arte raffinata: la rima è autentica quando sgorga dalla collettività, dalle emozioni comuni, dalle tradizioni tramandate oralmente.

Si tratta di una visione che lega la poesia alla sua funzione sociale. La rima è ciò che permette al canto di essere ricordato, trasmesso, condiviso. Nella cultura orale, infatti, la rima è fondamentale perché consente la memorizzazione e la diffusione dei versi. Così essa diventa uno strumento di comunità, un elemento che unisce il singolo al gruppo.

Carducci tra classicismo e popolarità

L’omaggio alla rima riflette bene la posizione complessa di Giosuè Carducci all’interno della poesia italiana dell’Ottocento. Da un lato, egli era il campione del classicismo, il poeta che cercava ordine, misura e rigore formale. Dall’altro, era un uomo profondamente legato alla tradizione popolare, alla poesia che nasceva dalla vita quotidiana, alle voci collettive della sua terra.

In Alla rima, questa tensione si risolve nell’affermazione che la vera poesia non può essere soltanto esercizio tecnico, ma deve mantenere un legame vitale con il popolo. La rima, in quanto suono che ritorna, ritmo che si imprime nella memoria, rappresenta proprio quel ponte tra l’arte consapevole e la spontaneità collettiva.

La modernità del messaggio

Pur trattando un tema legato alla forma poetica, i versi di Giosuè Carducci hanno una sorprendente attualità. In un’epoca come la nostra, in cui la poesia rischia di apparire distante e riservata a pochi, Giosuè Carducci ricorda che la sua forza è invece nel cuore della gente. La rima, che ritorna anche nelle canzoni moderne, nelle filastrocche, nelle rime baciate dei bambini, è segno di una continuità che non si spegne.

In questo senso, il messaggio di Carducci può essere letto come un invito a non considerare la poesia un lusso per pochi, ma un linguaggio universale, capace di parlare a tutti.

Nei versi di Alla rima, Giosuè Carducci riesce a trasformare un tema apparentemente tecnico – la rima come elemento metrico – in un canto vitale e appassionato. Salutando la rima come una presenza viva, egli ne riconosce il duplice ruolo: raffinata creazione artistica dei poeti e spontanea espressione del popolo.

Il trovatore la insegue con arte, ma essa brilla e scintilla solo quando sgorga dal cuore collettivo. La poesia, in questa prospettiva, non è mai pura astrazione, ma energia condivisa, ritmo che unisce, parola che vibra nella memoria comune.

Così, Giosuè Carducci, pur restando ancorato alla tradizione classica, rivendica la vitalità popolare della poesia, trasformando la rima in simbolo di un legame eterno tra arte e vita, tra il poeta e la sua comunità.

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