Lettera di Elena Vizzini

Lettera di Elena Vizzini

Cara nonna Maria,
l’altro giorno parlavo con un amico del fatto che,secondo i calcoli dello Stato Italiano, potro’ finalmente ritirarmi a vita privata con una pensione piu’ o meno da fame tra circa vent’anni, con la stessa età che avevi tu quando ci lasciasti svuotata e incosciente grazie a un intervento particolarmente accurato realizzato da parte del signor Alzheimer.

Questo piccolo episodio mi ha riportato alla consapevolezza del fatto che, se non mi occupo ora del mio futuro prossimo, anteriore o remoto, rischio di morire alla scrivania spuntando fatture, prospettiva che non mi entusiasma granchè, soprattutto considerando che anche mamma, tua figlia, è ridotta piu’ o meno nello stesso stato.
Questo signor Alzheimer, per qualche motivo oscuro, apprezza davvero i cervelli delle donne della mia famiglia : io veramente confido nei geni dell’altra parte del mio corredo genetico augurandomi di cuore che il mio, di cervello, gli faccia ribrezzo. Spero che questo signore sia leghista, in modo da sorprenderlo e schifarlo con la mia metà profondamente terrona, lasciandomi cosi’ in pace a morire di qualcos’altro, magari meno deprimente.

Quindi pensavo, nonna, a quale gran peccato sia il fatto che io non possa risuscitare la tua bella e grande casa rustica nella campagna friulana, aprendo il mio bed and breakfast eco chic ma non troppo, coltivando pomodori e carote e ammannendo ai turisti piattini di vera cucina italiana biologica e allegra.
Gli stranieri l’adorano proprio, adesso lo so per certo visto che vivo all’estero, e potrebbero davvero apprezzare proposte tipo che so, spaghetti non utilizzabili per l’affissione di manifesti in campagna elettorale, oppure un buon brasato al Barolo rigorosamente crème fraîche-free.
Quella casa purtroppo si è liquefatta nel pagare le spese della tua lungodegenza in un posto pulito e decoroso ma comunque orribile, e in ques’ottica devo stare ben attenta che la stessa cosa non accada al mio sogno, e che non sparisca soffocato dalla necessità di mettere insieme il pranzo con la cena, in una infinita passeggiata su una ruota da criceto, con la sola concessione di qualche minuscolo e raro divertissement qua e là, giusto per far finta che il rimanere in questa ruota un po’ mi piaccia.

Guardo la foto scattata secoli fa che mi ritrae bambina, ridente e senza un problema, seduta su un mucchio d’erba appena falciata e trasportata allegramente in carriola dal nonno, e mi sembra di sentire il calore di quelle estati bollenti e coloratissime e il pizzicare di quell’erba profumata sulle mie gambotte nude.

Senza essere troppo bucolica, romantica o inutilmente poco pratica, credo che se non comincio seriamente oggi a (ri)progettare il sogno, finiro’ per essere travolta da una delle tue proverbiali e epiche arrabbiature, ma soprattutto da una massa di rimpianti che potrebbero far ancora piu’ danni dell’opera del signore di cui parlavamo prima.

Quindi nonna, sai che faccio? Mando un agente immobiliare a valutare il mio bell’appartamento cittadino – che tanto non è davvero solo mio, ma anche della banca – e comincio a scambiarlo con un’alternativa felice, luminosa e colorata come quelle giornate di vacanza.
Tu pero’ stammi dietro e tiemmi il tempo.
Lo sai che tendo a distrarmi e a ricadere nelle mie cattive abitudini.

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