Lettera di Carlapiera Mambretti

Lettera di Carlapiera Mambretti

Mio caro,

tu lo sai meglio di me, l’hai detto tante volte. E’ andata com’è andata.

E a pensarci bene, non poteva andare diversamente.

Perché abbiamo sbagliato, io certamente ho sbagliato l’approccio.

Nessuno di noi, poi, ha avuto la forza, il coraggio, l’onestà di cambiare le cose e di riconoscere che stavamo sbagliando.
Forse, fra i due, tu eri quello più consapevole, e infatti ti allontanavi, per tornare regolarmente, senza nemmeno provare a imboccare una strada diversa da quella che stavamo percorrendo e che ci ha portato fino a qui, cioè a “nulla”.

Non che io non riconosca e non ricordi con nostalgia i momenti belli che sono stati tanti…
Ma c’è il male che li supera e non c’è più lo spazio per rimediare.

Senza contare l’ansia e il malessere che la tua presenza si porta dietro.
Una relazione che genera questa inquietudine, questo disagio, come può definirsi buona?

Il problema è che mi sono presentata con i documenti sbagliati.
Questa è stata la mia grande debolezza.

L’ho fatto senza volerlo veramente. Ma, in capo ad un anno, le contraddizioni del mio comportamento sono
esplose dentro di me come una bomba.

Non potevo più accettarmi in quel ruolo che mi ero scelta, ma che non era il mio. Un ruolo che non poteva corrispondere a ciò che veramente desideravo e che era giusto per me. Un errore che ho già fatto in passato. Solo che stavolta il dolore, grande, è servito a fare chiarezza.

Volevo essere amata, accettata, desiderata, compresa. E per ottenerlo sceglievo la strada che ritenevo più semplice. Il sesso. Per poi rimanerne prigioniera, senza per questo sentirmi amata, compresa, accettata. Così la mia solitudine restava, e faceva il paio con la tua.

Forse, se mi fossi presentata senza inganni, se avessi conosciuto la vera me, ti saresti innamorato di lei e il sesso sarebbe stata la naturale conseguenza. Ma è accaduto il contrario, e quando ti è venuto a mancare quello che ti avevo regalato a piene mani, ti sei sentito derubato e senza altro da dare.

Siamo stati come due naufraghi in mezzo al mare, che si aggrappano al pezzo di legno sbagliato.
Chissà se ce n’erano altri a cui aggrapparsi, e se saremmo riusciti a vederli.

Oggi abbiamo fatto la nostra scelta. Per quanto mi riguarda spero di aver scelto finalmente me stessa.
Ecco. Io credo di aver capito quanto mi era dato capire di noi, in questo nostro lungo addio…

E oggi siamo qui. Davanti al suo finale, in una baia senza vento.

Ti abbraccio.

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