Mario Giacomelli ad Aosta: un viaggio tra fotografia, memoria e poesia

9 Aprile 2026

L'esposizione “Oltre il visibile” raccoglie oltre 150 scatti e materiali d’archivio per restituire la complessità di un artista che ha fatto del bianco e nero uno strumento di introspezione psicologica.

Mario Giacomelli ad Aosta un viaggio tra fotografia, memoria e poesia

Un appuntamento imperdibile per approfondire le serie più iconiche del fotografo e il suo stile audace, riconosciuto oggi come un punto di riferimento imprescindibile per la fotografia internazionale. Parliamo della mostra “Mario Giacomelli. Oltre il visibile”, un’importante esposizione dedicata a uno dei più grandi protagonisti della fotografia italiana del Novecento, in programma ad  Aosta, presso gli spazi del Centro Saint Bénin.

Mario Giacomelli. Oltre il visibile

La mostra, visitabile fino al 13 settembre 2026, rappresenta uno degli appuntamenti culturali più rilevanti della stagione espositiva valdostana. L’iniziativa è promossa dall’Assessorato Istruzione, Cultura e Politiche identitarie della Regione autonoma Valle d’Aosta con l’obiettivo di offrire al pubblico un percorso approfondito all’interno dell’opera di Giacomelli, artista che ha contribuito in maniera decisiva a ridefinire il linguaggio fotografico del secondo dopoguerra.

Nel periodo in cui iniziò la sua attività, la fotografia stava progressivamente emancipandosi dal ruolo secondario rispetto alle arti tradizionali, conquistando una propria autonomia espressiva. In questo contesto, Giacomelli sviluppò fin dagli esordi uno stile radicalmente originale, caratterizzato da forti contrasti, composizioni audaci e una tensione poetica che rende immediatamente riconoscibili le sue immagini.

Il realismo magico fotografico

Le immagini di Giacomelli nascono spesso da situazioni concrete della vita quotidiana – ospizi, seminari, paesaggi agricoli, comunità rurali – ma superano il semplice documento realistico. Attraverso il suo linguaggio visivo, il fotografo trasformava la realtà in una dimensione simbolica e interiore, creando un universo fatto di memoria, emozione e visione poetica. Il suo lavoro viene spesso definito come una forma di “realismo magico” fotografico, capace di andare oltre il tradizionale neorealismo italiano e di introdurre una componente espressionista, intensa e profondamente personale.

La mostra, curata da Bartolomeo Pietromarchi e Katiuscia Biondi Giacomelli, propone in tale direzione un percorso espositivo che intende restituire la complessità e la ricchezza dell’opera dell’artista: l’allestimento evita una struttura cronologica tradizionale e preferisce invece creare connessioni tematiche e poetiche tra le immagini, seguendo una modalità narrativa particolarmente vicina allo stesso Giacomelli.

Il risultato è così un intreccio di rimandi visivi e concettuali che attraversano tutta la sua produzione, divisa nel percorso espositivo in tre sezioni principali con oltre 150 fotografie, tra stampe vintage, provini di stampa e materiali documentari. Accanto alle immagini, infatti, sono presenti anche manoscritti, appunti e poesie dell’artista, elementi che permettono di comprendere meglio il rapporto profondo tra la sua fotografia e la dimensione letteraria e poetica del suo pensiero.

Tra le serie più celebri presenti in mostra spicca il lavoro dedicato ai giovani seminaristi, “Io non ho mani che mi accarezzino il volto”, uno dei cicli più significativi della fotografia europea del Novecento. In queste immagini il bianco e nero appare intenso e drammatico, ma allo stesso tempo capace di esprimere una sorprendente delicatezza emotiva: le immagini raccontano infatti un equilibrio precario tra sogni, speranze e disillusioni, offrendo uno sguardo profondamente umano e universale.

“Mario Giacomelli. Oltre il visibile” si presenta quindi come un’occasione preziosa per riscoprire uno degli autori più intensi e originali della fotografia del Novecento, attraverso un viaggio visivo che intreccia arte, memoria e poesia.

Chi era Mario Giacomelli

Nato nel 1925 a Senigallia, nelle Marche, Giacomelli trascorse gran parte della sua vita nella città natale, dove gestiva la Tipografia Marchigiana, acquistata nel 1950. Fu proprio qui che maturò la sua passione per la fotografia, iniziata nel 1953 sotto la guida del fotografo Giuseppe Cavalli. Cavalli riconobbe subito nel giovane Giacomelli una personalità artistica forte e innovativa, destinata a lasciare un segno profondo nella storia della fotografia.

La carriera internazionale di Giacomelli ebbe una svolta decisiva negli anni Sessanta. Nel 1962 presentò mostre personali a Parigi e Barcellona, mentre nel 1964 fu l’unico fotografo italiano selezionato per la celebre mostra The Photographer’s Eye, organizzata al Museum of Modern Art dal grande curatore John Szarkowski. Da quel momento la sua reputazione internazionale crebbe costantemente e le sue opere entrarono nelle collezioni dei più importanti musei del mondo.

Negli anni successivi Giacomelli divenne un punto di riferimento per intere generazioni di fotografi italiani e internazionali. Ancora oggi il suo lavoro continua a influenzare artisti e studiosi della fotografia, grazie alla sua capacità di coniugare sperimentazione formale e profondità emotiva.

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