Spesso facciamo fatica ad accorgerci non solo delle piccole azioni quotidiani che danno un senso alla nostra esistenza, ma anche delle persone che ci circondano, con cui condividiamo le gioie e i dolori della vita. A rivelarci la loro importanza Gabriele D’Annunzio in una celebre citazione tratta dal suo libro “Il ferro”.
“Si vive per anni accanto a un essere umano, senza vederlo. Un giorno ecco che uno alza gli occhi e lo vede. In un attimo, non si sa il perché, non si sa come, qualcosa si rompe come una diga fra due acque. E due sorti si mescolano, si confondono, e precipitano”
L’invisibilità dell’abitudine secondo Gabriele D’Annunzio
Viviamo gran parte della nostra vita col “pilota automatico”. L’essere umano accanto a noi diventa parte dell’arredamento emotivo; pensiamo di conoscerlo solo perché ne conosciamo i ritmi, ma in realtà non lo stiamo vedendo.
L’atto di “guardare” veramente chi vive al nostro fianco da anni può rompere la narrazione che ci siamo fatti dell’altro. In quel momento, l’altro smette di essere una funzione (marito, moglie, amico) e torna a essere un individuo, con tutto ciò che ne consegue.
La metafora della diga è emblematica: suggerisce l’esistenza tra noi e gli altri esista di una barriera invisibile che protegge la nostra individualità. Quando crolla, non c’è più un “io” e un “tu” separati, ma un flusso unico che trascina entrambi. Questo può essere l’inizio di un legame indissolubile o di una catastrofe condivisa.
D’Annunzio sottolinea come ciò può succedere “in un attimo”, senza un perché logico. Ci ricorda che l’amore e la connessione profonda non sono quasi mai il risultato di un calcolo, ma di un evento improvviso che cambia la geografia della nostra anima.
L’importanza di chi ci sta vicino
Ci sono persone che incrociamo nella nostra vita e che non scegliamo: pensiamo ad esempio a colleghi di lavoro, vicini di casa. Poi ci sono quelle persone che abbiamo voluto insistentemente al nostro fianco, o che hanno fatto di tutto per avere noi vicino a loro: sono i nostri amici, i partner, persone con le quali i momenti belli della vita assumono un valore più grande; inoltre, grazie a loro le difficoltà e gli ostacoli che si incontrano lungo il nostro cammino sembrano essere meno duri da affrontare.
Purtroppo, capita di non accorgerci del loro valore, o di comprenderlo soltanto quando non sono al nostro fianco per un periodo ristretto o, nel peggiore dei casi, non fanno più parte della nostra vita. A quanti di noi è capitato di vivere per lungo tempo accanto a una persona senza vederla davvero?
Il poeta libanese Kahlil Gibran dichiarava in una delle sue poesie più celebri: “Quando vi separate dall’amico non rattristatevi: La sua assenza può chiarirvi ciò che in lui più amate, come allo scalatore la montagna è più chiara della pianura”. Sempre tesi a ideali lontani e irraggiungibili, fatichiamo a cogliere la bellezza delle persone importanti che abbiamo la fortuna ci circondano quotidianamente.
Immersi in una nebbia fitta che ci offusca la vista, siamo ciechi e distratti, incapaci di vedere davvero la persona che abbiamo davanti. Eppure, un giorno alziamo gli occhi, non si sa come né perché, ci racconta Gabriele D’Annunzio, e improvvisamente davanti a noi si spalanca un mondo, fino a quel momento nascosto, dunque invisibile.
Un’epifania, una rivelazione, in grado di scardinare le leggi del nostro piccolo universo e rifondare il nostro sguardo, cambiando per sempre la nostra vita: “In un attimo, non si sa il perché, non si sa come, qualcosa si rompe come una diga fra due acque. E due sorti si mescolano, si confondono, e precipitano”.
“Il ferro”, un dramma borghese
La citazione è tratta dal volume “Il ferro“, uscito nel 1913 contemporaneamente alla versione francese intitolata “Le chèvrefeuille“, un dramma moderno d’ambientazione borghese. Scritto in prosa da D’Annunzio, il testo di quest’opera si richiama al teatro naturalistico attraverso la messa in scena di un’ossessiva vendetta familiare, all’interno della quale sopravvivono tuttavia anche temi superomistici.