Lettera di Miriam Merlo al figlio

Lettera di Miriam Merlo al figlio

Carissimo Enrico,

vorrei utilizzare questa forma di comunicazione cosi antica per te e la tua generazione, ma cosi bella, calda, personale, dove anche la grafia trasmette gli stati d’animo che provo mentre ti penso e ti scrivo.

Scrivere per me questa lettera, è un piacer talmente immenso che la sensazione che provo è quella di un cuore che sta scoppiando di felicità. In un mondo frenetico dove si comunica solo con mezzi elettronici, voglio dedicare parte del mio tempo a te, la persona più cara e che amo al di sopra di tutto e di tutti.

Ho avuto la gioia di diventare madre a 40 anni, quando non me lo sarei mai aspettato. Da quella fredda notte di novembre, tra dolori, lamenti, dove la sofferenza sembrava non finisse mai, tutto ad un tratto quando ti senti morire, un tenue vagito ha rivoluzionato piacevolmente la mia esistenza. Dopo 9 mesi di sofferenze, paure per te e per me, ecco tu appari grigio/verde, piccolo, piccolissimo: il più bel bambino del mondo, il mio bambino. Ti ho amato ancor prima di vederti, ti ho amato per tutto il tempo che sei stato dentro di me, parte di me. Ricordo a distanza di 19 anni ogni momento della vita vissuta insieme: il ciuffo biondo al centro di una testolina pelata, il primo dentino, intravisto nel più bel sorriso mai ricevuto, i giorni e le notti accanto al tuo lettino dove tu piccolo e indifeso lottavi contro la malattia.

Ricordo i tuoi giorni all’asilo, che odiavi così tanto, ed io che mi allontanavo piangendo per il torto che ti stavo facendo.
Ti ricordi Enrico quella gara di biciclette alla quale hai partecipato? Avevi 6 anni e con la tua biciclettina pedalavi freneticamente per vincere la gara. Ma ad un tratto ti fermasti; ai margini della pista c’erano delle bellissime pratoline: “Ti ricordi Enrico?” Raccogliesti un mazzolino e anziché continuare la gara tornasti contromano, con un gran sorriso sulle labbra, a portare fiori alla tua mamma. Arrivasti ultimo alla corsa, ma ti diedero un trofeo per la tua tenerezza.

Sono passati 19 anni, tantissimi ricordi di te mi danno gioia. Ora sei uno splendido ragazzo che ha realizzato il mio più grande desiderio. Scrivi! Scrivi copioni e sceneggiature per la compagnia teatrale della quale fai parte. Quante notti ti vedo con la testa china mentre inventi storie, inventi personaggi. Ed io, orgogliosa, ti metto in silenzio per non disturbare, una tazza di latte caldo vicino al computer. Penso al giorno dopo all’università che ti aspetta, alle poche ore che ti restano per dormire, ma l’impegno, la volontà, la passione che ci metti mi rendono felice. Ho sempre amato scrivere e vedere questo mio desiderio realizzato in te mi appaga.

Sapessi come vorrei con questa lettera raggiungere il tuo cuore e farti capire tutto l’amore che provo. Tu sei il mio futuro, tu sei la continuazione della mia vita.
Enrico non cambiare mai, resta sempre te stesso: maturo, educato, altruista, divoratore di libri, scrittore appassionato, con tanta voglia di fare e di vivere.

Concludo questa lettera augurandoti che la tua vita possa essere felice come lo sono stata io in quella fredda notte del 5 novembre quando per la prima volta ho sentito il tuo vagito e ti ho preso tra le mie braccia.
Con tanto amore.

Mamma.

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