Nostro Sud, il Meridione nel dopoguerra raccontato attraverso la fotografia d’autore di Fosco Maraini

Raccontare per immagini il Meridione d'Italia dell'immediato dopoguerra, ancora radicalmente contadino ma nel quale già si intravedevano i primi segni di profondi cambiamenti, dandone una visione non nostalgica ma solare. Nasce con questo obiettivo ''Nostro Sud'', il libro fotografico realizzato da Fosco Maraini, uno dei pochissimi lasciati incompiuti nel corso della lunga attività professionale del fotografo, ma che rappresenta un episodio di grande importanza nella sua storia personale...

Cosimo Chiarelli, tra i curatori del volume fotografico, spiega come è nato e si è sviluppato il progetto di raccontare la società meridionale attraverso uno straordinario tour fotografico dei luoghi più affascinanti del Sud Italia

 

MILANO – Raccontare per immagini il Meridione d’Italia dell’immediato dopoguerra, ancora radicalmente contadino ma nel quale già si intravedevano i primi segni di profondi cambiamenti, dandone una visione non nostalgica ma solare. Nasce con questo obiettivo “Nostro Sud”, il libro fotografico realizzato da Fosco Maraini, uno dei pochissimi lasciati incompiuti nel corso della lunga attività professionale del fotografo, ma che rappresenta un episodio di grande importanza nella sua storia personale. Il volume presenta una selezione delle immagini più significative realizzate da Fosco Maraini durante il suo straordinario tour fotografico attraverso il “nostro Sud” e i suoi luoghi più affascinanti. Tra i curatori del progetto Dacia e Toni Maraini, Cosimo Chiarelli, Maurizio Bossi.

DOCUMENTARE COSTUMI, PAESAGGI E REALTA’ – Cosimo Chiarelli, storico della fotografia e ricercatore di dottorato presso il dipartimento di History and Civilization dell’ European University Institute (EUI), racconta l’importanza del volume per il percorso fotografico dell’autore. Nostro Sud rappresenta qualcosa di molto importante, anche se un po’ estraneo al percorso “orientalista” di Fosco Maraini, dovuto ai viaggi in Tibet e in Giappone che lo hanno portato ad essere riconosciuto come antropologo orientalista. Il progetto nasce nell’immediato dopoguerra, grazie all’incontro che Maraini ha con l’editore Diego Di Donato, appassionato conoscitore della realtà meridionale italiana. Insieme, decidono di percorrere a tappeto il meridione italiano, per documentare costumi, paesaggi, realtà, realizzando un progetto fotografico vastissimo per un solo libro.”

CULTURA FOTOGRAFICA – Lo storico della fotografia Chiarelli spiega la cultura fotografica dietro gli scatti di Maraini. “Il progetto rimane sostanzialmente incompiuto, e viene pubblicato parzialmente nel 1980 nel libro “Civiltà contadina”, che però non rispecchia lo spirito con il quale Maraini aveva scattato queste fotografie. Se si guarda alla qualità delle immagini raccolte da Maraini, c’è dietro tutta una cultura fotografica, molto diversa da quella che avevano i fotografi neorealisti dell’epoca. In Maraini c’è una ricerca formale, maturata all’inizio del suo percorso fotografico attraverso l’esperienza futurista e messa a confronto, durante i suoi soggiorni in Giappone, con la cultura orientale e con un tipo di estetica della leggerezza e del dettaglio espressivo.”

 

AMMIRAZIONE PER LA REALTA’ PRESENTE – Nel periodo in cui comincia il suo lavoro sul meridione italiano, Maraini si associa come fotografo al movimento fotografico de La Bussola, di cui fan parte i più raffinati fotografi italiani dell’epoca come Giuseppe Cavalli e Luigi Veronesi. Chiarelli spiega come la sua estetica molto diversa dai fotografi neorealisti di quegli anni. “Un contrasto anche con lo stesso Di Donato e Carlo Levi, coinvolti nel progetto Nostro Sud; essi avevano un’impostazione più parziale e uno sguardo sociologico diverso rispetto a Maraini, il quale ha una visione più solare, più formalista nel senso buono del termine.” Chiarelli spiega quindi quale lato del Meridione emerge attraverso gli scatti d’autore di Fosco Maraini. “Più che la realtà sociale datata in un certo periodo, emerge una realtà fuori dal tempo, scolpita in un certo senso nella realtà, in cui la società meridionale contadina dell’epoca si confronta con l’attualità che sta cambiando. Nelle fotografie di Maraini non c’è una nostalgia nei confronti del passato, ma un’ammirazione per la realtà presente.”

L’IMPORTANZA SOCIALE DELLA FOTOGRAFIA – Chiarelli sottolinea come la fotografia, nell’ambito della ricerca antropologica, abbia sempre avuto un valore profondo di testimonianza, soprattutto nei confronti delle culture che stanno scomparendo. “La fotografia ha questo potere di conservare alla memoria delle culture condannate alla trasformazione dalla civilizzazione e dal progresso e dalla modernità. Nel caso di Maraini, questo aspetto è meno presente, dovuto all’amore e alla conoscenza profonda della realtà meridionale, che gli permette di essere in sintonia con il cambiamento che sta avvenendo all’interno della società, senza questa forma nostalgica e di testimonianza di qualcosa che scompare. Ciò è molto evidente in numerose foto, attraverso questa forma di condivisione dello spirito e del sentimento della cultura locale.”

 

5 luglio 2012

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