100 fotografie per ereditare il mondo: scatti tra memoria e futuro al Mudec

10 Aprile 2026

Al MUDEC di Milano, cento scatti raccontano due secoli di storia tra realtà e finzione, offrendo una bussola visiva per orientarsi nelle sfide e nell'eredità del presente.

100 fotografie per ereditare il mondo scatti tra memoria e futuro al Mudec

La fotografia intesa come linguaggio capace di custodire il mondo: uno strumento che conserva la memoria, racconta le trasformazioni, restituisce ferite e rinascite, e allo stesso tempo oscilla tra verità e finzione. E’ questo il nucleo della mostra “100 fotografie per ereditare il mondo”, in programma fino al 28 giugno 2026 al Mudec di Milano, nasce da un’idea curatoriale di Denis Curti, realizzata in collaborazione con Alessio Fusi e Alessandro Curti.

Prodotta da 24 ORE Cultura – Gruppo Il Sole 24 ORE e sostenuta da Zurich come main sponsor e da Turisanda1924, brand di Alpitour World, la mostra si inserisce nel percorso del MUDEC, confermandone la vocazione a essere uno spazio di dialogo e comprensione delle culture attraverso il linguaggio delle immagini

100 fotografie per ereditare il mondo

In questa prospettiva, la fotografia diventa sia espressione della contemporaneità sia archivio visivo dell’umanità. La mostra non si limita a presentare una selezione di capolavori, ma propone un vero e proprio percorso di riflessione sull’eredità culturale e visiva che le immagini ci consegnano. Il concetto di “ereditare il mondo” si traduce così in uno sguardo sul presente: un’epoca complessa, segnata da trasformazioni tecnologiche, crisi ambientali, conflitti, ridefinizioni identitarie e da una sovrabbondanza di immagini.

In questo contesto, la fotografia diventa uno strumento fondamentale per orientarsi, costruire consapevolezza e trovare una collocazione nella memoria collettiva. Le cento fotografie selezionate – numero scelto per delimitare un campo altrimenti sterminato – non rispondono a una gerarchia di valori storici, estetici o politici, ma vengono presentate come parti di un unico patrimonio condiviso. Ne emerge un viaggio nella storia dell’umanità attraverso lo sguardo fotografico, capace di osservare, conservare e trasformare la realtà.

Il percorso dell’esposizione

Il percorso espositivo si articola in sei sezioni e attraversa due secoli di storia della fotografia. Si parte dalla nascita della fotografia per alcuni collocabile nel 1826 quando Joseph Nicéphore Niépce realizza Vista dalla finestra a Le Cras oppure nel 1839 quando Luis Daguerre presenta il dagherrotipo all’Académie des Sciences di Parigi: nel giro di pochi anni si passa da immagini indistinte e sfocate a fotografie che assumono col procedere del tempo distinte e svariate funzioni ed interpretazioni.

Si parte così dalle prime sperimentazioni, come la lanterna magica per arrivare alla modernità, quando la fotografia supera il ruolo di semplice testimonianza del reale e diventa terreno di sperimentazione e invenzione grazie alle avanguardie del Novecento. In questo contesto si inseriscono figure fondamentali come Man Ray, Aleksandr Rodčenko, André Kertész, Henri Cartier-Bresson e Philippe Halsman, accanto alla ricerca poetica di Mario Giacomelli e alle provocazioni concettuali di Joan Fontcuberta.

Il racconto si amplia poi verso una fotografia intesa come memoria e testimonianza della storia contemporanea, come dimostrano, ad esempio, gli scatti di Joel Meyerowitz a Ground Zero, capaci di trasformare eventi epocali in memoria collettiva. Parallelamente, autori come Claude Cahun, Pierre Molinier e Robert Mapplethorpe utilizzano l’immagine come spazio di introspezione, trasformando la fotografia in un diario personale e simbolico.

La dimensione evocativa emerge invece nelle opere di artisti come Newsha Tavakolian, Sandy Skoglund, Nancy Burson, David LaChapelle e Mat Collishaw, che reinterpretano il reale attraverso la messa in scena, la finzione e l’immaginazione, dando vita a narrazioni visionarie e cariche di significato etico. Infine, la mostra si apre agli autori contemporanei, che affrontano in modo diretto i temi cruciali del XXI secolo: multiculturalità, identità di genere, migrazioni, conflitti, crisi ambientali e nuove forme di appartenenza.

Le opere di Ebrahim Noroozi, Carlos Ayest, Guillaume Bression, Gohar Dashti, Alba Zari e Carlos Idun-Tawiah restituiscono l’immagine di un presente instabile e interconnesso, in cui reale e dimensione post-digitale si intrecciano per immaginare nuove possibilità.

In copertina: Maryam Firuzi, Reading oh Teheran Streets (2017), Courtesy of Pier Luigi Gibelli, © Maryam Firuzi

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