Lettera di Vanessa Camilletti ad un amico di Raqqa

Lettera di Vanessa Camilletti ad un amico di Raqqa

Ciao amico mio,

Ti scrivo, anche se tu probabilmente non mi leggerai mai. Probabilmente fai parte delle 5.500 persone morte a seguito dei bombardamenti francesi; ma tu, chiaramente, non hai nessun ruolo in questo conflitto, così come non ne ho io, così come non ce l’avevano i cittadini parigini morti, né nessun altro civile morto in seguito ad attentati simili.

Ho letto persone che ti insultano, altre che ti difendono, ignare del fatto che, come sempre, la storia si ripete: le guerre riguardano sempre i potenti, i loro interessi economici e politici, e noi siamo solo uno strumento. Chi davvero causa le guerre, tutte, se ne sta seduto con il culo ben caldo e protetto; ora, è chiaro che nel mondo ci sia gente assolutamente malvagia, che fa delle cose inaudite e folli senza che ce ne sia ragione (e tra questi chiaramente i primi che mi vengono in mente sono i kamikaze), ma chi li gestisce è sempre qualcuno che se ne sta dietro le quinte, con la sicurezza di non morire per questo.

Ma ora torniamo a noi; tu, mio caro amico di Raqqa, eri solo una persona semplice ed umile, con dei figli, una moglie o un marito, probabilmente morti con te. Ed anche il nostro amico parigino, anche lui era un tipo buono, con abitudini diverse dalle tue, un po’ più simili alle mie: andava a fare la spesa in grossi centri commerciali, guardava la TV spesso, sapeva che esisteva l’ISIS ma non l’aveva mai vissuto in prima persona (anche se di certo era rimasto scosso dall’avvenimento di Charlie Hebdo, ma non credeva realmente che potesse riaccadere, o, perlomeno, non a lui). Poi, una sera, il nostro amico parigino ha deciso di andare con la sua fidanzata, con il suo fidanzato o con amici, a vedere un concerto. Guarda caso, in un posto che sta molto vicino alla sede del giornale in cui c’era già stato un attentato: di sicuro qualcuno, scherzando, gliel’avrà detto “Stai attento che ti ci fanno un altro attentato lì!”; e il nostro amico avrà senz’altro riso dopo questa battuta, perché si sa, queste sono cose che capitano, ma non a te. Non sapeva che il concerto sarebbe stata l’ultima cosa bella che avrebbe visto, prima dell’orrore.

Tu probabilmente ne eri più consapevole: ogni volta che baciavi tuo figlio, sapevi che avrebbe potuto essere l’ultima. Ma non si è mai realmente pronti alla morte: non lo eri neanche tu. E se solo io e te ci fossimo conosciuti davvero (purtroppo non ne abbiamo avuto il tempo), sono certa che saremmo andati d’accordo. Di sicuro non ne avremmo fatto una questione di religione, ma di anime: in fondo la nostra era uguale, È uguale.
Ed ora che sei lassù in cielo, amico mio, dal tuo Allah, o dal mio Dio (che sono certa rappresentino la stessa cosa, ovvero l’Amore Puro ed Incondizionato, che dovrebbe accomunarci tutti), salutami il nostro amico francese, e tutti gli altri nostri amici morti ingiustamente, solo per un capriccio insensato di qualcuno che, come ti ho già detto e come sicuramente saprai, il culo ce l’ha sempre ben caldo e protetto.

Ti voglio bene amico mio

© Riproduzione Riservata
Commenti