La fotografa Tiziana Blanco, “Una buona foto si crea innanzitutto nella nostra mente”

Abbiamo intervistato la fotografa siciliana responsabile di "Frammenti Urbani", progetto che vuole allenare la mente e lo sguardo a vedere particolari mai notati prima
La fotografa Tiziana Blanco,

MILANO – Una buona foto si crea innanzitutto nella nostra mente sarebbe opportuno pensare sempre prima di scattare, aver chiaro cosa stiamo cercando. E’ questo il segreto per una buona fotografia secondo Tiziana Blanco, fotografa siracusana responsabile del progetto “Frammenti Urbani“, un approccio mirato alla fotografia il cui obiettivo è quello di dare l’opportunità a tutti di poter creare in poco tempo degli scatti soddisfacenti, da realizzare indistintamente con fotocamera o smartphone. Abbiamo intervistato la fotografa per parlare della suo modo di intendere lo scatto autorale e per presentarci il progetto che vuole allenare la mente e lo sguardo a vedere di volta in volta particolari mai notati prima.

Come nasce il progetto Frammenti Urbani?

In una società in cui uno dei termini più diffusi è condividere, to share in inglese, il focus del mio progetto è proprio quello di condividere con i partecipanti al corso il mio amore per la fotografia, la tecnica acquisita in quasi 30 anni di professione, la passione per immagini ben riuscite, armoniose ed interessanti. Catturare insieme frammenti del reale, che siano statue, architetture, decorazioni, animali, fiori, paesaggi.

Quali angoli della città siracusana hai voluto cogliere attraverso i tuoi scatti?

Avendo il privilegio di vivere in una città splendida sotto molteplici punti di vista, da sempre mi diverto a coglierne i mille volti, i forti contrasti, uno fra tutti la palese diversità tra i quartieri ‘poveri’ della Graziella e della Giudecca (rispettivamente uno dei pescatori e l’altro ebraico) il vecchio cuore pulsante dell’isola di Ortigia, ed i palazzi nobiliari nei quali echeggiano ancora gli antichi sfarzi settecenteschi ed ottocenteschi, come i balli a Palazzo Beneventano del Bosco, uno fra tutti quello in onore di Orazio Nelson. Attraverso i miei scatti di Siracusa, forse inconsapevolmente, viene fuori un qualcosa che somiglia al mio personale desiderio della Sicilia. Il mio illustre concittadino Vittorini scriveva che ‘’più la città è bella e più la gente è bella, come se l’aria vi fosse più buona”. Mi piace crederci.

Perché hai scelto proprio Ortigia? Perché secondo te questi luoghi da sempre hanno affascinato artisti e scrittori?

La Sicilia è stata crocevia di molte civiltà che nei secoli hanno lasciato in eredità un patrimonio culturale e artistico, un concentrato di bellezza architettonica e paesaggistica, come pochi altri posti al mondo, se non addirittura nessuno. Armonia del bello e grandi sfondi panoramici fanno da cornice alla storia. Luce, profumi, colori, sensazioni, emozioni impareggiabili. In virtù di questo ogni provincia offre scenari paesaggistici suggestivi, siano essi montani o marinari, ognuno con le proprie peculiarità. Ortigia la scelgo ogni giorno perché è nella mia città, ma ho vissuto a Ragusa per dieci anni ed ho avuto modo di apprezzare anche Modica e Scicli, altri luoghi molto suggestivi. Ho realizzato reportage su Palermo e Messina e molte loro provincie. Scenari simili e diversissimi allo stesso tempo ma tutti tasselli dello stesso mosaico: la caleidoscopica Sicilia! Le passeggiate fotografiche per praticità stanno partendo da Siracusa, ma ci si sposterà anche a Ragusa Ibla, Modica, Noto, Palazzolo e Scicli. Nei centri storici di tutte queste città sembra che il tempo si sia fermato, in certi vicoli si viene avvolti in un’atmosfera magica, rarefatta, e ci si perde sospesi tra passato e presente, assopiti e cullati da odori e sensazioni uniche. A volte a ‘svegliarci’ ed a riportarci alla realtà è il battito d’ali di un colombo che vola da un cornicione all’altro, lo sventolare di una tenda che vien fuori da una finestra socchiusa o un gattino che ci fissa e ci passa accanto dandoci il benvenuto nel suo mondo…

Quali consigli puoi dare a coloro che vogliono approcciarsi alla fotografia paesaggistica?

E proprio perché una buona foto si crea innanzitutto nella nostra mente sarebbe opportuno pensare sempre prima di scattare, aver chiaro cosa stiamo cercando, capire cosa vogliamo esprimere e cosa no. Allenare la mente e lo sguardo a vedere di volta in volta particolari mai notati prima. Io mi impegno sempre a far raccontare per immagini un qualcosa, sotto forma di reportage, attraverso le varie sfaccettature, i frammenti di cui sopra, che una chiesa, una piazza o altro possono offrire. Un gioco di particolari, dettagli significativi ed immagini d’insieme che danno come risultato finale una sorta di piccolo film.

Come è cambiata la concezione di scatto fotografico negli ultimi anni, in particolare con l’avvento degli smartphone di ultima generazione?

Per quanto mi riguarda è cambiato ben poco, proprio per il discorso di prima che la foto nasce inizialmente nella nostra testa ed allora i vari ‘aggeggi’ siano fotocamere o smartphone diventano solo dei mezzi per arrivare dove vogliamo noi. Indubbiamente sussiste il discorso dell’immediatezza e della possibilità di condividere subito lo scatto via mail o sui social. Io lo uso tantissimo ed in certe situazioni non nascondo che è persino più utile di una macchina fotografica.

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