Gabriel García Márquez è il padre del realismo magico, un genere che nelle sue opere raggiunge vette di inesplorata bellezza. Con il suo talento, “Gabo” ha contribuito ad attirare l’attenzione mondiale sulla letteratura latinoamericana, influenzando scrittori come Isabel Allende e Paulo Coelho.
Ma cosa può insegnarci sull’amore uno degli autori più apprezzati e amati al mondo? Scopriamolo attraverso alcune frasi tratte dai suoi libri, ma non prima di aver ripercorso i temi più ricorrenti nelle sue opere.
I temi principali nei libri di Gabriel Garcia Marquez
La sua produzione letteraria è ricca e varia (tra i tanti libri ricordiamo “Cent’anni di solitudine”, “L’amore ai tempi del colera”, “Memoria delle mie puttane tristi”), lo stile è inconfondibile: una prosa densa, malinconica e profondamente introspettiva.
Il tempo, inteso come erosione e ciclo, è uno dei temi più ridondanti nella produzione dell’autore: esso non è mai uno sfondo neutro per Márquez, ma un protagonista spietato. Quasi tutte le frasi che abbiamo selezionato menzionano il passare degli anni, facendo riferimento alla vecchiaia (vedi il confronto con il padre o il conteggio dei decenni) e all’idea che il tempo trasformi i sentimenti in vizi o abitudini.
Il tema della solitudine (che dà il titolo al suo capolavoro principale) emerge prepotentemente. Márquez suggerisce che è proprio attraverso l’isolamento o il dolore che l’essere umano trova la sua vera natura. Ad esempio, in una frase selezionata, la protagonista si “umanizza” proprio nella solitudine, mentre in un altro aforisma il sesso diventa un surrogato o una consolazione quando l’amore (o la compagnia dell’altro) non è sufficiente a colmare quel vuoto.
L’amore secondo Gabo
L’Amore per Gabriel García Márquez non è mai un sentimento semplice, lineare o puramente idilliaco, ma rappresenta una forza complessa. Dimentichiamoci l’amore romantico da cartolina. Le frasi che abbiamo selezionati ci consegnano alcune definizioni dell’amore, inteso come una forza che travolge e toglie la pace, qualcosa che va imparato e che è “la cosa più difficile al mondo”, un sentimento fine a se stesso, ovvero che ha un’origine e una meta, non un mezzo per ottenere altro.
Per Gabriel García Márquez, l’amore è una forza viscerale, spesso descritta con un linguaggio che ricorda più una malattia o una guerra che una favola. In “L’amore ai tempi del colera”, Márquez sovrappone deliberatamente i sintomi dell’innamoramento a quelli del colera. Il batticuore, la nausea e lo smarrimento di Florentino Ariza sono descritti come una patologia. L’amore è un’invasione del corpo, qualcosa che non si sceglie ma si subisce.
Márquez esplora spesso il divario tra la pulsione carnale e l’unione spirituale. Come vedremo in una delle citazioni selezionate, il sesso può essere una “consolazione”, un modo per colmare il vuoto quando l’amore non basta. È una forza che può essere brutale e “animale”, ma che può anche trasformarsi in una forma di estrema dolcezza col tempo.
Nonostante la sua natura selvaggia, Márquez sostiene che l’amore richieda una saggezza immensa. È un fine, non un mezzo: non serve a raggiungere la felicità, è la felicità stessa, pur con tutto il suo dolore.
Essere innamorati richiede secondo Gabo un apprendimento continuo: amarsi è la cosa più difficile al mondo perché richiede di accettare l’altro nel corso dei decenni, adattandosi ai cambiamenti della vecchiaia e della routine.
Il paradosso di Márquez è che l’amore e la solitudine sono due facce della stessa medaglia. In “Cent’anni di solitudine”, la tragedia della stirpe Buendía è proprio l’incapacità di amare davvero, che li condanna all’isolamento. L’amore complesso è l’unico antidoto alla solitudine, ma è un antidoto fragile e difficile da maneggiare.
10 frasi di Gabriel Garcia Marquez sull’amore
Per comprendere meglio l’amore secondo Gabo, abbiamo selezionato una serie di frasi che ben sintetizzano il suo modo di intendere i sentimenti e in generale la vita.
1. Non può piovere per tutta la vita.
Cent’anni di solitudine
2. La prima volta che si videro da soli […] lui la trascinò senza misericordia ad uno stato animale che la lasciò estenuata. Ci mise un po’ di tempo ad accorgersi che anche quella era una forma di dolcezza, e fu allora che perse la pace, e non viveva altro che per lui.
Cent’anni di solitudine
3. La necessità di sentirsi triste si andava trasformando in lei in un vizio a mano a mano che la devastavano gli anni. Si umanizzò nella solitudine.
Cent’anni di solitudine
4. Il mondo era così recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito.
Cent’anni di solitudine
5. Doveva insegnarle a pensare all’amore come a uno stato di grazia che non era un mezzo per nulla, bensì un’origine e un fine in sé.
L’amore ai tempi del colera
6. Un uomo sa quando sta diventando vecchio perché comincia ad assomigliare a suo padre.
L’amore ai tempi del colera
7. Nel corso degli anni entrambi arrivarono, seguendo vie diverse, alla conclusione saggia che non era possibile vivere altrimenti, né amarsi altrimenti: nulla a questo mondo era più difficile dell’amore.
L’amore ai tempi del colera
8. Si può essere innamorati di diverse persone per volta, e di tutte con lo stesso dolore, senza tradirne nessuna, il cuore ha più stanze di un bordello.
L’amore ai tempi del colera
9. Il sesso è la consolazione che si ha quando l’amore non basta.
Memorie delle mie puttane tristi
10. A partire da allora cominciai a misurare la vita non per anni ma per decenni. Quello dei cinquanta era stato decisivo perché avevo preso coscienza che quasi tutti erano più giovani di me. Quello dei sessanta era stato il più intenso per il sospetto che non avessi più tempo per sbagliarmi. Quello dei settanta era stato temibile per una certa eventualità che fosse l’ultimo.
Memoria delle mie puttane tristi
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